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Misfits (2011), stagione 3: la recensione

16/02/2017 11:00

Luca Lombardini

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Misfits (2011), stagione 3: la recensione

Gli autori di Misfits soddisfano la volontà di Robert Sheehan di non legarsi troppo al personaggio della serie e lo accomiatano - con un web prequel intitolato

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Gli autori di Misfits soddisfano la volontà di Robert Sheehan di non legarsi troppo al personaggio della serie e lo accomiatano - con un web prequel intitolato "Vegas Baby!" - dalle avventure in quel di Wertham. Al suo posto ecco Rudy, interpretato da Joe Gilgun e conosciuto ai più per aver preso parte al film This is England di Shane Meadows, e ai successivi sequel televisivi. Il cambio, è bene dirlo subito, non giova affatto alla serie. Vuoi perché Sheehan ne rappresentava ormai uno degli assi portanti; vuoi perché Rudy, pur essendo concepito a immagine e somiglianza di Nathan (ha il potere di sdoppiarsi fisicamente con il suo io più sensibile e vulnerabile, antitetico allo sbruffone sboccato che invece ne caratterizza superficie e rapporto con gli altri), fin dal primo episodio si rivela una macchietta - se paragonato a quello reso irresistibile e sofferto da Sheehan - strutturalmente pensata proprio come il prototipo, ma meno efficace sotto l'aspetto drammatico rispetto al modello di riferimento delle due precedenti stagioni.


Una cattiva stagione


L'intera terza stagione non convince più di tanto. E, pur lasciando inalterati la maggior parte degli spunti emotivi e narrativi tradizionali, non decolla quasi mai; eccetto per il quarto episodio, l'unico veramente convincente del lotto stagionale, purtroppo “spurio”, in quanto slegato dall'orizzontalità della trama. Quest'ultima, da par suo, persiste nel collocare in primo piano la lenta ma costante educazione alla crescita dei cinque in tuta arancione, spingendo oltremodo l'acceleratore sul versante sentimentale e sessuale.


Primo a farne le spese è Curtis, costretto a convivere con la sua nuova natura che prevede la trasformazione in donna: da qui corteggiamenti perpetrati da un ignaro Rudy, esperienze saffiche, violenze rischiate e gravidanze indesiderate. Non è da meno Kelly (impegnata a comprendere il perché della sua prima, vera, relazione di coppia) e lo stesso Rudy, il quale riesce persino nell'impresa di mettere a repentaglio il vessillo della sua (presunta) virilità. Misfits, probabilmente, non coinvolge del tutto anche e sopratutto perché carico di aspettative enormi, diretta conseguenza di una seconda stagione sfavillante, alla quale fa seguito un'operazione di raccordo; quasi volesse concentrarsi su chi, l'annata precedente, aveva in parte operato nell'ombra (Kelly?) e, oltre a dare necessario spazio ai nuovi, capace comunque di spiccare saltuari balzi verso l'eccellenza. Prova ne è il succitato episodio vissuto all'insegna della caccia al nazista, oppure la puntata conclusiva, che mischia ancora di più le carte in tavola, facendo al tempo stesso presagire quanto, la prossima stagione, possa effettivamente tornare a essere quella di Simon e Alisha.


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