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Devil's Playground

05/05/2011 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Devil's Playground

Ha vinto il British Horror Award 2010 come miglior regia proprio per Devil's Playground...

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Ha vinto il British Horror Award 2010 come miglior regia proprio per Devil's Playground. Stiamo parlando di Mark McQueen, al suo esordio sul grande schermo dopo diverse esperienze televisive. Siamo nel territorio degli zombie-movie di matrice tipicamente britannica, e non è un caso se durante le visione fanno più volte capolino influenze da 28 giorni dopo di Danny Boyle. Il tutto naturalmente in una sorta di chiave underground, visto il budget limitato, stimato a "solo" 2 milioni e mezzo di dollari.


L'agenzia farmaceutica N-Gen sta testando su 30.000 volontari un nuovo prodotto atto a potenziare le abilità fisiche. Purtroppo la sostanza ha degli effetti imprevisti, e tutte le persone sottoposte all'esperimento cominciano a morire per gravi problemi interni. L'unica tra di loro immune agli effetti collaterali è la bella Angela (MyAnna Buring), il cui fidanzato, Joe (Danny Dyer), ex poliziotto finito in galera per l'omicidio colposo di un giovane ladruncolo, sta per uscire in libertà vigilata. Nel frattempo però uno dei volontari del test, tenuto in una sorta di coma farmacologico in seguito a una reazione atipica del suo organismo che lo ha trasformato in una sorta di zombie assetato di sangue, riesce a liberarsi cominciando a diffondere il contagio. Ora Londra si ritrova in preda ad un'epidemia, e chiunque venga morso dagli infetti, diventa anch'esso una creatura assassina e disumana. Il rude sicario Cole (Craig Fairbrass), che presta i suoi servizi per la N-Gen, viene morso ma grazie a tre fiale in suo possesso riesce a ritardare il diffondersi della "malattia". L'uomo però ha solo diciotto ore di tempo prima di trasformarsi definitivamente, e l'unica salvezza possibile è quella di rintracciare Angela e trovare la cura nel suo sangue. La loro esistenza, a cui presto si uniranno quelle di altri sopravvissuti, è ormai indissolubilmente legata mentre la follia e il panico cominciano a dilagare in città.


Pochi mezzi ma tanta passione. Con questa semplice ma non così scontata ricetta, Mark McQueen riesce a dirigere uno zombie-movie dallo spirito decisamente underground ma in grado di regalare diverse e gradite sorprese allo spettatore. Si può tranquillamente parlare, come detto in apertura, di una versione low budget del film di Boyle. I "morti viventi" si muovono all'eccesso, in totale contrapposizione ai classici romeriani, spiccando incredibili salti e con abilità atletiche che hanno poco da invidiare a quelle di Usain Bolt. Unico "effetto collaterale", oltre alla famelica bramosia di carne umana, è l'ingrossamento delle vene che li porta ad un aspetto alquanto inquietante e una totale perdita della ragione. Gli effetti speciali, nonostante limitati dalle esigue finanze, sono comunque di discreta qualità, e anche le scene splatter (numerose ma non eccessive) hanno un loro insano fascino. Anche in questo caso, come spesso tipico della maggior parte dei titoli del filone, vi è la classica contrapposizione morale tra la figura degli zombie e quella degli uomini, tanto che in più di un'occasione viene da chiedersi chi sia il vero mostro. Scelta azzeccata è infatti, complice la splendida caratterizzazione, quella di tratteggiare i protagonisti (esclusa Angela, simbolo di una possibile salvezza e di un mondo nuovo da preservare) con pennellate tendenti più al nero che al bianco, e non mancheranno tradimenti e doppi giochi durante la forsennata fuga dalla morte. Ognuno dei personaggi sembra perseguire un proprio scopo, che mette più a volte a repentaglio la vita dei propri compagni, e questo permette alla trama di avere qualche colpo di scena "intelligente" e perfettamente integrato. Di discreto livello le interpretazioni del cast, su cui spicca la rude figura di Craig Fairbrass, killer pieno di rimorsi che oltre ad alcune delle scene più belle dell'intera pellicola è presente anche nella sequenza finale che potremmo definire già un piccolo "cult". L'unica accusa che si può imputare a Devil's Playground è di non aggiungere qualcosa di realmente nuovo al genere, riciclando situazioni già viste e riviste in prodotti simili. Non si possono comunque negare i meriti di un film che, a dispetto del budget irrisorio, è in grado di offrire uno spettacolo divertente e appassionante ideale per ogni appassionato.



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