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Musk (2026), recensione film: Alex Gibney contro l’autobiografia di Elon Musk

12/09/2026 03:43

Claudio Cinus

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Musk (2026), recensione film: Alex Gibney contro l’autobiografia di Elon Musk

Alex Gibney racconta Elon Musk in un documentario di quasi quattro ore che smonta il mito dell’imprenditore e ne analizza potere e narrazione.

Un film smisurato per un uomo smisurato

Nonostante la collocazione nella sezione Venice Open – Fuori Concorso, il mastodontico progetto pluriennale di Alex Gibney su Elon Musk era comunque uno dei film più attesi dell’83ª Mostra del Cinema di Venezia, soprattutto per il soggetto scelto: una delle figure pubbliche più ingombranti del dibattito mondiale, nonché l’uomo più ricco del pianeta. Nelle quasi quattro ore di durata, Musk è onnipresente, ma soprattutto attraverso i tantissimi filmati d’archivio. Ha rifiutato di farsi intervistare da Gibney, togliendo al regista la possibilità di indirizzare direttamente la conversazione. Dopo la presentazione del film, il suo avvocato ne ha contestato contenuti e metodo, sostenendo tra l’altro che la produzione non avrebbe interagito con il suo team legale.
 

Con consapevole ironia, Gibney ha però trovato un modo per costruire comunque una sorta di intervista. Il regista ha omaggiato una delle idee più bizzarre associate a Musk, cioè che la nostra realtà potrebbe essere una simulazione di cui siamo tutti inconsapevoli, sostituendo l’intervista tradizionale con le dichiarazioni di un Elon Musk ricreato digitalmente attraverso intelligenza artificiale e CGI. Le parole, però, non vengono inventate: sono dichiarazioni realmente pronunciate da Musk e riorganizzate all’interno del film.

Elon Musk senza Elon Musk

L’assenza volontaria del protagonista finisce per diventare uno degli elementi più curiosi del documentario. Musk non concede al regista la possibilità di interrogarlo, ma la quantità di materiale pubblico prodotto negli anni è tale da permettere comunque a Gibney di costruirne una presenza quasi continua. Il problema opposto ha riguardato invece molte delle persone che avrebbero potuto parlare di lui. Gibney ha raccontato che diversi interlocutori, compresi individui che avevano lavorato nelle sue aziende o gli erano stati vicini, hanno preferito non comparire davanti alla macchina da presa per timore delle possibili conseguenze.
 

C’è comunque qualche colpo giornalistico interessante, come l’ampia intervista ad Ashley St. Clair, che ha conosciuto Musk, lo ha sostenuto politicamente e ha avuto un figlio con lui. Ma non emergono rivelazioni capaci di ribaltare completamente l’immagine già pubblica dell’imprenditore. Ed è forse inevitabile. Musk è da anni uno degli uomini più esposti del pianeta, racconta continuamente sé stesso sui social e viene osservato in maniera quasi ossessiva dalla stampa. Il film dispone quindi di una quantità enorme di materiale, ma deve confrontarsi con un personaggio sul quale sembra sia già stato detto quasi tutto.

La svolta politica di Musk che ha cambiato il film

Si è arrivati a una durata di 225 minuti, cui nella versione veneziana si aggiungono 10 minuti di intervallo, anche perché durante la lavorazione la vita pubblica di Musk ha preso una deviazione che ha costretto Gibney ad ampliare il progetto. L’imprenditore è passato sempre più decisamente dalla tecnologia e dalla finanza alla politica, trasformando anche la percezione della propria figura. Diventato famosissimo attraverso aziende come SpaceX e Tesla, legate nell’immaginario collettivo all’esplorazione spaziale, alle automobili elettriche e alla promessa di un futuro tecnologicamente avanzato, Musk si è avvicinato apertamente a Donald Trump durante la campagna per le elezioni presidenziali statunitensi del 2024, diventandone uno dei maggiori finanziatori e successivamente un importante consigliere.
 

Con la seconda amministrazione Trump è diventato soprattutto il volto pubblico del Department of Government Efficiency, il DOGE, iniziativa nata per intervenire sulla spesa e sulla struttura dell’amministrazione federale. Musk non ne era formalmente l’amministratore, ma la sua presenza politica e mediatica è diventata inseparabile da quell’esperienza. La vicinanza alla destra statunitense ha ulteriormente polarizzato la sua figura. E neppure questo lunghissimo documentario potrà probabilmente influenzare davvero chi lo apprezza o chi lo disprezza, perché molti dei motivi per ammirarlo o detestarlo erano già noti prima che Gibney iniziasse a ricomporli.

