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Maltese - Il romanzo del Commissario - Stagione 1

18/05/2017 11:00

Andrea Desideri

Recensione Serie TV, RaiPlay,

Maltese - Il romanzo del Commissario - Stagione 1

Maltese - Il romanzo del Commissario nasce dall’esigenza di dare continuità ai fasti de Il Commissario Montalbano in Rai: la rete ammiraglia della tivù pubblic

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Maltese - Il romanzo del Commissario nasce dall’esigenza di dare continuità ai fasti de Il Commissario Montalbano in Rai: la rete ammiraglia della tivù pubblica punta sulla serialità per tenere incollati i telespettatori al video, ma l’avvento dello streaming e di piattaforme web come Netflix non rende le cose facili in fatto di competitività. Quindi, in Viale Mazzini hanno deciso di adeguarsi ai tempi: una modernizzazione che intende procedere per gradi e che prevede la produzione di serie altamente accattivanti. Come Rocco Schiavone, direttamente dal best seller di Antonio Manzini, o La mafia uccide solo d'estate di Pif; due serie che, insieme a I bastardi di Pizzofalcone, sembravano aver indirizzato il pubblico verso un cambiamento in meglio nell’offerta di palinsesto. Maltese - Il romanzo del Commissario doveva essere proprio la punta di diamante di questa metamorfosi: quella perla in grado di dimostrare che la Rai, quando vuole, osa e lo fa bene. In barba allo streaming e alle nuove frontiere americane. I prodotti di casa nostra sono come una partita della Nazionale: appassionano sempre. Con queste premesse, è stata annunciata la mini serie con Kim Rossi Stuart, Roberto Nobile, Enrico Lo Verso e Valeria Solarino: nomi celebri che fanno da garanzia di successo.


Non è cosa semplice mettere in scena quattro episodi che parlano di mafia, ambientati alla fine degli anni Settanta, senza cadere nel banale. Proprio per non risultare scontati, Palomar e Rai Fiction, insieme al regista Gianluca Maria Tavarelli, hanno deciso di ambientare l’intera vicenda a Trapani e non a Palermo: così da evitare il sentore dello stereotipo. La storia si presenta bene, o meglio, non malissimo: ci troviamo immediatamente dinnanzi a colpi di scena, in primis l’uccisione del commissario Gianni Peralta, amico d’infanzia di Maltese. Da qui l’intreccio narrativo prende pieghe inaspettate: passato e presente di Dario Maltese (protagonista assoluto) si sovrappongono fino a collimare vertiginosamente. Un susseguirsi di volta faccia, duplici prospettive, omicidi e amori turbolenti.


Qualcosa di incompiuto


Ci sono tutti gli ingredienti, sulla carta, per una fiction godibile. Peccato che tanto lavoro non renda come dovrebbe: subito dopo un'ottima prima puntata, assistiamo a tre episodi di una lentezza inaspettata e disarmante che rendono la vicenda un po’ asfittica e prevedibile. Anche quando si vuole ricorrere alla suspense, gli equilibri e le trame sono immediatamente individuabili e riconducibili. Si fa fatica a decollare dal punto di vista del coinvolgimento, tant’è che nemmeno il lato sentimentale prevale sull’action (già parecchio scarno): amori vissuti in maniera troppo repentina e scontata, storie familiari lasciate a metà. Forse la parola più giusta per definire questo prodotto è proprio incompiutezza: ci sono gli spunti giusti su cui lavorare e approfondire, ma manca ancora quel quid in più che renda credibile ogni elemento nel suo insieme.


Una serie che vive di istinti


L’ultima puntata lascia intendere che potrebbe esserci una seconda stagione, con un finale che sembra tutto tranne che lieto. Ci sarà tanto da fare per Maltese a Trapani, una città che «vive di istinti». Chissà se l'istinto degli sceneggiatori è di consegnarci un prodotto architettato meglio per l’anno prossimo. Va detto che lo share sembra premiare la banda di Tavarelli che, comunque, in questo azzardo confeziona una fotografia da manuale (merito di Marco Pieroni) e una ricostruzione storica puntuale: macchine, costumi, persino le locandine sui muri nel corso di ogni scena, sono state selezionate con criterio. Non basta questo, però, per definirla una serie indimenticabile.



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