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Priscilla (2023), la recensione del film di Sofia Coppola: il lato b del vinile Elvis, tra noia e dipendenza

25/03/2024 10:00

Giorgia Fanari

Recensione Film, Di Tendenza, Film Biografico, Sofia Coppola, Film USA, Jacob Elordi, Cailee Spaeny,

Priscilla (2023), la recensione del film di Sofia Coppola: il lato b del vinile Elvis, tra noia e dipendenza

La vita di Priscilla Beaulieu, ai più nota come Priscilla Presley ovvero la donna che per quasi 15 anni ha vissuto al fianco di Elvis.

Un lato B del vinile fatto di noia e inadeguatezza, di dipendenze (affettive oltre che da farmaci) e di solitudine. È la vita di Priscilla Beaulieu, ai più nota come Priscilla Presley ovvero la donna che per quasi 15 anni ha vissuto al fianco di Elvis, come la racconta Sofia Coppola nel film Priscilla, nei cinema italiani dal 27 marzo.

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Presentata in concorso all'80ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, la pellicola con protagonisti Cailee Spaeny (che per la sua interpretazione ha conquistato la Coppa Volpi) e Jacob Elordi, si basa sull’autobiografia del 1985 Elvis and Me scritta proprio da Priscilla Presley, con Sandra Harmon. 

 

Coppola ci mostra Graceland attraverso nuovi occhi: quelli di una quattordicenne che si ritrova a vivere una relazione tossica con un uomo a cui sceglie di donare tutta sé stessa, trasformandosi in una bambola che viene manipolata, vestita, truccata, acconciata, amata a seconda dei desideri del suo compagno. 

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La storia prende il via proprio dal primo incontro tra Priscilla, figlia adottiva dell’ufficiale della United States Air Force Paul Beaulieu, ed Elvis nel 1959 in Germania, durante il servizio militare di lui. Hanno 10 anni di differenza, ma Priscilla è annoiata e triste a causa della lontananza dall’America; come lei anche Elvis, che ha perso la madre da poco e sembra cercare a tutti i costi una figura femminile da avere al suo fianco. 

 

Tornato in America, dopo due anni di lontananza, Elvis convince i genitori di Priscilla (non ancora maggiorenne) a darle il permesso di andarlo a trovare e poi a trasferirsi nella sua residenza di Graceland a Memphis, così che possa frequentare il liceo locale e diplomarsi. 

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Ben presto Graceland - e in particolare la camera da letto che divide con Elvis - si trasforma in una prigione dorata.

Priscilla non può trovarsi un lavoro nè invitare amici nell’immenso salone bianco (ma ha un cane, scelto da Elvis). Si adegua ai ritmi e alle richieste del cantante e attore, ai suoi violenti scatti d’ira. Lo condivide con una combriccola di compari da cui lui non si separa mai. È costretta a reprimere le sue voglie (come Priscilla ha raccontato nelle sue memorie, Elvis le chiese di aspettare il matrimonio prima di avere rapporti sessuali) e, inoltre, non viene coinvolta in alcuna delle decisioni artistiche o personali del compagno. Vive in perenne attesa del suo ritorno.

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Eppure la sua presenza non viene mai messa in discussione: Priscilla è il grande amore di Elvis Presley, un uomo segnato dalla morte della madre, dalla solitudine e dall’uso dei farmaci. Le cose non cambiano neanche dopo il matrimonio e la nascita della loro figlia Lisa Marie; solo che nel frattempo la ragazzina si è fatta donna: apre gli occhi sulla tossicità di quel rapporto e sceglie di riprendersi la vita, uscendo per sempre da Graceland. 

Nel film non ci sono concerti, bagni di folla, sale di registrazione: la carriera artistica di Elvis fa capolino attraverso copertine di vinili e stralci di giornale che lo raccontano sui set hollywoodiani in compagnia di altre donne, tra cui Ann-Margret e Nancy Sinatra, o le telefonate con il padre e manager. 

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Non ci sono neanche le musiche di Elvis, perché la famiglia non ha acconsentito all’uso: una mancanza forse non voluta, che tuttavia potrebbe sembrare una scelta registica ben ponderata, capace di separare la narrazione della vita sul palco da quella privata e domestica. 

Diretta da Sofia Coppola, Cailee Spaeny è nel ruolo: schiacciata dalla figura invadente ed emotivamente pesante di Elvis, reso da Jacob Elordi in modo decisamente malinconico (non gli viene richiesto di imitare il re del rock and roll: non è il contesto giusto). 

 

La prima parte del film è retta da dialoghi (principalmente «Mi manchi / Quando torni?») che restituiscono allo spettatore un sentimento di noia e di vuoto che sembra caratterizzare il rapporto tra i due. Uno schema che viene ripetuto talmente a lungo da sembrare asfissiante, tanto da sentirsi imprigionati a Graceland insieme a Priscilla. La sensazione viene accentuata dalla recitazione, soprattutto di Spaeny: trattenuta, a volte sussurrata, indecisa. Ma proprio sul più bello, quando finalmente ci si aspetta di assistere alla nuova vita di Priscilla, il film si conclude, lasciando un senso di vuoto e di incompiutezza, senza troppi guizzi.

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La pellicola è una visione a senso unico, che racconta la versione di Priscilla, ma che non stentiamo a ritenere piuttosto verosimile alla vita della coppia Presley. In fondo abbiamo imparato a conoscere che non è tutto ora quel che luccica, soprattutto a Hollywood e dintorni. Soprattutto se sei una donna.  

 


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Titolo originale: Priscilla

Genere: drammatico, biopic

Paese, anno: USA, Italia; 2023

Regia: Sofia Coppola

Sceneggiatura: Sofia Coppola

Soggetto: dalle memorie Elvis and Me di Priscilla Presley e Sandra Harmon

Fotografia: Philippe Le Sourd

Musiche: Phoenix

Montaggio: Sarah Flack

Interpreti: Cailee Spaeny, Jacob Elord, Jorja Cadence, Emily Mitchell, Rodrigo Fernandez-Stoll, Dagmara Domińczyk, Luke Humphrey

Scenografie: Tamara Deverell

Costumi: Stacey Battat

Produzione: Sofia Coppola, Youree Henley, Lorenzo Mieli; The Apartment, American Zoetrope, Standalone Pictures

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