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Federico Fellini


CURIOSITÀ

I colori della passione (2011)
Il regista ritiene Pieter Bruegel «Il più grande filosofo fra i pittori», le sue opere gli ricordano i film di Federico Fellini.

Lo vedi come sei... Lo vedi come sei? (1939)
Anche se non esiste documentazione della partecipazione di Federico Fellini alla sceneggiatura del film, la Fondazione Fellini annovera la pellicola tra le opere giovanili del regista.

Accattone (1961)
Originariamente alla produzione del film doveva partecipare anche Federico Fellini che alla fine si tirò indietro preoccupato della mancanza di esperienza di Pasolini con la regia.

Walt Disney e l'Italia - Una storia d'amore (2014)
Federico Fellini nel film dichiara di amare molto l’aspetto gotico e da fiaba nera delle opere di Disney, una connotazione molto in linea con certi lati esoterici del suo stesso universo creativo (si pensi a certe sequenze di Giulietta degli spiriti). A proposito di Biancaneve e i sette nani, Fellini si sofferma sulla fisionomia frastagliata e inquietante che a un certo punto gli alberi del bosco assumono e sulla pienezza cromatica della mela («Messa lì, con accanto un corvaccio, così bella che anche la strega vorrebbe morderla»). Su Pinocchio, invece, l’attenzione del maestro riminese si sofferma sulla metamorfosi di Pinocchio e Lucignolo in asini: «Mentre in Collodi è una scena buffonesca e moralisticheggiante, una specie di metamorfosi punitiva, in Disney è orrore puro. Sembra Dottor Jekyll e Mr. Hyde».

Onirica - Field of Dogs (2014)
Insieme a Andrei Tarkovsky, Lech Majewski ritiene sua più grande fonte di ispirazione Federico Fellini.

Che strano chiamarsi Federico (2013)
Il film, concentrato in particolare sui primi anni della carriera di Federico Fellini, è basato sui ricordi personali di Ettore Scola.

Nuovo Cinema Paradiso (1988)
Quando Salvatore torna a casa e guarda la stanza che sua madre ha preparato per lui, sul muro si scorge una foto del film Lo sceicco bianco (1952), un film di Federico Fellini interpretato da Leopoldo Trieste, che interpreta Padre Adelfio in questo film.

La dolce vita (1960)
La sceneggiatura è stata scritta, oltre da Federico Fellini e da Tullio Pinelli e Ennio Flaiano, anche da Pier Paolo Pasolini, ma per sua volontà non è apparso nei crediti del film.

La dolce vita (1960)
La famosa scena nella Fontana di Trevi è stata girata in Marzo, quando le notti erano ancora fredde. In un'intervista di Costanzo Costantini a Federico Fellini, il regista spiega come Anita Ekberg sia stata nell'acqua gelida nel suo lungo vestito per ore senza problema. Marcello Mastroianni invece indossava sotto al vestito una muta, ma non bastò. Continuando ad aver freddo si scolò un'intera bottiglia di vodka per scaldarsi, era quindi completamente ubriaco mentre giravano la scena.

Güeros (2014)
Il regista Alonso Ruizpalacios ha affermato di essersi ispirato a "I Vitelloni" di Federico Fellini nella scrittura dei dialoghi.

8½ (1963)
Federico Fellini allegò una nota sotto l'oculare della cinepresa che recitava: «Ricorda, questa è una commedia».

8½ (1963)
Il titolo si riferisce al numero di film che Federico Fellini aveva diretto fino a quel momento: sei lungometraggi, due cortometraggi e un film co-diretto con Alberto Lattuada, per un totale di 8 film e mezzo.

8½ (1963)
Federico Fellini considerava il suo uno dei suoi film preferiti di sempre, anche comparandolo con opere di altri registi.

8½ (1963)
A causa di uno sciopero nel laboratorio di sviluppo e stampa di Cinecittà, durante la post-produzione Federico Fellini non è stato in grado di controllare le riprese quotidiane. Secondo quanto riferito, non ha mai preso visione del materiale filmato fino alla fase di montaggio del film. A tal proposito a pagina 166 di di Fare un film - Federico Fellini, Einaudi Editore, il regista ricorda: «L'ho girato senza vedere mai nulla di quello che facevo, perché era in atto uno sciopero di quattro mesi di tutti gli stabilimenti di sviluppo e stampa. Rizzoli voleva fermare il film, Fracassi, il direttore di produzione, si rifiutava di proseguire la lavorazione. Ho dovuto impormi, gridare, per obbligare tutti a continuare ugualmente. Ed è stata la situazione ideale. Perché a me sembra che quando vai a vedere giorno per giorno il materiale girato, vedi un altro film, vedi cioè il film che stai facendo, che comunque non sarà mai identico a quello che volevi fare. E il film che volevi fare, avendo questo continuo termine di paragone nel film che stai veramente facendo, rischia di mutarsi, si affievolisce, può sparire. Questa cancellazione del film che volevi fare deve avvenire, sì, ma soltanto alla fine delle riprese, quando in proiezione accetterai il film che hai fatto e che è l'unico film possibile. L'altro, quello che volevi fare, avrà avuto così soltanto una sua determinante funzione di stimolo, di suggerimento e ora dinanzi alla realtà fotografata non lo ricordi nemmeno più, si è come scolorito, sta scomparendo.».

Natale a cinque stelle (2018)
Durante l’apertura della 5a edizione del Lamezia Film Fest, il regista e sceneggiatire Enrico Vanzina ha parlato di Natale a cinque stelle in questi termini: «Sono fiero di aver fatto il film di Natale con Netflix. Netflix è una realtà che non si può ignorare, che esiste e che concede la possibilità di fare vedere il tuo film in 160 paesi del mondo». Vanzina ha espresso anche la sua gratitudine nei confronti della piattaforma che gli ha lasciato massima libertà, dandogli la possibilità di realizzare «la più feroce satira politica del cinema italiano degli ultimi vent’anni». Natale a cinque stelle, infatti, è «solo apparentemente un film di Natale», si tratta di «un film sulla politica», ha spiegato ancora Vanzina prima di lanciarsi in un monito sull’importanza della cultura. «La cultura è una parola che spaventa molti. Un autore francese diceva che la cultura è ciò che resta quando si è dimenticato tutto. La cultura era mio padre che non ci portava in vacanza al mare ma a Londra a vedere la National Gallery. Perché il cinema non lo puoi fare se non hai letto romanzi, se non hai mai visto un quadro di Goya, se non sai che differenza c'è fra Mozart e Guccini. Altrimenti diventi un divulgatore di immagini, che è un’altra cosa, non è cinema. La cultura serve». Sul finale il regista ha rilettuto sul tanto dibattuto «cinema popolare», molto spesso sottovalutato e denigrato: «I più grandi registi della storia del nostro cinema, da Elio Petri e Federico Fellini, facevano film popolari», ha rivendicato l’artista, spiegando come «non dovrebbe esistere questa divisione fra cinema d’autore e cinema popolare» perché «fare cinema popolare vuol dire entrare nella vita delle persone».

Diva! (2017)
Diva! narra la vita di una delle più grandi attrici italiane, Valentina Cortese, che ha recitato con Federico Fellini, Franco Zeffirelli, Michelangelo Antonioni.

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