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Interstellar, c’è Stanley Kubrick nel destino di Nolan

04/10/2016 12:50

Riccardo Cotumaccio

Approfondimento Film,

Interstellar, c’è Stanley Kubrick nel destino di Nolan

Due mostri sacri a confronto

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A detta di molti non l’anno più propenso per creare, montare e distribuire il miglior film di fantascienza mai girato. Eppure non solo Stanley Kubrick – all’epoca quarantenne – riesce nell’impresa di realizzare un capolavoro, ma dà vita ad uno dei più importanti spartiacque della cinematografia.

 

2001: Odissea nello spazio non è solo una pellicola. È un’idea, una visione, un’accurata lente d’ingrandimento sul futuro dell’uomo, pensata e sceneggiata sulle aspettative del presente. Con gli anni ’60 volge al termine un decennio stracolmo di scoperte, di progresso tecnologico, di entusiasmo nei confronti della corsa allo spazio, un fenomeno che diventa sfida nella sfida all’interno della Guerra Fredda. Kubrick ha la sfrontatezza di prendere quell’entusiasmo, incanalarlo e farne una riflessione personale su grande schermo. L’idea di Kubrick resta, ad oggi, il miglior film fantascientifico di sempre: prescindere da Hollywood, a prescindere dagli effetti speciali, a prescindere dagli anni Sessanta resta anche oggi - nell’era del 3D, dell’HD e del digitale - un picco non solo del genere, ma anche del cinema mondiale.

 

 

Per creare un masterpiece – come lo chiamano in America – non basta l’effetto speciale. Kubrick seppe ben sfruttarli, incastonandoli abilmente nella resa. Questi non divennero mai i protagonisti della trama, furono solo uno sfondo eccezionale, da strizzarsi gli occhi. Oggi, al volgere del 2014, Christopher Nolan (regista, tra gli altri, di Inception, The prestige e della trilogia del Cavaliere Oscuro) presenta Interstellar partendo dalla stessa base: raccontare il futuro prossimo dell’uomo attraverso lo spazio. E se all’epoca di Kubrick c’era ancora il positivismo, il boom economico, la speranza di conquistare lo spazio per espansione e per conoscenza, oggi Nolan vuole raccontare l'universo non in chiave espansionistica, ma salvifica. La Terra è a corto di risorse, l’agricoltura è stravolta, l’essere umano deve cambiare casa. Lo spazio non è un sogno, ma un rifugio incerto. Da scoprire non per realizzare un capriccio personale, ma per continuare a vivere. 

 

 

Con 2001: Odissea nello spazio troviamo molte analogie. Il genere, anzitutto. Poi lo spazio, il ruolo che l’Universo sconosciuto può avere per l’essere umano. Infine lo spiccato senso storico dato dalla sceneggiatura, che mette a nudo l’evidente perdita di fiducia nella scienza e lascia spazio allo scetticismo attuale. A Christopher Nolan spetta l’arduo compito di confrontarsi con 2001: Odissea nello Spazio. Le basi, di certo, non mancano. All’epoca Kubrick aveva 40 anni, oggi Nolan ne ha 44. Nel 1968 Kubrick era al suo settimo film, nel 2014 Nolan è all’ottavo. Ai tempi, Kubrick aveva già tastato diversi generi, come Nolan (anche se con meno coraggio). Con Interstellar lo spettatore sfiora la speranza di vedere scricchiolare il monopolio kubrickiano sulla fantascienza. Anche perché, di questi tempi, è sempre piacevole parlare di novità piuttosto che di lontani – seppur grandiosi – capolavori malinconici. Per ambire al meglio, stavolta Nolan ha tutte le carte in regola. Il punto è che al tavolo dei grandi siede sempre Stanley. E a lui non piace perdere.

 

 


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