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La ballata di un piccolo giocatore (2025), recensione film: il vizio del gioco come identità

21/12/2025 00:00

Claudio Cinus

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La ballata di un piccolo giocatore (2025), recensione film: il vizio del gioco come identità

Edward Berger esplora dipendenza, esilio e autoinganno in un dramma ambientato tra i casinò di Macao, sospeso tra lusso e disfacimento interiore.

Edward Berger e il rapporto irrisolto con Venezia

Se tre indizi fanno una prova, si può affermare che i film diretti da Edward Berger non abbiano mai avuto un rapporto fortunato con la Mostra del Cinema di Venezia. Nel 2022 Niente di nuovo sul fronte occidentale, poi vincitore di quattro Oscar, non venne selezionato e debuttò a Toronto; l’anno successivo la Biennale invitò il regista per una masterclass. Nel 2024 Conclave tentò la strada del fuori concorso, ma problemi di programmazione ne determinarono il debutto a Telluride e la successiva partecipazione al concorso del Festival di San Sebastián, prima di tornare protagonista agli Academy Awards. Nel 2025 La ballata di un piccolo giocatore è stato escluso con la motivazione che la presenza di tre titoli Netflix in concorso rendeva superfluo un quarto. Berger ha comunque presentato il film a Telluride, Toronto e nuovamente a San Sebastián, senza ottenere riconoscimenti e, almeno dalle prime impressioni, senza prospettive analoghe sul fronte degli Oscar.

Dal romanzo di Lawrence Osborne a Macao

Basato sull’omonimo romanzo del 2014 di Lawrence Osborne, il film è un viaggio nei casinò di Macao, la cosiddetta Las Vegas d’Oriente, ex colonia portoghese oggi sotto sovranità cinese. Qui si muove Lord Doyle, distinto inglese dai baffi sottili e dall’eleganza d’altri tempi, che si risveglia nella propria stanza d’albergo — disordinata come quella di chi non bada a spese — pronto a trascorrere l’ennesima notte ai tavoli da gioco, finché non emerge un problema tutt’altro che marginale: il denaro sta finendo.

Un protagonista costruito sull’ambiguità

L’incongruenza tra lusso ostentato e paura di restare al verde non è solo un elemento narrativo interno al film. A colpire maggiormente è il casting: a interpretare Lord Doyle è l’irlandese Colin Farrell. La sua apparenza sembra parte di una strategia dissimulatrice che non si limita al gioco d’azzardo, ma si estende a ogni aspetto della sua esistenza. In quest’uomo, la cui identità appare costantemente in bilico, qualcosa non torna mai del tutto.

Figure femminili come forze opposte

I problemi economici devono essere negati a ogni costo. Doyle si difende sia quando viene avvicinato da Cynthia Blithe (Tilda Swinton), che lo riconduce a un passato mai del tutto rimosso, sia quando incontra Dao Ming (Fala Chen), che conosce fin troppo bene il mondo dei ludopatici in cui lui è sprofondato. Se Cynthia assume i contorni di una presenza persecutoria, Dao Ming viene percepita come un possibile appiglio per la salvezza, una figura in grado di offrire un’alternativa all’autodistruzione.

Macao come spazio simbolico

Attraverso Dao Ming, il film apre lo sguardo su Macao e sui suoi dintorni. Girato in location reali tra Macao e Hong Kong, La ballata di un piccolo giocatore trasforma i casinò in veri e propri personaggi: luoghi dalla bellezza magnetica e ingannevole, capaci di annullare ogni inibizione e rendere irrilevante la distinzione tra vincere e perdere. Seguendo Dao Ming dal centro alla periferia, Lord Doyle scopre però un’altra realtà, fatta di piccoli appartamenti sovraffollati e di una quotidianità distante anni luce dalla sospensione artificiale offerta dal gioco d’azzardo.

Limiti di scrittura e potenzialità inespresse

La coesistenza, a breve distanza geografica, di opulenza e modestia trova un momento di contatto solo durante l’annuale Hungry Ghost Festival, quando i fantasmi vengono simbolicamente accolti tra i vivi. Questa frattura sociale rispecchia le contraddizioni interiori del protagonista, diviso tra l’illusione del controllo e la perdita progressiva di sé. Nonostante la complessità del contesto, il personaggio interpretato da Farrell non raggiunge una piena riuscita. La sceneggiatura di Rowan Joffé sembra concentrarsi prevalentemente sulle qualità positive di Lord Doyle — esplicitate anche in una scena collocata durante i titoli di coda — più che sugli aspetti disturbanti di un uomo profondamente corrotto. Nel romanzo, il protagonista afferma che un vero giocatore trova più gratificante perdere piuttosto che vincere; nel film questo concetto resta accennato, lasciando un personaggio eccessivamente perbene per sostenere un dramma psicologico di tale portata.

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Scheda Film

Regia: Edward Berger
Sceneggiatura: Rowan Joffé
Interpreti: Colin Farrell, Tilda Swinton, Fala Chen, Deanie Ip, Alex Jennings, Roger Yuan
Fotografia: James Friend
Montaggio: Nick Emerson
Musica: Volker Bertelmann
Produzione: Regno Unito, USA
Distribuzione italiana: Netflix
Durata: 112 minuti

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un progetto di Piano9 Produzioni

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