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Red

06/05/2011 11:00

Roberto Semprebene

Recensione Film,

Red

Negli ultimi anni l’industria cinematografica ha preso a considerare con molta attenzione il mondo dei fumetti come un contenitore di universi narrativi dal qua

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Negli ultimi anni l’industria cinematografica ha preso a considerare con molta attenzione il mondo dei fumetti come un contenitore di universi narrativi dal quale pescare i soggetti per adattamenti più o meno riusciti, ma comunque capaci di attirare in sala un ampio pubblico. Nel caso di Red, l’opera dal quale è tratto il film è un fumetto scritto da Warren Ellis e illustrato da Cully Hamner per le insegne della DC Comics. Anche senza aver letto le striscie, risulta immediato immergersi nella narrazione ed entrare in sintonia con i personaggi che ne sono protagonisti.


Red racconta la storia di Frank Moses (Bruce Willis), leggendario agente CIA ormai in pensione, richiamato suo malgrado all’azione per difendersi da un massiccio tentativo di eliminarlo fisicamente. La serie di attentati alla sua vita, e in seguito a quella di una serie di sue vecchie conoscenze, è apparentemente ordito proprio dall’agenzia per la quale ha compiuto le imprese più eroiche e le peggiori nefandezze. La volontà di scoprire le ragioni di questo voltafaccia lo indurranno ad uno scontro frontale con la stessa CIA e i suoi rappresentanti, in particolare l’agente William Cooper (Karl Urban), incanalando la sua ricerca verso una verità estremamente scomoda. Un cast composto di nomi di grande richiamo è stato chiamato a dare corpo ai personaggi: a Willis e Urban si affiancano infatti Morgan Freeman, John Malkovich, Helen Mirren, Mary-Louise Parker, Brian Cox, tutti abili nel dare interpretazioni che, nel loro essere estremamente stereotipate, risultano molto accattivanti ed efficaci.


Su questo film è possibile fare due tipi di riflessioni. Su un piano narrativo, accettando la sospensione del giudizio sulla verosimiglianza di quanto accade, la storia si presenta come estremamente lineare e prevedibile nei suoi snodi principali, arrivando al limite del noioso. Sul piano della resa filmica però la banalità del racconto trova un contraltare nella qualità delle interpretazioni (in particolare quella di Malkovich, nel ruolo dell’agente psichicamente disturbato, e di Karl Urban, perfetto nel ruolo dell’agente modello e tutto d’un pezzo) e nel ritmo generale, che presenta qualche calo, ma mediamente intrattiene con un buon mix di azione e dialoghi divertenti. Si tratta del classico film d’azione, con il pregio di non avanzare alcuna pretesa e anzi di prendersi molto poco sul serio.



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