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Slipstream - Nella mente oscura di H.

04/04/2011 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Slipstream - Nella mente oscura di H.

Dopo due prove non proprio esaltanti dietro la macchina da presa (Dylan Thomas: Return Journey e August), Anthony Hopkins decide di dare forse la svolta definit

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Dopo due prove non proprio esaltanti dietro la macchina da presa (Dylan Thomas: Return Journey e August), Anthony Hopkins decide di dare forse la svolta definitiva alla sua carriera d'autore nel 2007 con Slipstream - Nella mente oscura di H. Si circonda di vecchi e nuovi amici e sceglie di dirigere un film corale totalmente fuori dagli schemi, che probabilmente nessuno si sarebbe atteso da un attore sublime ma difficilmente accostato a tali tipi di atmosfere e influenze cinematografiche.


Lo sceneggiatore Felix Bonhoeffer (Anthony Hopkins) sta lavorando allo script del suo prossimo film, ma nel frattempo i personaggi della sua storia prendono vita. Dagli psicopatici Ray (Christian Slater) e Geek (Jeffrey Tambor), sino alla folle troupe della pellicola che sta lavorando in una sorta di continua crisi d'ispirazione, nessuno sembra essere, agli occhi dello scrittore, conscio della propria identità, tanto che i ruoli cambiano, sia nelle finzione che nella stessa, illusoria, realtà dell'autore.


Sulle orme di Lynch, con una sicurezza a tratti destabilizzante: Hopkins firma un progetto sperimentale che renderà senza dubbio entusiasta ogni amante del cinema psichedelico e lontano dai canoni classici. La storia collassa su se stessa in più occasioni, e i protagonisti con essa. Cosa è vero e cosa frutto della psiche di Felix non ha una plausibile spiegazione sino al fulminante finale, dove infine i dubbi verranno in buona parte dissipati. Ma a colpire, ancor più del complesso e delirante intreccio narrativo, è la regia. Inquadrature plasmate a proprio piacimento, che si alternano modificando l'immagine nell'arco di brevissimi istanti, cambiando le prospettive e i punti di vista, con invenzioni visive a tratti addirittura eccessive e fuorvianti. Slipstream colpisce come un treno in faccia, e la prima mezzora è da vera e propria antologia: intensa, serrata e vibrante, con l'apoteosi raggiunta nella lunga sequenza in cui Slater recita magnificamente una lunga citazione dalla versione originale de L'invasione degli ultracorpi, omaggiata anche con un cameo dell'attore Kevin McCarthy. La seconda parte perde nel ritmo ma non nella sostanza, dove viene lasciato un po' di respiro allo spettatore senza negarsi momenti di pura ispirazione. Il cast è in grandissima forma, e se lo stesso Hopkins si ritaglia il ruolo di figura centrale cui tutto ruota attorno, ma per nulla predominante sulle altre, è da applausi il rabbioso istinto di Slater e di grande furia comica l'interpretazione di John Turturro. Se il futuro registico dell'Hannibal Lecter cinematografico seguirà questa strada molto probabilmente ci sarà ancora da divertirsi.



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