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Nowhere Boy

09/12/2010 11:00

Francesca Casella

Recensione Film,

Nowhere Boy

Abbiamo atteso più di un anno per vederlo nelle sale e, finalmente, è arrivato (anche se in pochissime copie)...

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Abbiamo atteso più di un anno per vederlo nelle sale e, finalmente, è arrivato (anche se in pochissime copie). Nowhere Boy il film racconta la travagliata adolescenza di uno dei miti più amati e celebrati al mondo: John Lennon. Presentato in apertura alla 27° edizione del Torino Film Festival, il film è tratto dal libro Growing up with my brother John Lennon di Julia Beird (la sorellastra del cantante) e racconta una parte della vita semi-sconosciuta di John.


Siamo a Liverpool nel 1955. John Lennon ha 17 anni e vive con la zia Mimì (Kristin Scott Thomas). Una zia anacronisticamente classica e fortemente legata alle regole. Insomma, tutto ciò che John aborra. Ribelle ma desideroso di conoscere la sua “vera” famiglia, il cantante decide di incontrare sua madre, Julia: una donna frizzante e gioiosa dai capelli rossi che gli trasmette la sua passione per il rock’n’roll. Questo John che odia i suoi tondi occhialetti da vista, che ha un look alla teddy boy, con il ciuffo alla Elvis, che disegna caricature dei professori e risponde arrogante e pungente a tutti i suoi interlocutori si presenta già profandemente enigmatico ed affascinante. Eppure la figura della madre si presenta come un pretesto per tirare fuori la sensibilità di questo personaggio divertente e appassionato di musica. Dapprima fu il banjo, poi l’agognata chitarra. Poi furono i Quarryman (il primo gruppo musicale del cantante, con strumenti arrangiati), fino all’incontro con la sua anima gemella/rivale Paul McCartney e, infine, di George Harrison.


Questo biopic inizia con una corsa che ricorda terribilmente il primo film che vedeva i Beatles come protagonisti (Hard Day’s Night) e lo spettatore si ritrova a correre insieme a John che, prima di essere un musicista, era un adolescente come tanti; certo, con un destino decisamente grandioso ma anche tragico dietro l’angolo. Una nota di merito va alla regista Sam Taylor Wood che non trasforma questo biopic in un film eccessivamente lacrimevole (anche se la storia l’avrebbe potuta tentare) ma soprattutto all’interprete di John Lennon, Aaron Johnson (compagno della regista nonostante i quasi trent’anni di differenza) che imita movenze e tono di voce del cantante in maniera impressionante. Un film che, per i non-fan dei Beatles, potrebbe essere un buon pretesto per conoscere John Lennon e che, allo stesso tempo, non deluderà per niente gli ammiratori del cantautore di Liverpool.



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