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I ragazzi stanno bene (2010), la recensione: Lisa Cholodenko e Stuart Blumberg firmano un’accattivante comme

29/11/2010 11:00

Tania Marrazzo

Recensione Film, film-lgbt,

I ragazzi stanno bene (2010), la recensione: Lisa Cholodenko e Stuart Blumberg firmano un’accattivante commedia indie

La regista e sceneggiatrice statunitense Lisa Cholodenko firma insieme a Stuart Blumberg un’accattivante commedia indipendente sulle “nuove famiglie”

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Nic (Annette Bening) e Jules (Julianne Moore), moglie e moglie, vivono in un accogliente appartamento nel Sud della California insieme ai loro due figli adolescenti Joni (Mia Wasikowska) e Laser (Josh Hutcherson), entrambi concepiti con l’inseminazione artificiale. Quando Joni raggiunge la maggiore età e si appresta ad andare al college il fratello quindicenne le confessa il desiderio di voler rintracciare il loro padre biologico. Inizialmente scettica la sorella si fa presto convincere e in breve tempo i due riescono ad incontrare Paul (Mark Ruffalo), quarantenne scapolo incallito impegnato nel settore della ristorazione, che da giovane aveva donato il suo sperma alla banca del seme. Affascinati dall’indipendenza e dallo stile di vita di Paul i due ragazzi iniziano a frequentarlo e inevitabilmente parlano dell’accaduto con le loro mamme che dopo varie discussioni decidono di conoscerlo. L’ingresso dell’uomo nella famiglia ne sconvolgerà presto l’equilibrio suscitando dubbi e incertezze soprattutto in Jules.

 

Dopo essere stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival riscuotendo un ottimo successo ed aver ricevuto il Teddy Award (premio assegnato ai film di interesse LGBT) alla 60a edizione del Festival del cinema di Berlino, I ragazzi stanno bene è approdato fuori concorso al Festival internazionale del film di Roma in coincidenza con l’attribuzione del Marc’Aurelio alla carriera all’attrice protagonista Julianne Moore.

 

 

La regista e sceneggiatrice statunitense Lisa Cholodenko firma insieme a Stuart Blumberg un’accattivante commedia indipendente sulle “nuove famiglie”, quelle con due padri o con due madri, sempre più un dato di fatto nel nuovo continente, cercando di mettere in luce ed esplicitare la reale ordinarietà di un tipo di ambiente domestico simile. Non c’è nulla di strano infatti per Joni e Laser nell’avere due figure materne che da sempre si sono impegnate affinché i loro figli crescessero nel migliore dei modi: i ragazzi non soffrono ne sono vittime di pregiudizi esterni, vivono tranquillamente una situazione familiare che appare assolutamente normale grazie al dialogo, all’affetto e al rapporto armonico che hanno con i genitori. Il merito principale della Cholodenko è quello di sfruttare una briosa e divertente leggerezza a vantaggio della storia, che non diventa mai superficialità, con la quale riesce ad affrontare la serietà della tematica a volte però con risvolti non chiaramente coerenti. Ad esempio il film si sofferma molto sulla crisi, lavorativa e soprattutto d’identità, attraversata dal personaggio di Jules che nel momento in cui inizia a provare attrazione per Paul sembra improvvisamente diventare eterosessuale, il che non si giustifica con il subentrare di un troppo riduttivo stato confusionale. Per altro alcuni elementi della storia, come il rapporto di Laser con il padre e il ruolo effettivo di quest’ultimo, seppur bene introdotti vengono lasciati infine un po’ in sospeso.

 

 

Ciononostante I ragazzi stanno bene si avvale di una struttura e di una verve comica funzionale, con tempi a gag efficaci arricchite da un’originale sceneggiatura. Ottime sono inoltre le performance degli attori, in primis la Moore e Annette Bening - calatissima nell’interpretazione della componente più tendenzialmente maschile della coppia lesbica - e non da meno è il rilassatissimo Mark Ruffalo perfetto bio genitore con un improvviso e inconsapevole desiderio di improvvisarsi padre. Non totalmente riuscita, la pellicola si distingue di certo per la modalità in cui tratta un argomento non troppo diffuso nel cinema mainstream e raramente affrontato con competenza e intelligenza.

 

 

 

 

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