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le parti noiose tagliate

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Easy girl

05/03/2011 11:00

Marco Papaleo

Recensione Film,

Easy girl

Di commedie adolescenziali, il mondo del cinema, non è mai parco: tra balli del liceo, impegni para e post-scolastici, crisi di identità e primi amori è un cont

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Di commedie adolescenziali, il mondo del cinema, non è mai parco: tra balli del liceo, impegni para e post-scolastici, crisi di identità e primi amori è un continuo avvicendarsi di storie e personaggi sempre sull'orlo del cliché. Eppure ogni tanto qualche regista ci offre una ventata d'aria fresca, pur guardando al passato: è il caso di Easy Girl, secondo lungometraggio del newyorkese Will Gluck (dopo Fired up), che sapientemente dirige l'astro nascente Emma Stone (The Rocker – Il batterista nudo, La coniglietta di casa).


Olive (Emma Stone) è una ragazza come tante. Nel suo liceo si sente praticamente invisibile, e questo è un handicap non da poco, per una scolaretta di provincia californiana. Quando si ritrova costretta a dire una bugia bianca sulla perdita della sua verginità (in realtà mai accaduta) immediatamente si ritrova al centro del pettegolezzo scolastico. Stranita e poi galvanizzata dalla rinnovata popolarità, la ragazza rincara la dose, permettendo al pettegolezzo di ingigantirsi. Ma, si sa, “lo scherzo è bello quando dura poco”: ad un certo punto, la situazione diventa, per Olive, troppo difficile da gestire, e rischia di sfuggirle di mano...


Quante volte, nei film, assistiamo alla parabola ascendente di qualcuno che passa dall'anonimato alla celebrità grazie a situazioni fortuite e talenti nascosti, che lo pongono sotto i riflettori come un modello, un esempio, anche per coloro che prima lo denigravano? Decisamente tante. Quante volte, invece, abbiamo visto accadere la stessa cosa, ma per le ragioni inverse? La genialità di Easy Girl sta proprio nel suo ribaltare gli schemi in maniera irriverente ma mai volgare o irrealistica: taluni personaggi possono apparire un po' sopra le righe, alle volte, ma rimangono sempre credibili, con tutte le loro manie e nevrosi. L'ironia sottile di certe situazioni è gustosa e palpabile, e diversi riferimenti (in primi luogo alla commedia anni '80 tanto rimpianta dalla protagonista e, probabilmente, dagli autori stessi del film) sono piccole perle nel mare di una sceneggiatura ricca e mai noiosa. Nota di merito, infine, per la Stone, perfettamente calata nella parte e più che mai pronta per ascendere a ruolo di celebrità hollywoodiana. Per meriti propri, non certo per mero pettegolezzo.



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