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9

15/02/2011 12:00

Marco Papaleo

Recensione Film,

9

In un universo alternativo, la Terra è stata distrutta in un apocalittico conflitto tra gli esseri umani e le macchine: tutto ciò che rimane sono rovine di una

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In un universo alternativo, la Terra è stata distrutta in un apocalittico conflitto tra gli esseri umani e le macchine: tutto ciò che rimane sono rovine di una civiltà di inizio '900, fomentata dall'ideologia del potere e dalle false promesse della tecnologia bellica. Su questo mondo desolato si aggira una creatura meccanica alla stregua e, oramai, alla vana caccia del suo demiurgo: tutto ciò che gli rimane da cacciare sono costrutti umanoidi, nulla più che bambole di pezza dotate di un'anima artificiale. Sono nove, e proprio l'ultimo nato fra di essi si ritroverà sulle spalle la responsabilità dell'estremo, disperato combattimento che il mondo vedrà combattere.


È incredibile quanto possano essere utili le nuove tecnologie per gli artisti moderni. Se si è dotati di talento, con un pizzico di fortuna la possibilità di essere notati da qualcuno che conta è vertiginosamente aumentata grazie a Youtube, Deviantart e i vari social network. È capitato a Neil Blomkamp, che si è fatto produrre il noto District 9 nientemeno che da Peter Jackson, ed è capitato anche a Shane Acker, giovane specialista americano di animazione che ha attirato su di sé le simpatie di Timur Bekmambetov (Wanted) nonché del guru del cinema fantastico moderno, Tim Burton. E tutto grazie ad un corto di appena dieci minuti, realizzato come parte della sua tesi per l'UCLA Animation Workshop. Un cortometraggio animato di poetico, in cui l'unico essere rimasto sul pianeta - la bambola di pezza animata 9 - combatte contro un mostro meccanico apparentemente senziente per assicurare il riposo eterno ai suoi simili. Nessun dialogo, solo la forza evocativa di musica e immagini a tratteggiare uno scenario fantastico e decadente: un'opera che non poteva non far presa sull'estro di Burton, da sempre maestro del genere. Nonostante qualche ingenuità e uno sviluppo molto più standardizzato di trama e personaggi rispetto al cortometraggio originale, l'opera prima di Shane Acker risulta un piccolo capolavoro, per la cura certosina dei dettagli e per l'evidente desiderio del regista - ben riportato su schermo - di raccontare visioni apocalittiche per stupire e far riflettere il pubblico. Il character design, e ancor di più il conflitto uomo-macchina, valorizzano un microcosmo fatto di piccole cose, di ciarpame in disuso, di banali nature morte che agli occhi di creature disgraziate ma ingegnose acquistano un nuovo significato. Un lavoro di tutto rispetto, che basa gran parte del suo appeal sull'atmosfera creata.



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