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Hereafter

21/12/2010 12:00

Roberto Semprebene

Recensione Film,

Hereafter

Una potente ricostruzione dello tsunami che ha colpito le coste del sud-est asiatico nel 2004 fa da introduzione alla nuova fatica cinematografica di Clint East

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Una potente ricostruzione dello tsunami che ha colpito le coste del sud-est asiatico nel 2004 fa da introduzione alla nuova fatica cinematografica di Clint Eastwood, che con Hereafter si propone di raccontare la solitudine e il senso di abbandono, ma anche le speranze, di quanti hanno perso una persona amata e non intendono rassegnarsi all’ineluttabile.


Marie (Cécile de France) è una giornalista francese coinvolta nel dramma dello tsunami, durante il quale si ritrova in bilico fra la vita e la morte e sperimenta un contatto con quello che crede essere l’Aldilà; a Londra, i gemellini Marcus e Jason vivono una difficile realtà familiare, facendosi forza l’uno con l’altro, fino a quando un incidente non sconvolgerà la loro esistenza; a San Francisco George lavora in una fabbrica dopo aver rinunciato a sfruttare economicamente il proprio dono, quello di entrare in contatto con i defunti. Il destino vorrà che questi personaggi si incrocino, trovando nei reciproci incontri, se non le risposte alle proprie domande, una nuova speranza di vivere al meglio la loro vita terrena. Interessante il modo in cui Eastwood cala gli eventi fra il 2004 e il 2005, senza mai esplicitarlo, ma rendendolo evidente attraverso i riferimenti ad eventi contemporanei come lo tsunami e gli attentati di Londra e la loro influenza sull’evoluzione della trama, riuscendo a dare il senso di una tragedia collettiva attraverso la percezione del singolo protagonista.


Tema da sempre caro a Eastwood, il rapporto con la morte e ciò che potrebbe esserci dopo essa diventa il fulcro attorno al quale ruotano tutti i grandi topoi della cinematografia del regista californiano, che in questo film riflette sulla condizione umana con la solita, grande sensibilità. Senza pretendere di offrire risposte, Eastwood dà forma di racconto ad un sentire comune dell’essere umano, che sembra trovare ovunque, dall’Indonesia alla Svizzera, passando per Londra, Parigi e San Francisco, risposte analoghe a prescindere dalle culture di appartenenza. Cosa sia la morte e cosa ci aspetta dopo è la domanda delle domande, cui ognuno cerca di dare la propria risposta, ma è anche una sorta di invalicabile tabù, una questione politica la cui natura Eastwood non ha paura di denunciare, con attacchi più o meno velati a religioni organizzate, truffatori e istituzioni di ogni natura.


Come sempre, il regista si dimostra capace di dirigere con grande abilità i propri attori, ottenendo da Matt Damon, Cécile de France e dai fratellini McLaren ottime interpretazioni, che trasmettono emozioni senza esasperarle. Malgrado alcuni momenti di grande cinema, come le spettacolari sequenze dello tsunami o l’intensità drammatica dell’incidente nella storia dei gemelli, Hereafter non è un film facile da approcciare, soprattutto per un’impostazione che rimanda in modo prepotente al cinema classico, in particolare al melodramma, con una narrazione dai tempi molto dilatati, alla quale il pubblico contemporaneo potrebbe trovare difficoltà ad adattarsi. Se si riesce in questo però, il film può essere apprezzato nelle sue molte sfaccettature: tutt’altro che complesso in termini di evoluzione narrativa (i pochi colpi di scena sono ampiamente annunciati), Hereafter è però una riflessione aperta, nella quale il regista coinvolge senza pretesa di convincimento.



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