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Sotto le nuvole (2025), la recensione del film di Gianfranco Rosi: la vita scorre al ritmo della terra che tre

20/09/2025 14:00

Matilde Migliosi

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Sotto le nuvole (2025), la recensione del film di Gianfranco Rosi: la vita scorre al ritmo della terra che trema

All’82esima Mostra del cinema di Venezia il Premio della giuria conferma una firma italiana, assegnando il riconoscimento a Gianfranco Rosi.

All’82esima Mostra del cinema di Venezia il Premio della giuria conferma una firma italiana, assegnando il riconoscimento a Gianfranco Rosi per il suo film Sotto le nuvole (2025).

Di che cosa parla Sotto le nuvole

L’opera ha come soggetto un’ambientazione, i Campi Flegrei, con tutte le croci e le delizie del luogo, uno stagno in cui nuota un’intera umanità. Noi spettatori guardiamo passare, seduti su una panchina, personaggi che diventano i rappresentanti di una sola cultura, persino di un’unica lingua. Sono gli operatori che ricevono le chiamate di emergenza ai vigili del fuoco, che rassicurano i cittadini ogni volta che la terra trema; è la squadra dei carabinieri sulle tracce dei tombaroli; sono gli archeologi giapponesi a Somma Vesuviana, moderni liberatori di verità preziose; è Titti, con il doposcuola pomeridiano nella sua bottega; sono l’addetto al magazzino e il fotografo del museo MANN, che ci guidano nella memoria di statue e storie ormai dimenticate. Persino i marinai siriani che, attraccati al porto, scaricano il grano ucraino in terra partenopea, pensando con timore a Odessa, la loro prossima tappa.

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L’opera si apre con una nube vaporosa che incombe, rende i confini indefiniti e le immagini opache e poco chiare, poi ci presenta il vero padrone di quella terra: il Vesuvio (“Fabbrica tutte le nuvole del mondo”), che sembra controllare dall’alto le vite che sovrasta con quelle stesse nuvole. Il vulcano svetta come un gigante addormentato, sembra quasi respirare attraverso il vapore che fuoriesce dal sottosuolo, incutendo con la sua potenza terrore ma anche ammirazione. 


Quella di Sotto le nuvole non è una Napoli solare e chiassosa, non è godereccia: è una città agitata e confusa, in costante lacerazione e connessione con un passato sempre più evidente. 


Pompei ci appare come un oscuro presagio, la Circumvesuviana come un traghettatore verso un inevitabile destino. E dentro questo mondo, il terrore si scatena ogni volta che la terra trema, e ogni volta si accendono delle luci nell’oscurità, personaggi pieni di poesia che illuminano chiaramente le possibili vie di fuga.

Rosi e il cinema del reale

Gianfranco Rosi ci dimostra da anni come il cinema del reale sia capace di raccontare la nostra realtà meglio di come noi sappiamo fare vivendola. È un cantastorie, un narratore, ma ancora prima un osservatore, un uomo che è stato in grado di fermare la corsa inarrestabile della vita del ventunesimo secolo, sedendosi a osservare il mondo che gira insieme a noi. Non a caso Dario Zonta, nel suo libro, definisce questo genere cinematografico come “L’invenzione del reale”, un vero e proprio attraversare una soglia, superarla, per poi tornare indietro. Un ritorno a se stessi.

Quest’opera vede la sua riuscita soprattutto grazie a una fotografia minimale e potente, un bianco e nero dai forti contrasti che sconfinano verso un grigio indefinito, con inquadrature che da sole sono in grado di raccontare l’intero film. Una potenza visiva unica.

Sotto le nuvole: storie che si intrecciano

Dopo tre anni di osservazione, quelle che Gianfranco Rosi riporta sullo schermo sono storie diverse ma che si intrecciano inscindibilmente, come le ere storiche che si sovrappongono nel sottosuolo di quel territorio. Affascinanti perché sincere, ma ancor di più perché personali e sentite. La forza dello stile del regista è sempre stata nell’implacabile tenerezza del suo sguardo, nella dolce curiosità quando l’obiettivo lo spinge a inquadrare i dettagli più delicati. Qui la tenerezza si fa ancora più malinconica perché profuma di casa, anche se non ci abbiamo mai vissuto, di radici, di storie viscerali che lui più di chiunque altro sembra conoscere. Ci ricorda quanto possono essere lontane certe vite a soli pochi chilometri distanti da noi, e quanto nel profondo si debba scavare per raggiungere delle verità che mai avremmo pensato essere sepolte.

I forti richiami del film al passato mostrano luoghi che non possono permettersi di dimenticare, che non possono scordare cosa siano stati e perché così siano rimasti, che si tratti dell’anfiteatro sotterraneo, delle tombe deturpate o della citazione di Viaggio in Italia di Rossellini. In questa questione urgenza e denuncia vanno di pari passo e con le  immagini di Rosi nessuno può permettersi di dimenticare questa terra.


Genere: documentario

Titolo originale: Sotto le nuvole

Paese, anno: Italia, 2025

Regia: Gianfranco Rosi

Sceneggiatura: Gianfranco Rosi

Fotografia: Gianfranco Rosi

Montaggio: Fabrizio Federico

Colonna sonora: Daniel Blumberg

Produzione: 21Uno Film, Stemal Entertainment

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 115'

Data di uscita: 18/09/2025

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