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Tutta colpa di Freud, primo ciak per Paolo Genovese

04/10/2016 11:50

Erika Pomella

Intervista,

La commedia romantica prodotta da Medusa e Lotus Production uscirà nel 2014.

A quasi un anno di distanza da Una famiglia perfetta, siamo stati nuovamente invitati sul set del suo nuovo film di bPaolo Genovese/b, Tutta colpa di Freud, che uscirà nelle sale il 23 Gennaio 2014. La produzione, a cura di Medusa e Lotus Production, ha avuto un costo complessivo di sei milioni di euro e può fare affidamento su un cast stellare: bMarco Giallini/b, bVittoria Puccini/b, bAnna Foglietta/b, bClaudia Gerini/b, bAlessandro Gassman/b e bVinicio Marchioni/b.


p«Si tratta di una commedia, diciamo romantica» ha spiegato il regista alla stampa, all’interno dell’affascinante scenario del Teatro dell’Opera di Roma, dove alcune scene del film verranno girate. «Una commedia dove tre figlie hanno problemi sentimentali diversi. Il padre (Giallini) fa lo psicanalista e quindi sarà incidentalmente preso a psicanalizzare le figlie, che invaderanno lo studio per parlare dei loro problemi. Che poi, in fondo, è quello che fanno tutti i genitori, che, in qualche modo, sono costretti a diventare gli psicanalisti dei figli, cercando di risolvere i loro problemi. Il protagonista del film utilizza strumenti professionali, noi altri, invece, siamo costretti a improvvisare. Ma il fine e le intenzioni di fondo sono più o meno le stesse». Si perché, a sentire Genovese, il personaggio interpretato da Marco Giallini passa gran parte della vita ad ascoltare le problematiche di queste tre figlie che ama e per le quali desidera solo il meglio. Il rapporto pedagogico, allora, davanti alla macchina da presa del regista, si trasforma in un rapporto padre-figlie che si sviluppa attraverso la messa in scena di tre storie diverse. «Abbiamo una diciottenne (Laura Adriani) che si innamora di un cinquantenne (Gassman); una gay (Foglietta) che dopo l’ennesima delusione decide di diventare eterosessuale, lanciandosi così nel mondo maschile; e infine una libraia (Puccini) che si innamora di un ladro di libri che poi si scoprirà essere sordo (Marchioni)». /p


pTre storie diverse che, proprio nella loro differenza, trovano la loro ragione di essere. «Le tre storie sono molto diverse tra loro, ma hanno un filo conduttore unico, che è la differenza. Differenza di età 18-50 nel caso di Laura, differenza sessuale nel caso di questa lesbica che cerca di cambiare il proprio “genere”, per così dire; e infine differenza di condizione, anche sociale, tra un’udente e un non udente. L’idea era quella di raccontare, sempre con leggerezza, storie di persone un po’ al margine, senza però essere superficiali». Tuttavia, a queste tre storie principali, se ne aggiunge una quarta che fa un po’ da collante: ed è quella legata esclusivamente al personaggio di Marco Giallini che, da quanto ci è permesso intuire, è il vero motore trainante della pellicola. «Questo papà è rimasto da solo,» spiega Paolo Genovese «Quando è nata l’ultima figlia, sua moglie se n’è andata con un’associazione tipo Medici Senza Frontiere. Lui ha dedicato tutta la sua vita alle figlie, senza più sposarsi e, soprattutto, senza più innamorarsi. Tranne nell’ultimo periodo, quando nella sua vita entra una donna molto bella e molto misteriosa, che lui vede sempre andare allo stesso bar. Così comincia a seguirla, a interessarsene, senza però avere il coraggio di avvicinarla. Parallelamente deve gestire la storia della figlia più piccola che si innamora del personaggio interpretato da Alessandro Gassman; quest’uomo maturo che, in realtà, è l’ex marito di questa donna misteriosa. E per tutto il film Marco Giallini cercherà di far rimettere insieme quest’uomo maturo con la ex, senza sapere lei chi è. Quindi a un certo punto si troverà a un bivio: far rimettere insieme questa coppia e perdere così l’unica donna che gli abbia fatto battere il cuore, oppure cominciare una storia con questa donna, con cui c’è grande feeling, ma lasciare che sua figlia rimanga con quest’uomo più grande»./p


p«Io sono molto grato a Paolo» ha detto Marco Giallini «perché questo film è una delle prime volte in cui ho dovuto lavorare un po’ di più per somigliare al mio personaggio, visto che è buono e paziente. Quindi sì, considero un privilegio lavorare con Paolo, nonostante abbia il difetto di essere laziale (Marco Giallini, romanista, prende in giro Paolo Genovese, laziale, a seguito del derby Roma-Lazio del 22 Settembre, giorno prima della conferenza stampa, vinto dalla squadra giallorossa, ndr)./p


pLa lavorazione del film, che prevede un lavoro di circa 10 settimane, ha dovuto anche incontrare problemi inerenti il titolo. «Abbiamo avuto molte difficoltà a scegliere questo titolo» ha detto Genovese. «Fino a ieri ci domandavamo se questo titolo era adatto, al cinema. Tutta colpa di Freud è un titolo che è venuto di getto. Eppure quando la gente lo vedeva scritto non faceva che domandarci chi fosse questo “Freud” (letto come scritto, ndr). Una coppia di anziani ci ha addirittura chiesto se Freud non fosse il nome del cagnolino del personaggio di Claudia Gerini». «Poi ci chiediamo perché le librerie, in Italia, chiudono». È intervenuto Marco Giallini, strappando un applauso alla platea, seduta nel foyer del primo piano del Teatro dell’Opera, dove Genovese si apprestava a girare delle scene./p


pMancano ancora quattro mesi circa all’uscita di Tutta colpa di Freud nei nostri cinema, ma è indubbio che Paolo Genovese e il suo cast sono riusciti a risvegliare la nostra curiosità./p


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