Due film, una stessa storia
Non è mai una buona idea realizzare nello stesso periodo due film sullo stesso tema o sugli stessi soggetti; quando accade che ci siano due sceneggiature troppo simili in lavorazione, una in genere viene accantonata. Non è accaduto, però, all'interno dell'industria del cinema spagnolo, che nel giro di un anno ha presentato al pubblico due film ispirati alla stessa storia: quella della poliziotta Elena Tejada, infiltrata all'interno dell'organizzazione terroristica basca ETA negli ultimi anni di attività prima che lo stato spagnolo avesse il sopravvento. Qualche mese fa, La infiltrada (che in Italia non è stato distribuito) ha vinto ex-aequo il Premio Goya come miglior film, ma ormai era già quasi pronto un film simile, che tuttavia se ne discosta per la scelta di non essere altrettanto aderente alla singola vicenda reale, ma di avere condensato in un unico personaggio varie storie vere. Ed è stato naturale che un film sul terrorismo basco avesse la sua anteprima proprio nei Paesi Baschi, al Festival di San Sebastián: Fantasma in guerra (Un fantasma en la batalla) è stato presentato fuori concorso perché tra i produttori c'è anche Juan Antonio Bayona, che quest'anno è stato il presidente della giuria.
Contesto storico e premesse
In questo film scritto e diretto da AgustÃn DÃaz Yanes, le premesse vengono spiegate molto rapidamente per chi non conosce la storia spagnola: si ricorda che l'ETA era un'organizzazione armata basca in lotta contro lo stato centralista del dittatore Francisco Franco (che aveva azzerato ogni autonomia dei Paesi Baschi) la cui azione più clamorosa fu l'assassinio del capo del governo Luis Carrero Blanco nel 1973, evento raccontato in Ogro di Gillo Pontecorvo; che dopo la fine della dittatura, solo una parte dell'organizzazione decise di continuare una lotta armata sempre più violenta contro politici, magistrati, giornalisti e forze dell'ordine; che per smantellare definitivamente l'organizzazione, molti agenti furono aiutati a infiltrarsi tra gli anni Novanta e Duemila.
Un thriller senza pause
Qui comincia la vicenda di Amaia (Susana Abaitua), una giovane agente della Guardia Civil che rinuncia al suo nome e al suo passato per fingere di essere un'insegnante che si trasferisce nei Paesi Baschi e si mostra vicina alle istanze indipendentiste, in modo da farsi adescare dalla sua preside che fa parte dell'ETA. La sua vicenda è concepita come un classico thriller senza momenti di pausa. Man mano che riesce a ottenere fiducia dai membri dell'organizzazione, le vengono affidati compiti sempre più importanti, ma il ruolo più visibile la rende anche maggiormente soggetta a controlli e sospetti: e sa bene che, se scoperta, verrebbe subito ammazzata. Non ci sono invece spiegazioni chiare, che avrebbero richiesto troppo tempo, su quali siano gli obiettivi finali dell'ETA e perché l'organizzazione, per decenni, abbia ritenuto necessario lottare con le armi per l'indipendenza: è un film Netflix che verrà visto in tutto il mondo, e agli spettatori poco informati sulla Spagna è sufficiente individuare buoni e cattivi, per cogliere la tensione costante che deve affrontare Amaia.
Forma solida, profondità limitata
Le necessarie semplificazioni, che rendono poco chiare le motivazioni sia di chi sceglie il terrorismo sia di chi accetta di stravolgere la propria vita per combatterlo, e quindi tolgono un po' di spessore ai personaggi, aiutano però anche ad aumentare notevolmente la tensione. In certi momenti sembra quasi impossibile che nessuno sospetti della giovane attivista spuntata dal nulla, con l'eccezione di un militante che la ritiene "troppo perfetta", perciò si ha sempre il timore che qualcosa possa andare storto, prima o poi: il che significa non solo il timore che venga scoperta, ma anche che debba andare oltre il lecito, nell'aiutare i terroristi, pur di non perdere la sua copertura. Non essendo basata esclusivamente su eventi reali, questa ricostruzione della fine dell'ETA può permettersi sia di distaccarsi parzialmente da ciò che accadde davvero, sia di lasciare in sospeso il destino dei personaggi di finzione, come la stessa protagonista: sono altri elementi che contribuiscono a tenere alta l'attenzione fino alla fine. Certamente Fantasma in guerra è stato ben concepito nella forma, ma lo stile non nasconde del tutto una mancanza di profondità nell'affrontare un momento storico cruciale della storia spagnola recente.

Scheda Film
Titolo originale: Un fantasma en la batalla
Titolo italiano: Fantasma in guerra (2025)
Regia: AgustÃn DÃaz Yanes
Sceneggiatura: AgustÃn DÃaz Yanes
Interpreti: Susana Abaitua, Andrés Gertrúdix, Iraia Elias, Raúl Arévalo, Ariadna Gil, Jaime Chávarri, Almagro San Miguel, Antón Soto, Eneko Sanz, Ander Lacalle, Eduardo Rejón, Iñaki Balboa
Fotografia: Paco FemenÃa
Montaggio: Bernat Vilaplana
Musica: Arnau Bataller
Produzione: Basoilarraren Filmak
Distribuzione italiana / piattaforma: Netflix
Durata: 108 min



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