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Baciami piccina

15/02/2011 12:00

Marco Papaleo

Recensione Film,

Baciami piccina

Sicuramente, tra i periodi storici più sfruttati al cinema c'è da annoverare quello della Grande Guerra: il secondo conflitto mondiale ha difatti lasciato un'im

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Sicuramente, tra i periodi storici più sfruttati al cinema c'è da annoverare quello della Grande Guerra: il secondo conflitto mondiale ha difatti lasciato un'impronta indelebile nella storia del genere umano. E la pletora di film, di tutti i generi, ambientati all'epoca lo testimonia. Baciami piccina, pellicola del 2006 diretta da Roberto Cimparelli, tramite un impianto da commedia drammatica - ma con ampi spunti goliardici - tenta di introdurci in questo drammatico momento della nostra storia da un punto di vista poco sfruttato: quello di un carabiniere, ligio al dovere ma in fondo, sotto la divisa, uomo comune.


Siamo agli inizi del settembre del 1943, la guerra infuria ancora ma la disfatta per l'Asse è oramai prossima. Ad Umberto Petroni (Neri Marcoré), diligente brigadiere dell'Arma, viene dato il compito di scortare un imputato di truffa, in attesa di giudizio, al tribunale di Venezia. Ma la strada, a partire dal suo paesino abruzzese, è lunga e tortuosa, e costellata di pericoli. Proprio a cavallo della sua partenza, Badoglio firma l'Armistizio di Cassabile, rendendo i Carabinieri dei facili capri espiatori per le SS. Petroni tuttavia non si perde d'animo e, nonostante l'irritante personalità istrionica del convitto Raul Nuvolini (Vincenzo Salemme) è deciso a tutto pur di portare a termine la sua missione. Anche portarsi appresso la pedante fidanzata Luisa (Elena Russo)...


Baciami piccina, nel suo piccolo, riesce a risultare interessante, sagace, divertente ma anche malinconico e poetico in più di un'occasione. Curiosamente, presenta più di un elemento in comune con Il federale, classico degli anni '60 targato Salce, Castellano e Pipolo, con protagonista un grande Ugo Tognazzi. Si differenzia tuttavia per il tono generale di eventi e personaggi, e per un impianto volutamente teatrale di molte scene e personaggi. Non fosse infatti per la peculiarità dell'essere un road-movie all'italiana, alcune sequenze si potrebbero riportare sul palcoscenico in maniera pressoché pedissequa. Un'impressione confermata dallo stile registico di Cimparelli, molto statico e improntato sulla focalizzazione della scena più che sull'azione o il dettaglio. Ma è, dicevamo, un feeling probabilmente voluto, visto anche l'utilizzo di attori grandemente avvezzi ai tempi teatrali, come Salemme, Marcorè, Burruano. Interpreti capaci, portatori di un'identità caratteriale decisa ma anche circoscritta: Salemme, in particolare, si supera e regala un'interpretazione eccellente, nei panni del colto e sensibile “truffattore” Raul. La narrazione è costellata di vicende surreali, ma lo sguardo impietoso sulla condizione ambigua del nostro paese è puntuale, con numerose battute sagaci a commento dei fatti di allora. Battute in qualche modo ancora attuali, in un paese dalla scarsa memoria storica in cui gli idealisti hanno vita breve, ma tante storie da raccontare.



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