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La Casa 2

23/01/2011 12:00

Ivan Zulberti

Recensione Film,

La Casa 2

È il 1987 quando, a distanza di qualche anno dal fenomenale e inaspettato successo mondiale del predecessore, fa finalmente la sua uscita nelle sale di tutto il

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È il 1987 quando, a distanza di qualche anno dal fenomenale e inaspettato successo mondiale del predecessore, fa finalmente la sua uscita nelle sale di tutto il mondo La Casa 2. Sam Raimi questa volta ha l’occasione di fare le cose in grande, supportato da un budget ben più sostanzioso rispetto al passato e da una troupe di tutto rispetto. I numerosi fans del primo capitolo possono comunque stare tranquilli: nonostante i mezzi decisamente più imponenti a disposizione, la libertà creativa di Raimi non viene mai messa in discussione e anche questa seconda puntata delle tormentate avventure di Ash è caratterizzata da una messa in scena originalissima e del tutta priva di freni.


A metà strada fra un reboot e un effettivo seguito, questo secondo capitolo porta sullo schermo nuovamente la sventurata vicenda avvenuta in uno sperduto cottage isolato in mezzo ai boschi del Michigan. Il protagonista vi si reca infatti in compagnia della propria fidanzata per trascorrere un romantico fine settimana, ma ben presto si imbatte in un magnetofono abbandonato dal precedente inquilino, un professore di storia antica. Sul nastro sono incise formule sumere che trattano antichi rituali per l’evocazione dei morti: qualcosa di oscuro e terribile sta per essere risvegliato…


Se il primo capitolo era profondamente impregnato di quello humour nero e macabro squisitamente raimiano, questo secondo episodio accentua ancor di più i toni in questo senso, abbandonando quindi gli elementi e le atmosfere più horror per virare maggiormente verso gli elementi tipici della commedia. Il risultato è un cocktail riuscitissimo e tremendamente originale, un diamante grezzo che brilla di luce propria e che avrà enormi influenze sul cinema di genere degli anni a venire. Gran parte del merito va riconosciuto all’indimenticabile protagonista, quel Bruce Campbell che nella mente di tutti gli appassionati di cinema rimane incarnazione del personaggio interpretato. Ash è icona simbolo dell’horror anni ’80, un eroe come difficilmente se ne vedono sul grande schermo, che non brilla certo per intelligenza né per astuzia, spaccone ma di buon cuore. Quasi del tutto incentrato sulla godibilissima interpretazione di Campbell, in questo secondo capitolo la macchina da presa indugia più volte sui suoi sguardi, sui lamenti, sulle espressioni, con primi piani dai toni quasi caricaturali e macchiettistici, comicamente irresistibili. Una su tutte, la scena della lotta contro la propria mano indemoniata, già cult ancor prima di essere girata.


Ovviamente la pellicola risente non poco di tutto ciò in termini di terrore puro, non andando neppure a sfiorare i picchi di tensione raggiunti dal predecessore e di fatto abbandonando completamente l’inquietudine malsana che aleggiava nel primo film. Il tasso di violenza visiva è comunque elevato, con ettolitri di sangue spruzzato a profusione, ma il tutto con toni decisamente ironici e spassosi, dichiaratamente cartooneschi, pensati certo più per divertire che non per spaventare. Gli effetti speciali, ovviamente di grande importanza in una pellicola di questo tipo, fanno largo uso del maggior budget messo a disposizione e si rivelano sempre di ottimo livello, notevolmente migliorati rispetto all’originale. La regia di Raimi è il vero marchio di fabbrica, le sue trovate sono come al solito geniali e innovative. Non mancano i tipici virtuosismi che contraddistinguono la cinematografia del regista, le zoomate rapide, le panoramiche a 360 gradi, ma stavolta elevati all’ennesima potenza e senza alcuna parvenza di freni inibitori. Debitrice nei confronti del primo episodio della saga, La Casa 2 riesce a prenderne comunque le distanze, grazie alla monumentale interpretazione di Campbell e, soprattutto, all’incredibile energia creativa di un Raimi ispiratissimo, capace di racchiudere in meno di un’ora e mezza un turbinoso vortice di libertà espressiva, macabra ironia e sano e disimpegnato divertimento.



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