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The Smashing Machine (2025), recensione film: la fragilità dietro il mito del combattente

18/01/2026 14:55

Ivan Antonov

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The Smashing Machine (2025), recensione film: la fragilità dietro il mito del combattente

Il film di Benny Safdie racconta la parabola umana di Mark Kerr, trasformando il racconto sportivo in un’indagine sulla dipendenza, la sconfitta e l’identità.

The Smashing Machine: la narrazione del protagonista

Per la prima metà del film, l’unico nome che emerge costantemente è quello del protagonista: Mark Kerr. I nomi della moglie Dawn e dell’amico e allenatore Mark Coleman sembrano dissolversi in un continuo riferimento all’unico soggetto dei loro dialoghi e fulcro delle loro vite: Mark Kerr. Fino alla prima mezz’ora di film, le vittorie e il successo del protagonista lasciano presagire una celebrazione del machismo e della vittoria gladiatoria. In un’intervista Kerr dichiara di non avere idea di quale potrebbe essere la sua reazione a una sconfitta, anticipando il nucleo tematico centrale del racconto.

La svolta narrativa: crisi personale e relazione

È nel momento in cui Dawn riconosce un cambiamento negli occhi del marito, poco prima dell’incontro più importante della sua carriera, che il racconto si dirige in altre direzioni. Come spesso accade nei film ambientati nel mondo degli sport da combattimento — da Rocky a Toro Scatenato, fino a Warrior e Il giorno dell’incontro — l’obiettivo del regista Benny Safdie non è mostrare un trionfo atletico, ma evidenziare la sofferenza e la ricerca di una felicità spesso elusiva. Questo approccio è coerente con le analisi psicologiche già presenti in pellicole precedenti di Safdie, come Diamanti grezzi e Good Times.

Dipendenza, sconfitta e percezione del fallimento

The Smashing Machine è innanzitutto la storia della debolezza di un uomo che deve apparire forte e non può essere altro. Dawn intuisce il problema che solo la sconfitta renderà evidente a Mark: egli è dipendente da antidolorifici. Kerr è sotto l’effetto di farmaci prima e dopo l’incontro contro Igor Vovchanchyn — interpretato dal campione del mondo di pesi massimi di boxe Oleksandr Usyk — fino all’overdose che lo porta alla riabilitazione. In questo contesto, vincere o perdere diventa un elemento privo di senso, poiché il danno fisico viene rapidamente sopraffatto da quello psicologico e intimo.

Ferite interiori e dinamiche relazionali

Nel film, la sofferenza del protagonista non è solo fisica. Il sangue versato sul ring diventa simbolo delle ferite di una vita intera. Anche la relazione con Dawn ne esce profondamente segnata: entrambi cambiano troppo rapidamente per restare vicini. Una scena significativa in tal senso è quella al luna park, in cui lei cerca l’euforia e la velocità, mentre lui cerca quiete ed è turbato dallo spettacolo degli autoscontri. Questo contrasto visivo e simbolico restituisce il baricentro emotivo del racconto: la dissonanza tra ricerca di piacere e desiderio di pace interiore.

La macchina che si scopre umana

Il cambiamento di Mark Kerr è quello di una macchina programmata per distruggere — la “smashing machine” — che diventa umana nel momento in cui scopre le proprie fragilità. Proprio queste fragilità, quando finalmente messe a nudo, rivelano ciò che lo definisce come individuo. Il film mostra questo processo di vulnerabilità con sensibilità, paragonabile all’estetica giapponese del kintsugi, in cui le rotture diventano parte integrante del valore dell’oggetto.

Impatto delle arti marziali miste e vita post-carriera

Oggi le arti marziali miste (MMA) sono uno sport seguito in tutto il mondo, con lottatori di punta che raggiungono contratti milionari e contratti televisivi di enorme portata. Mark Kerr, dopo il ritiro nel 2010, ha lavorato in una concessionaria di automobili. I danni cerebrali derivati dalla sua carriera sono stati resi pubblici da lui stesso, rendendo la sua vita successiva quanto di più normale e lontano possibile dallo star system sportivo. È però indubbio che il contributo di atleti come Kerr sia stato fondamentale per la crescita e la legittimazione delle MMA come disciplina agonistica: essi combattevano per stipendi modesti, con poche tutele e senza regole chiare, mosso dal desiderio di garantire alla propria famiglia una casa attraverso ciò che sapevano fare meglio.

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Scheda Film

Regia: Benny Safdie

Sceneggiatura: Benny Safdie

Interpreti: Dwayne Johnson, Emily Blunt, Ryan Bader, Bas Rutten, Oleksandr Usyk, Satoshi Ishii, James Moontasri, Yoko Hamamura, Stephen Quadros, Lyndsey Gavin

Fotografia: Maceo Bishop

Montaggio: Benny Safdie

Musica: Nala Sinephro

Produzione: A24, Seven Bucks Productions

Distribuzione: I Wonder Pictures

Durata: 123 minuti

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un progetto di Piano9 Produzioni

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