Smontare la narrazione di un mito moderno

Se, partendo da un punto di vista palesemente molto critico, Gibney non poteva realisticamente ambire ad aprire gli occhi dei sostenitori di Musk sui pericoli che secondo il film egli rappresenta, perché realizzare comunque Musk? Sicuramente per mettere insieme una quantità di informazioni già note ma raramente organizzate con la stessa meticolosità. Ma soprattutto per riprendere il controllo della narrazione, utilizzando strumenti giornalistici e cinematografici per costruire una sorta di anti-epopea. Musk sembra infatti ossessionato dalla costruzione della propria immagine e dalla possibilità di raccontare gli eventi della sua vita secondo una precisa narrazione personale. Gibney procede nella direzione opposta: prende quelle stesse storie e tenta di smontarle una per una. Il documentario ricostruisce, per esempio, il ruolo dell’aiuto economico familiare agli inizi della carriera, ridimensiona il racconto dell’inventore solitario capace di costruire da zero ogni propria impresa e insiste sul peso avuto da investimenti, finanziamenti, contratti e sostegno pubblico nella crescita delle sue aziende. 

Non cerca tanto di negare le capacità di Musk quanto di separarle dalla mitologia che negli anni è stata costruita intorno a esse. È un tema particolarmente contemporaneo: il potere non consiste più soltanto nel controllare informazioni e risorse, ma anche nel riuscire a imporre una versione convincente di sé e degli eventi. Una questione che, da una prospettiva completamente diversa, ritorna anche in Das Signal e L’incendiaria: quarant’anni dopo, il potere ha cambiato rumore, dove la costruzione della realtà pubblica diventa essa stessa uno strumento di controllo. Gibney cerca quindi di riportare ogni episodio alla sua origine, fino a interrogarsi sulle ragioni che hanno accompagnato l’avvicinamento di Musk a Trump e sul rapporto tra interessi economici, potere politico e immagine pubblica.

Un’inchiesta più utile come saggio sul potere

Elon Musk è senz’altro abilissimo nel manovrare gli strumenti necessari a costruire la propria biografia pubblica. Gibney prova a smontarne i meccanismi uno dopo l’altro, ricordando agli smemorati e ai distratti quali siano state le tappe della sua vita e mostrando quale narrazione sia stata costruita intorno a ciascuna di esse. Ed è qui che Musk trova probabilmente la propria ragione d’essere. Se lo si considera un’inchiesta onnicomprensiva e definitiva su Elon Musk, dalla nascita al 2026, il documentario non riesce del tutto a soddisfare le enormi aspettative: è molto lungo, apertamente schierato e le autentiche rivelazioni sono relativamente poche.
 

Se invece lo si considera un’analisi più generale di come un uomo potente possa costruire la propria autobiografia pubblica e poi finire quasi per abitarla, il film diventa più interessante. Gibney osserva i meccanismi attraverso i quali un personaggio contemporaneo può trasformare intuizioni, successi, promesse, fallimenti e contraddizioni in una narrazione coerente e continuamente ripetuta. Musk diventa allora meno il tentativo di scoprire chi sia veramente Elon Musk e più un saggio cinematografico sul modo in cui oggi si fabbricano i miti. E sui mezzi che abbiamo ancora a disposizione per provare a smontarli.

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Scheda Film

Titolo originale: Musk
Genere: Documentario
Paese: Stati Uniti d’America
Anno: 2026
Regia: Alex Gibney
Sceneggiatura: Alex Gibney
Con: Justine Musk, Ashley St. Clair, Kara Swisher, Martin Eberhard, Zoë Schiffer, Geoffrey Hinton; Elon Musk attraverso materiali d’archivio e ricostruzioni digitali
Fotografia: Benjamin Bloodwell
Montaggio: Michael J. Palmer
Musica: Daniel Pemberton
Effetti visivi: MakeMake, Kaleida Studio, Mighty Oak
Produzione: Jigsaw Productions, Closer Media, Anonymous Content, Double Agent
Vendite internazionali: Black Bear
Distribuzione statunitense: Bleecker Street
Distribuzione italiana: non ancora annunciata
Durata: 225 minuti + 10 minuti di intervallo
Prima mondiale: Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2026 – Venice Open, Fuori Concorso

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un progetto di Piano9 Produzioni

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