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Ladri di Cadaveri - Burke & Hare

22/02/2011 11:00

Marco Filipazzi

Recensione Film,

Ladri di Cadaveri - Burke & Hare

Era da dodici anni che un film di John Landis mancava dagli schermi (l’ultimo era stato Delitto Imperfetto del 1998) e scagli la prima pietra chi non ne sentiva

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Era da dodici anni che un film di John Landis mancava dagli schermi (l’ultimo era stato Delitto Imperfetto del 1998) e scagli la prima pietra chi non ne sentiva la mancanza. Per le nuove generazioni che non lo conoscessero, Landis è un regista che ha vissuto il suo periodo d’oro negli anni ’80, contribuendo con pellicole, soprattutto commedie, che hanno lasciato un segno profondo nella storia del cinema e non (The Blues Brothers sono icone pop che trascendono il grande schermo) soprattutto perché tramite i suoi film Landis è sempre riuscito a ritrarre accurati affreschi della società contemporanea condendola con ironia al vetriolo (vedi Una poltrona per due o Animal House giusto per citarne alcune tra le più famose). Pur non avendo abbandonato il mestiere di regista (ha diretto episodi di varie serie TV) Landis ritorna al cinema con una pellicola che pare essere stata scritta apposta per lui, permettendogli di unire la propria arguzia narrativa con un macabro tocco horror, considerato com'è uno dei maestri del genere anche se in realtà solo due dei suoi 19 film sono etichettati come tali.


Sebbene la storia di Burke & Hare (titolo originale del film) affondi le proprie radici nella realtà, sin dal primo minuto Landis gioca con lo spettatore avvertendolo che quella che sta per vedere “è una storia vera meno le parti che sono state inventate”. William Burke (Simon Pegg) e William Hare (Andy Serkis) sono due irlandesi emigrati che vivono di espedienti nella Edimburgo del 1828. La loro “fortuna” avrà inizio un giorno in cui il loro affittuario muore e i due ne vendono il corpo all’università di medicina in cerca di cadaveri per le lezioni di anatomia. Burke e Hare, ingolositi dai soldi, iniziano ad aggirasi per la città in cerca di cadaveri freschi…


John Landis torna dietro la macchina da presa e lo fa nel migliore dei modi: la messa in scena è impeccabile, assurda, grottesca e barocca, suggellata da un impressionante impatto visivo conferito da scenografie e costumi tanto dettagliati che a un cero punto si ha la sensazione di stare guardando un’accurata ricostruzione storica anziché una commedia. Basti pensare al piano sequenza iniziale, in cui la macchina da presa scivola per un’affollata piazza di Edimburgo in una messa in scena degna del miglior Scorsese. Ottimo anche il lavoro di John Mathieson, il direttore della fotografia (nel suo curriculum compaiono film come Il gladiatore e Robin Hood) che conferisce alla pellicola toni estremamente dark, immagini cupe e grottesche. Onore e gloria anche al cast artistico, partendo dall’accoppiata Pegg/Serkis. Se sulla carta poteva sembrare piuttosto azzardata, sullo schermo i due protagonisti riescono a trovare la complicità necessaria per rendere i loro personaggi credibili, simpatici e disgustosi allo stesso tempo. Ottimi anche i comprimari, da Tom Wilkinson alla brava e (auto)ironica Isla Fisher fino al luciferino Tim Allen, oltre che a un numero incalcolabile di gustosi cammei (uno su tutti: Christopher Lee).


Con il senno di poi Ladri di Cadaveri non poteva che essere un film diretto da Landis, pregno com’è di un’ironia grottesca e pungente, che fa da specchio a una società moderna svuotata da qualsiasi ideale, in cui sul bene collettivo svetta l’agio dell’individuo abbagliato dalla ricchezza materiale. Protagonisti e comprimari si muovono spinti dalla propria sete di denaro e l’amore passa sempre in secondo piano, quasi fosse una conseguenza logica dei soldi. Quasi come se il regista volesse dirci che non c’è scampo a questa ruota, nemmeno con il sacrificio della morte. Una morale troppo impegnata per una commedia? Allora non conoscete Landis.


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