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Pretty Woman (1990), la recensione: Julia Roberts e Richard Gere nella più grande storia d'amore del cinema

24/01/2011 12:00

Tania Marrazzo

Recensione Film, Speciale San Valentino,

Pretty Woman (1990), la recensione: Julia Roberts e Richard Gere nella più grande storia d'amore del cinema

Classico per eccellenza della commedia romantica contemporanea

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Vivianne Ward (Julia Roberts) è una giovane ragazza che si prostituisce sull’Hollywood Boulevard insieme alla sua amica e coinquilina Kit (Laura San Giacomo). Esasperata dai problemi economici e dai pericoli a cui la espone il lavoro che fa, la vita di Vivianne cambia quando una sera incontra Edward Lewis (Richard Gere), un ricco uomo d’affari che la fa salire sulla sua auto non per ricevere prestazioni sessuali ma per farsi indicare la strada che porta all’hotel in cui alloggia. Giunti a destinazione lei sta per andar via ma l’uomo affascinato dalla donna le propone di rimanere insieme con lui per una settimana in cambio di un’enorme cifra di denaro. Vivianne accetta senza pensarci troppo e col tempo si renderà conto che per lei Edward non è solo l’ennesimo cliente.


Classico per eccellenza della commedia romantica contemporanea, Pretty Woman, il cui titolo è ispirato alla canzone del 1964 Oh, Pretty Woman di Roy Orbison, è il film di maggior successo di Garry Marshall che contribuì a lanciare Julia Roberts nel mondo del cinema, essendo per l’attrice appena ventiduenne la prima interpretazione importante al fianco del già noto Richard Gere. Più che di critica, la pellicola ha raggiunto negli anni un successo di pubblico incredibile tanto da godere di frequentissimi passaggi televisivi (anche più volte in un anno), registrando sempre uno share molto elevato; il titolo è inoltre entrato a far parte del linguaggio comune, difatti è capitato spesso che quotidiani e riviste usassero l’espressione pretty woman per indicare ex prostitute arricchitesi o capaci di cambiare in meglio la loro vita.


La trama del successo di Marshall è quanto di più scontato ci possa essere: Vivianne è la povera e sfortunata neo Cenerentola dal cuore d’oro salvata dal ricco principe pigmalione Edward che, grazie all’enorme quantità di potere e quattrini che si ritrova la toglie dalla strada, le compra abiti firmati e le insegna le buone maniere. Dopo tante relazioni fallite lui sembra trovare in lei quella purezza e quella gioia di vivere che erano da tempo assenti nella sua vuota esistenza di squalo finanziario senza scrupoli. Vivianne d'altra parte si invaghisce di Edward perché per la prima volta dopo tanto tempo qualcuno la tratta come una vera donna, anzi la fa sentire una principessa. Sebbene piacevolmente romantica e caratterizzata da una sceneggiatura a tratti briosa e ironica, la favola di Marshall risulta però praticamente senza una morale: l’amore non ha confini e perfino un nobiluomo con la puzza sotto il naso può innamorarsi di una prostituta dai modi volgari, ma che cosa sarebbe successo se Edward Lewis non avesse avuto tutto quel denaro? Vivianne viene apprezzata solo nel momento in cui affina i suoi modi e indossa bei vestiti, e buona parte di quello che è il personaggio interpretato da Gere si basa sulla sua ricchezza, anche ciò che permette di fare alla ragazza e che sembra renderla tanto felice. Per queste ragioni, Pretty Woman resta una buona commedia sentimentale, ma meglio non scavare troppo a fondo e rimanere sulla sognante superficie favolistica che ne ha decretato il successo.



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