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Four Lions

02/06/2011 11:00

Leone Auciello

Recensione Film,

Four Lions

Parlare di terrorismo negli anni post-11 settembre è un’impresa ardua, troppo spesso si rischia di cadere nella retorica e nel pressapochismo, dettato da una st

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Parlare di terrorismo negli anni post-11 settembre è un’impresa ardua, troppo spesso si rischia di cadere nella retorica e nel pressapochismo, dettato da una stereotipizzazione del mondo islamico. L’esordiente Chris Morris scardina ogni schema e tratta il delicato argomento dello jihadismo, dando vita ad un’atipica commedia. L’impresa quasi chimerica viene affrontata egregiamente dal regista inglese, che realizza così una black comedy brillante e dallo humour tipicamente britannico.


La pellicola è ambientata a Sheffield e segue le vicissitudini di quattro giovani pakistani riuniti in una piccola e strampalata cellula islamica. Il gruppo è composto da Omar, leader stanco dei pregiudizi degli occidentali nei confronti dei musulmani e pronto ad organizzare un attentato in grado di focalizzare l’attenzione generale; gli altri tre componenti della cellula sono Waj (Kayvan Novak), migliore amico di Omar (Riz Ahmed), decisamente poco sveglio e stralunato, Barry (Nigel Lindsay), bianco convertito per saziare il suo fanatismo e lo smodato protagonismo, e Faisal (Adeel Akhtar), terrorista sbadato e completamente tra le nuvole. Per affinare la propria competenza Omar e Waj partono per il Pakistan per affrontare un periodo d’addestramento, ma dopo una sequela infinita di disastri tornano in Gran Bretagna, decisi comunque a portare avanti il progetto dell’attentato. Nel frattempo Barry recluta nel gruppo un nuovo elemento, il rapper Hassan (Adeel Akhtar). Dopo una serie di litigi tra Omar e Barry per la leadership del gruppo, la cellula terroristica decide di effettuare il proprio martirio durante la maratona cittadina di Londra.


Il punto di forza di Four Lions è la geniale caratterizzazione dei personaggi, tutti sopra le righe, paradossali, surreali. Il coraggio di Morris nell’affrontare in maniera del tutto inedita un argomento delicato è ripagato dall’estrema umanità che emerge dall’interpretazione degli attori, che appaiono alienati, smarriti in un limbo tra la realtà occidentale e quella islamica. Tramite la risata si esorcizza così un argomento solitamente tabuizzato, e si riesce a regalare un aspetto umano, divertente a personaggi dipinti quotidianamente come anti-uomini, demoni dell’Occidente. Il motto portato avanti da Morris, “ridere è meglio che uccidere”, trova nel film il suo perfetto habitat. Il regista, ex scrittore televisivo e dj, ha impiegato tre anni facendo ricerche per questo progetto, intervistando illustri esperti di terrorismo, attivisti islamici e agenti segreti. La critica britannica ha premiato l’originalità dell’opera, il “Time Magazine" l’ha inserita nell’elenco dei migliori dieci film del 2010 e ai "BAFTA 2011” Four Lions ha ottenuto il premio come miglior regia esordiente.



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