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Michele Pastrello: schermi, risvegli, sentimenti e sensazioni

21/02/2017 16:14

Aurora Tamigio

Corti,

Uno sguardo tra i cortometraggi emozionali di Michele Pastrello

C'è lo spazio e c'è il tempo, due principi che servono a generare il concetto di distanza. Concetto al quale non possiamo rinunciare, da bravi esseri umani che tendono all'infinito. Questa distanza, che separa i luoghi e i momenti della vita, è ciò che interessa a Michele Pastrello: regista di visioni originali e dagli esordi horror-fantascientifici, giunto da poco a firmare il suo {a href="https://www.youtube.com/watch?v=rIJYXnOSpYE" style="color:#333"}Sensorium Dei{/a}, ultimo di una trilogia iniziata nel 2014 con {a href="https://www.youtube.com/watch?v=mCmgLweL7ng" style="color:#333"}Desktop{/a} e proseguita con {a href="https://www.youtube.com/watch?v=zVt2Nz7nsj8" style="color:#333"}Awakenings{/a} (coscienza dopo il sonno). La condizione umana - prima quella di coppia, poi collettiva e di nuovo di un duo, gli attori Stefano Negrelli ed Eleonora Panizzo – è il soggetto filosofico dei tre cortometraggi del regista veneziano. E se Desktop e Awakening sembrano fissare una certa variabilità nelle dimensioni dello spazio e del tempo, Sensorium Dei (titolo che cita una “sentence” di Isaac Newton) rimette tutto in discussione, considerandole costanti e assolute.


C'è qualcosa di interessante nel raccontare con uno stile onirico e visivo dei principi razionali: ogni immagine deve essere bella, certo, ma anche perfettamente inserita lungo il discorso che porta avanti. Così, mentre Desktop affida a un gesto potente dei suoi protagonisti la chiave della storia, Awakenings e Sensorium Dei utilizzano la danza come metafora della struttura di un racconto: solo visto nell'interezza coreografica ogni movimento, ogni passo contribuisce al senso totale dell'azione. E genera anche il ritmo cinematografico. Sensorium Dei, come i suoi due precedenti, parte lento e incalza sempre più fino alla fine: sono storie di musica, corpi e immagini (spesso simboliche); senza parole e senza risposte troppo definite. Attraverso i volti e i movimenti degli attori - ricorrenti come Negrelli o sempre diversi – vengono raccontate parti di esistenze, messo in dubbio lo svolgersi più tradizionale della storia di ogni essere umano, il suo percorrere linearmente la linea dello spazio e l'andamento del tempo.


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Lungo questi tre cortometraggi, tre anni di vita circa per completare la serie, Pastrello ha mostrato la sua fede in un cinema poco materiale ma che, nonostante il linguaggio ermetico, dialoga con il pubblico lasciando domande e interpretazioni aperte. Un piccolo ciclo, dedicato a temi importanti e sostenuto da un'idea ben chiara di cinema: originale, perchè interamente votata ai mezzi dell'immagine e del suono, e profonda nel saper parlare di ciò che costituisce – davvero - l'essere umano.



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