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07/04/2011 10:00

Marco D'Amato

Recensione Film,

Source Code

Reduce dal meraviglioso Moon, Duncan Jones conferma di essere uno dei registi più efficaci e convincenti nel panorama fantascientifico made in Hollywood...

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Reduce dal meraviglioso Moon, Duncan Jones conferma di essere uno dei registi più efficaci e convincenti nel panorama fantascientifico made in Hollywood. Il figlio del Duca Bianco fa suo un coinvolgente script di Ben Ripley e ci costruisce una macchina pressoché perfetta, oliata a dovere e precisa come un orologio.


La trama in breve: il Capitano Colter Stevens (Jake Gyllenhaal) è parte integrante del rivoluzionario programma militare denominato Source Code. Tramite questo programma potrà rivivere gli ultimi otto minuti di un treno diretto a Chicago fatto esplodere da una bomba che ha provocato una vera e propria strage. Stevens rivivrà continuamente quegli ultimi otto minuti fino a trovare il colpevole e salvare la città da altri attentati. Se Colter Stevens dà mente e anima all’operazione, il corpo nel quale agisce è questo dell’insegnante di Storia Sean Fentress, uno dei passeggeri del treno morti nell’attentato. Ogni volta che Colter tornerà sul quel treno morirà ma ogni volta potrà contare su indizi e scoperte ottenuti nel precedente viaggio per ricomporre il puzzle finale.


Da appassionato di film e serie sci-fi e di letteratura fantascientifica (Philip K. Dick in primis), Jones riesce a costruire una realtà alternativa perfetta ma allo stesso tempo ambigua e metamorfica. Il mondo del Source Code è reale? Lo è solo in quegli otto minuti? Oppure è una mera proiezione mentale? E gli universi paralleli possono entrare in contatto? Memore della lezione di Inception, Jones fornisce al personaggio di Stevens due “link” che gli permettono di muoversi più agevolmente dalla “realtà” al sua versione alternativa. Il suo contatto sul treno è la bella Christina (Michelle Monaghan), una collega di Sean; nel mondo reale è la dottoressa Goodwin (Vera Farmiga): il loro viso, la loro voce e i loro gesti sono i media che rendono efficace il trasferimento di Colter dal treno alla capsula sede dell’esperimento e viceversa. La claustrofobia che permeava Moon è fortemente presente anche in Source Code: un vagone dal quale non si può uscire e una capsula con un monitor come unico contatto con l’esterno. Gli otto minuti di Colter/Sean sul treno sono sempre simili ma mai identici: ogni sua azione anche solo leggermente diversa crea nei compagni di viaggio reazioni dissimili che modificano concretamente ogni singolo tentativo portando al Capitano ogni volta informazioni sempre diverse e sempre più utili. In questo modo non solo il film non risulta una lunga serie di stucchevoli ripetizioni ma ogni nuovo viaggio suona come una sfida allo spettatore a cogliere i piccoli frammenti di verità che vengono a galla.


Davvero coinvolta e coinvolgente la prova di Gyllenhaal, il cui personaggio lotta contemporaneamente per venire a capo della missione e per scoprire la verità sul suo destino. Ottima spalla la Monaghan, che riesce a dare sfumature sempre diverse ai continui deja-vu di Colter. Jones mescola sapientemente sci-fi, action-movie e love story e il risultato è da non perdere. Considerato il budget di certo non eccezionale, una risposta di prim’ordine alle cafonate ultratecnologiche a cui spesso ci hanno abituato negli USA. Si merita una grande successo anche qui da noi, anche per vendicare Moon, distribuito malissimo in Italia. Ottime le musiche di Chris Bacon, succeduto a Clint Mansell.


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