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The Next Three Days

21/04/2011 11:00

Valerio Ferri

Recensione Film,

The Next Three Days

I coniugi Brennan (Russell Crowe ed Elizabeth Banks) sono una felice coppia della middle class americana...

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I coniugi Brennan (Russell Crowe ed Elizabeth Banks) sono una felice coppia della middle class americana. L’equilibrio familiare si spezza quando la donna viene condannata improvvisamente a vent’anni. La dinamica dell’omicidio non lascia appigli giudiziari per dimostrarne l’innocenza, mentre le continue visite in prigione del marito e del figlio piccolo sembrano solo accelerare il progressivo disfacimento dei tre, logorandoli uno a uno e nei rapporti con l’altro. Solo un’azione disperata ed immorale potrebbe salvare parzialmente le cose.


Rifacimento del meno quotato Pour elle, si segnala subito per il gradito ritorno alla regia di Paul Haggis, esploso prima a fianco di Clint Eastwood come sceneggiatore di Million Dollar Baby e del convincente doppio ritratto su Iwo Jima – consacratosi poi anche dietro la macchina da presa col pluripremiato Crash - Contatto fisico. Tra i suoi predecessori quest’ultimo è forse il più accostabile all’ultima fatica del regista canadese, sentimentalmente meno intenso rispetto alle premesse, pur mantenendo un profilo drammatico, e carico di azione inaspettata ma mai esagerata, sia nel ritmo che nella frequenza. D’altra parte lo stile continua a vivere d’impennate improvvise e colpi di scena smorzati - stavolta oltremodo numerosi, con l’obiettivo di stupire e divertire lo spettatore – all’interno di uno sviluppo piuttosto lineare nei tempi della trama.


Nonostante un inizio piuttosto blando, s’intuisce sin da subito il progressivo aumento di tensione. La pazienza di chi guarda è premiata solo nella seconda parte, in cui il coinvolgimento arriva a livelli notevoli senza inseguimenti all’ultimo respiro o toni melodrammatici. Impossibile non fare il tifo per chi è disposto a barattare l’ultimo barlume di incorruttibilità per un pizzico di felicità sporca, così come è proibitivo prevedere chi la spunterà alla fine in un gioco di equilibri snervante. Molto ricorda Match Point – omaggiato a dir poco, per usare un eufemismo – compreso uno stato ansiogeno che quasi ci irride sempre in procinto di esplodere, salvo non farlo mai e lasciarci comunque senza amaro in bocca. A far vacillare tutto c’è però una sceneggiatura che perde via via di credibilità col passare dei minuti e appare piuttosto fragile nel soggetto di base – per una pellicola che necessita di completa veridicità, scusate se è poco - sebbene l’equilibrio imposto da Haggis riesca quasi a mistificare tutto, facendolo passare un po’ tra le righe.


Nel complesso è davvero difficile rimanere delusi, e gli ultimi trenta minuti dovrebbero essere sufficienti a passare sopra le due e passa ore davvero eccessive, la noiosa prima parte e i prestiti attinti un po’ a destra e a manca da altre opere precedenti. Per fortuna divertimento e imprevedibilità sono garantiti fino al termine. Due elementi di questo calibro, specialmente con un pubblico che dimentica in fretta e non guarda troppo indietro, bastano e avanzano per far sì che il fine giustifichi ampiamente i mezzi.



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