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La vera gola profonda

25/01/2011 12:00

Antonella Sugameli

Recensione Film,

La vera gola profonda

Protagonista della pellicola è Linda Lovelace (vero nome Linda Susan Boreman): professione prostituta...

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Protagonista della pellicola è Linda Lovelace (vero nome Linda Susan Boreman): professione prostituta. La ragazza ha difficoltà a raggiungere l’orgasmo durante l’atto sessuale, frustrata cerca una soluzione plausibile, incapace di comprenderne la causa. L’amica Jenny (Dolly Sharp) per ovviare al problema le organizza incontri con superdotati, ma la causa del blocco non sembra avere a che fare con i centimetri. La strada verso il piacere le sembra preclusa, finché l’amica non le consiglia di consultare un bravo psicologo il dottor Young (Harry Reems). Dopo un’attenta ed accurata analisi, il dottore le diagnostica una strana deformazione dell’organo genitale. Linda ha il clitoride nella gola. Grazie a questa insolita “devianza” viene assunta come infermiera speciale, per curare pazienti con problematiche particolari, con il metodo “gola profonda”. Sembra che anche per la giovane prostituta sia giunto il tempo di sentire i fuochi d’artificio e i missili lanciati nello spazio durante l’orgasmo.


Dall’eros letterario di Anais Nin agli inizi degli anni’50, si passa alle immagini seducenti ed esplicitamente hard di Betty Page, fino al cult movie La vera gola profonda, datato 1972 del regista Jerry Gerard (pseudonimo di Gerard Damiano). Linda Lovelace fu la prima attrice a diventare famosa nell’ambito del porno. Il passo da questo lungometraggio all’hardcore più commerciale fu molto breve: in America il film riscosse notevole successo; arrivò nelle sale italiane due anni dopo e in seguito alla diffusione di questo ed altri film pornografici cominciarono a sorgere le prime sale a “luci rosse”. La pellicola si dipana tra banalità e licenziosità. Le scene sono prive di una profondità strutturale: sono barattoli vuoti, dentro cui si agitano gli attori come mosche intrappolate. La licenziosità è priva di effetto, come d’obbligo per un porno, surrogato di un puro meccanicismo sessuale senza alcuna carica erotica. Insomma, l’hard, nella sua accezione di crudezza, carnalità, animalesca brutalità, impera sul soft - soft, come può esserlo uno sguardo furtivo, l’attrazione non ancora consumata o un bacio. Tutti elementi di una seduzione, più affini all’eros o ad una complicità amorosa di ovidiana memoria, divenuta arte del comportamento sessuale con il Kamasutra e che, alla fine dei giochi, altro non è che l’eterno incontro di due corpi, il maschile ed il femminile, creati per incontrarsi.


Le musiche - anch'esse di Gerard Damiano - scelte per il film, sposano le immagini con cui creano paradossali simbiosi sonore di dubbio effetto, tra comico e ridicolo. A di là di ogni critica, il film - unico nel suo genere - tratta di una tematica universale e fuor di dubbio la più attraente e ad oggi la più commerciale: il desiderio. Il desiderio lo si può declinare in vari modi: burlesque, porno, romantico, poetico. In tutti modi in cui lo si può raccontare, il desiderio rimane desiderio, ovvero un’energia nata libera, pilotata solo da se stessa, che si esprime attraverso il corpo in cui abita. Questo non è né hard, né soft: è semplicemente meraviglioso e naturale.



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