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Mektoub, My Love: Canto Due (2025), recensione film: il desiderio che diventa responsabilità

05/02/2026 17:00

Claudio Cinus

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Mektoub, My Love: Canto Due (2025), recensione film: il desiderio che diventa responsabilità

Il ritorno inatteso di Abdellatif Kechiche a Locarno: un capitolo incompiuto che trasforma la spensieratezza del desiderio in un confronto con le scelte adulte.

Forse la parabola artistica di Abdellatif Kechiche si è definitivamente chiusa al 78º Locarno Film Festival. Ed è già un grande traguardo, per un regista la cui carriera è franata nel 2019. Prima, però, Kechiche era considerato uno dei massimi registi francesi ed europei: premiato alla Mostra di Venezia sia col suo primo film, Tutta colpa di Voltaire, sia con l’acclamato Cous cous, vincitore del Leone d’Argento nel 2007, arrivò al culmine del successo con la Palma d’Oro a Cannes nel 2013 per La vita di Adele. Da quel momento, si è dedicato al grande progetto che avrebbe potuto segnare la sua carriera e invece ne ha decretato la probabile fine: la trilogia Mektoub, My Love, ispirata al romanzo La Blessure, la vraie di François Bégaudeau.

Un progetto naufragato tra desiderio e scandalo

Nel 2017 Kechiche tornò in concorso a Venezia con Mektoub, My Love: Canto Uno, racconto di un’estate del 1994 a Sète, tra giovani, spiagge, discoteche e desideri inappagati. Dietro l’apparente leggerezza, il film rivelava però uno sguardo ossessivo sul corpo femminile, in particolare su quello di Ophélie (Ophélie Bau), che progressivamente smascherava il punto di vista non come quello del protagonista Amin, ma come quello personale del regista. Il progetto deragliò definitivamente nel 2019 con Mektoub, My Love: Intermezzo, presentato a Cannes in forma non definitiva e travolto da polemiche: sesso esplicito, accuse di comportamenti abusivi sul set, rifiuto della protagonista di partecipare alla promozione. Il film non venne mai distribuito e la trilogia sembrò destinata a rimanere incompiuta.

Il ritorno inatteso a Sète

Contro ogni previsione, al Locarno Film Festival è stato annunciato Mektoub, My Love: Canto Due. Il film può essere visto senza Intermezzo, ma non senza Canto Uno, e soprattutto va accettata l’idea che la trilogia non avrà mai una conclusione: non esisterà un Canto Tre. La storia riprende poche settimane dopo la fine del primo capitolo, ma con sei anni di scarto reale tra le riprese. Amin ha iniziato una relazione con Charlotte; Ophélie è incinta di Tony mentre attende il ritorno del fidanzato Clément; fanno la loro comparsa nuovi personaggi, tra cui la giovane attrice Jessica Patterson, interpretata da Jessica Pennington. L’estate continua, ma non è più davvero spensierata.

Dallo sguardo morboso alla presa di coscienza

Chi si aspettava nuovi scandali è rimasto deluso: il sesso è poco, i nudi sono ridotti. Canto Due diventa invece il racconto di un ingresso traumatico nell’età adulta. Lo sguardo di Kechiche sembra essersi fatto più trattenuto, quasi corretto per necessità più che per convinzione. La trasformazione più evidente riguarda Ophélie: il suo corpo non è più mero oggetto di desiderio, ma materia viva, legata al lavoro, alla natura, alla maternità imminente e alle decisioni future. Anche il corpo di Jessica viene mostrato, ma con una logica diversa: non più oggetto, bensì affermazione di vitalità e autodeterminazione. Per la prima volta nel ciclo Mektoub, il desiderio assume un significato che non è solo pulsione, ma consapevolezza.

Un’estate che non finirà mai

Nonostante ellissi narrative evidenti e una durata comunque imponente di 134 minuti, Canto Due riesce a cogliere ciò che mancava al primo capitolo: il peso delle conseguenze, la paura delle scelte irreversibili, la fine dell’illusione di un presente eterno. L’estate dei personaggi non finirà mai davvero: resterà sospesa, incompleta, come il progetto stesso di Kechiche. Dopo Locarno e una distribuzione francese limitata, anche questo film rischia di scomparire. Le vite dei suoi giovani protagonisti rimarranno così congelate in quella condizione ambigua in cui le possibilità sembrano infinite proprio perché non verranno mai realizzate.

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Scheda Film

Regia: Abdellatif Kechiche
Sceneggiatura: Abdellatif Kechiche, Ghalya Lacroix
Interpreti: Shaïn Boumedine, Ophélie Bau, Salim Kechiouche, Jessica Pennington
Fotografia: Sofian El Fani
Montaggio: Camille Toubkis
Musica: Anouar Brahem
Produzione: Quat’sous Films
Distribuzione: Pathé (Francia)
Durata: 134 minuti

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