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Rio

16/04/2011 10:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Rio

Dopo il successo internazionale della trilogia de L’era glaciale, Carlos Saldanha torna dietro la macchina da presavirtuale per un film d’animazione che, prima

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Dopo il successo internazionale della trilogia de L’era glaciale, Carlos Saldanha torna dietro la macchina da presavirtuale per un film d’animazione che, prima di tutto, è un omaggio alla sua città d’origine, Rio De Jainero. Abbandonato il freddo dell’era preistorica e messi da parte i divertenti Syd, Diego e Manny, il regista brasiliano opta per un ambiente divertente e colorato, lasciando però al centro della vicenda il mondo animale.


Blu è l’ultimo esemplare maschio di macao brasiliano. Sradicato dalle sue origini tropicali dall’avidità dell’uomo, viene trasferito nel gelido Minnesota, dove viene adottato da Linda, una giovane colta e amante della tranquillità. Per via della cattività in cui è cresciuto, Blu non sa volare: l’unica cosa che gli riesce bene è abbuffarsi di cioccolato e spuntini succulenti. La sua esistenza, tuttavia, subisce una sferzata quando entra in scena Tullio, un ornitologo entusiasta che fa sapere a Linda di aver scovato l’ultimo esemplare femminile di macao. È dovere di Linda, a questo punto, portare Blu nella giungla brasiliana per permettere alla specie del suo pappagallo di sopravvivere all’estinzione. Se Blu è sedentario e viziato, la splendida Jewel è invece un animo libero e un po’ selvaggio. Le differenze caratteriali dei due, all’inizio, complicano i loro rapporti, finché una minaccia più grande non li costringerà a collaborare.


Rio - nato dalla collaborazione tra i Blue Sky Studios e la Twentieth Century Fox Animation - è una divertente commedia che gioca con stereotipi già consolidati nell’immaginario dello spettatore medio. Come accaduto a John Smith con Pocahontas; al marine con la nativa Na’vi in Avatar, anche Blu si trova catapultato in un mondo completamente estraneo rispetto a quello a cui è abituato. Nella giungla brasiliana il piccolo Macao non solo dovrà portare avanti la sua specie, ma, soprattutto, dovrà costruire una nuova identità di sé stesso, scoprendosi come parte integrante di quell’habitat che, in un primo momento, gli appare così estraneo. In Rio la componente più importante è la formazione: attraverso il viaggio in Brasile, Blu dovrà abbandonare pregiudizi e classificazioni a priori per reinventarsi completamente. Il tutto scorre fluido e funzionale: la narrazione e le gag (divertenti) camminano di pari passo, senza mai far sentire il rumore degli ingranaggi o la presenza invadente della retorica. Persino la denuncia contro la brutalità dell’uomo che devasta la natura è resa con un'intelligenza tale da garantire un coinvolgimento completo, per tutta la famiglia.


Appurata la componente istruttiva, nel film non passa inosservata neppure la tecnica: la giungla brasiliana è un’esplosione di colori accesi e variopinti, che trova la sua massima espressione nella sequenza del carnevale di Rio, dove la narrazione si mette da parte per fare spazio ad un'affascinante fantasia visiva, a beneficio degli esteti. Anche il 3D – che di solito viene utilizzato solo per gonfiare il prezzo del biglietto – dona quel senso di profondità atto a rendere incantevole un universo vergine ed incontaminato. Splendido il prologo: vicino, per sensibilità emotiva e precisione di montaggio, ad una sequenza chiave apprezzata in Up della Pixar.


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