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Segni Di Vita

03/10/2010 11:00

Cristiano Caliciotti

Recensione Film,

Segni Di Vita

"Nella sua ribellione aveva iniziato qualcosa di titanico visto che l’avversario era molto più forte di lui...

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"Nella sua ribellione aveva iniziato qualcosa di titanico visto che l’avversario era molto più forte di lui. Cosi aveva miseramente fallito, come tutti i suoi simili."


Segni di Vita è il primo lungometraggio di Werner Herzog, regista che non ha bisogno di esser presentato. Fu girato dopo 6 anni dal primo cortometraggio Herakles e fu girato nel 1968. Un anno che per Herzog non conta molto, almeno per quanto ne sappiamo, eppure questo suo film d’esordio, insieme ai successivi Fata Morgana e Anche I Nani Hanno Cominciato Da Piccoli, è la pellicola in cui la sfida all’ordine costituito raggiunge intensità tale da sfociare nella follia più completa, tale che non teme la solitudine nella rivolta e l’esito di certa sconfitta.


Il film narra la storia di tale Stroszek, assegnato a badare al deposito di munizioni di un paesino dopo un periodo in ospedale. Le giornate sul mare greco trascorrono tranquille: Stroszek e i suoi compagni (moglie e due amici) ingannano felicemente il tempo con i giochi più vari. Il nostro però, oppresso dalla routine, chiede incarichi più importanti e nel corso di uno di questi comincia a dar segni di squilibrio, folgorato intanto da una visione di mulini a vento di Don Chisciottesca memoria. E cosi una folle aspirazione di assoluto incomincia a dominarlo, folle davvero dato che rifiuta rabbioso una vita beata e oziosa con mogliettina e amici, un’aspirazione che siam dubbi se definire nobile pel titanismo che la pervade o sciocca dato che sul piatto della bilancia c’era davvero molto. È l’aspirazione di voler tutto, voler essere tutto che cozza con l’umana realtà di non essere tale e sconfina nella follia, nella sfida al Sole che si vuol bruciare, a tutte le forze marine del mediterraneo cui Stroszek dichiara guerra sprezzantemente. Son vette elevatissime, c’è odor di divina follia in questo film. Con le bellissime immagine del villaggio costiero accompagnate dalla suadente musica avviene la magia di sentire uno spirito ardente palpitare, ad un’intensità cento, mille volte più violenta di quella solita umana, tale che lo sconfino nella follia è obbligato ma, prima della sconfitta dovuta alla dimensione umana, un fuoco interiore grandissimo è esploso.


La pellicola grazie al magnifico finale è una delle più ardenti mai girati, Herzog riuscirà a rimanerle degno solo nei successivi Fata Morgana (un altro urlo di ribellione contro una creazione evidentemente fallimentare) e Anche I Nani Hanno Cominciato Da Piccoli (l’espressione degli abissi più oscuri cui la follia di rivolta e liberazione da ogni forma di ordinato essere e pensare può condurre). Pel resto la sua filmografia vede solo delle progressive rese alla realtà, con eroi man mano sempre più umani e meno folli e titanici, che non vogliono bruciare certo il sole (cfr. i film con Kinski) fino a sfociare nel genere documentaristico di Grizzly Man o Diamante Bianco, i miserissimi pronipoti di quell’anelito d’assoluto lanciato nel ‘68, un segno di vita, o meglio di vita a disumana intensità.



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