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I fantastici viaggi di Gulliver

02/02/2011 12:00

Marco Papaleo

Recensione Film,

I fantastici viaggi di Gulliver

Il personaggio nato dalla fantasia dello scrittore Jonathan Swift quasi trecento anni fa torna finalmente sugli schermi cinematografici, ma stavolta non si trat

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Il personaggio nato dalla fantasia dello scrittore Jonathan Swift quasi trecento anni fa torna finalmente sugli schermi cinematografici, ma stavolta non si tratta di un film in costume, o perlomeno, non del tutto. Le incredibili avventure di Lemuel Gulliver, difatti, sono ora ambientate ai giorni nostri, in questo film diretto dal Rob Letterman di Shark Tale e Mostri contro Alieni, e interpretato dal sempre vulcanico Jack Black.


È facile sentirsi piccoli piccoli, in una metropoli come New York. In special modo se lavori quale semplice addetto allo smistamento della posta, come Lemuel Gulliver (Jack Black). Lemuel, bonaccione e finanche un po' infantile, è innamorato di Darcy Silverman (Amanda Peet), caporedattrice della sezione 'viaggi' del grande quotidiano presso cui è impiegato, e per far colpo su di lei finge di essere un bravo giornalista, proponendosi senza remore per un servizio da realizzare al largo delle acque del famigerato Triangolo delle Bermuda. Solo e senza alcuna esperienza, lo sprovveduto Lemuel naufraga su un'isola sconosciuta, e per di più abitata da esseri umani minuscoli, alti appena quindici centimetri. Riuscirà il nostro piccolo, grande eroe a conquistare la fiducia di questi esserini, calati ancora in una realtà settecentesca?


Svuotato di tutta la carica sovversiva e sarcastica del romanzo originale, qui visto nella comune accezione di racconto per l'infanzia, I fantastici viaggi di Gulliver diventano una metafora della grandezza interiore di una persona, che esula ad ogni modo dall'effettiva dimensione fisica. In virtù dell'eccezionale stazza e dei suoi incredibili racconti, Gulliver diventa presto un eroe presso i lillipuziani, ma è solo apparenza: la vera grandezza sta infatti nelle azioni e nel carattere di una persona, e Lemuel lo imparerà presto a sue spese. A fronte di questa morale quasi banale e delle buffe - quanto oltremodo semplici - trovate portate avanti per tutta la durata del film, appare chiaro come la pellicola sia stata realizzata per un pubblico prettamente infantile. Black si ritrova decisamente a suo agio in un set in cui baloccarsi con riproduzioni proto-moderne di elementi distintamente nerd (Mandolino Hero è una trovata da antologia!), ma risulta decisamente sottotono rispetto a School of Rock o Tropic Thunder, prove sicuramente migliori dal punto di vista interpretativo. Anche gli altri interpreti, da Emily Blunt a Chris O'Dowd, sono funzionali al loro ruolo ma tutt'altro che memorabili, mentre da un punto di vista di spettacolo visivo non c'è niente di particolarmente rimarchevole (e il 3D, ancora una volta, risulta un qualcosa di cui poter fare tranquillamente a meno). Letterman confeziona così un prodotto di maniera, con qualche buona trovata e generalmente soddisfacente per un pubblico desideroso di un intrattenimento leggero. La reintepretazione è riuscita: il problema di fondo è che risulta un'opera troppo infantile per poter incontrare i gusti di tutto il pubblico. Nota relativa all’edizione italiana: per doppiare il Re e la Regina di Lilliputia sono stati scelti Syusy Bladi e Patrizio Roversi, noti per essere i “Turisti per caso” dell’omonimo programma tv. Un’idea simpatica, anche se il risultato finale non risulta dei migliori.



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