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Drive my car (2021), la recensione del film giapponese di Ryusuke Hamaguchi: un'opera che parla di presente e

14/11/2021 15:48

Emanuele Di Luccio

Recensione Film, Festival, Festival di Cannes, Film Drammatico, Film Giappone, Ryūsuke Hamaguchi,

Drive my car (2021), la recensione del film giapponese di Ryusuke Hamaguchi: un'opera che parla di presente e futuro

L'adattamento dell’omonimo racconto di Haruki Murakami, contenuto nella raccolta Uomini senza donne del 2014.

A distanza di qualche mese dal successo di Wheel of Fortune and Fantasy, vincitore dell’Orso d’Argento (Gran premio della giuria) al Festival di Berlino, Ryusuke Hamaguchi si presenta a Cannes con Drive my car.

 

L’autore giapponese si è già distinto con Happīawā (Happy Hour, 2015), film dalla durata di 317 minuti girato interamente con attori non professionisti che, presentato al Festival di Locarno, sconvolse non poco critica e pubblico. Vincitore del Prix du scénario al Festival di Cannes, Drive my car, scritto insieme a Takamasa Oe (tra gli sceneggiatori de Il regista nudo, Netflix), è un adattamento dell’omonimo racconto di Haruki Murakami, contenuto nella raccolta Uomini senza donne del 2014.

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Kafuku, regista e attore di teatro, è sposato con Oto, una sceneggiatrice televisiva. Colpita da un improvviso arresto cardiaco, la donna muore lasciando il compagno con tanti dubbi e rimorsi. 

Negli ultimi tempi, infatti, Kafuku aveva scoperto i tradimenti di Oto con altri uomini, ma non gliene aveva mai parlato, non volendo rischiare di compromettere il loro rapporto. Questa la premessa del film. Due anni dopo, Kafuku, ormai celebre regista, viene chiamato a collaborare con un teatro fuori città, periodo che aprirà un nuovo capitolo della sua vita, pur restando ancorato alla misteriosa figura di Oto.

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Diamo per scontato di conoscere le persone che ci sono più vicine, qualche volta invece ci rendiamo conto di quanto i rapporti che costruiamo siano illusori: il film di Ryusuke Hamaguchi è un continuo dialogo interiore sull’efficacia della parola e della sua ambiguità.

 

Kafuku mette in scena spettacoli caratterizzati da un bizzarro espediente: gli attori in scena parlano lingue diverse, quasi a voler simboleggiare quanto dietro alle parole e al significato che esse hanno e producono, ci siano sfumature di sguardi e di intenzioni spesso molto diversi. Non a caso per tutto il film lo vediamo alle prese con la realizzazione di Zio Vanja di Anton Cechov, nelle cui pièces l’incomunicabilità e la perenne incomprensione fra i personaggi emerge da dialoghi spesso sconclusionati o che rimandano a intenzioni altre.

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Fondamentale per la narrazione il rapporto che il protagonista intrattiene con la sua auto, una Saab rossa 900 turbo, un luogo in cui si sente sicuro e a suo agio. Kafuku chiede sempre alle produzioni per le quali lavora di alloggiare lontano dal posto di lavoro, a un’ora o più di viaggio: questo tempo gli è necessario per guidare la sua auto. La Saab rossa 900 turbo diventa il suo luogo più intimo, nel quale si prende tempo per pensare e ripassare le battute per i suoi spettacoli.

 

Quando la produzione lo obbliga a prendere un’autista (con un escamotage non troppo credibile), una giovane ragazza di nome Misaki, dopo l'iniziale scetticismo i viaggi verso il lavoro diventano opportunità per una condivisione di parole ma soprattutto di silenzi.

Se con Wheel of Fortune and Fantasy, diviso in tre episodi sconnessi tra di loro, Hamaguchi aveva dimostrato la sua capacità di creare intrecci e di saper trattare tematiche sensibili con intelligenza, con Drive my car preferisce una narrazione lineare contenente molti personaggi, per una durata di quasi tre ore di film.

 

Il suo sguardo è curioso e trasporta lo spettatore a porsi delle domande interessanti e stimolanti, a rischio di sconfinare talvolta in situazioni un po’ parossistiche e rischiando di svilire alcuni personaggi in favore di altri.

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Da notare un notevole salto di qualità sul piano formale, che in Wheel of Fortune and Fantasy lasciava un po’ a desiderare. In Drive my car si percepisce una ricerca estetica più curata sin dalla prima inquadratura, molto bella e affascinante.


Buone prove dei protagonisti Hidetoshi Nishijima (Kafuku), Tōko Miura (Misaki), magnetica Reika Kirishima nei panni della compianta ed enigmatica Oto. Interessante la scelta di Masaki Okada nei panni dell’ambiguo e talvolta faticoso Takatsuki: Okada è un divo del cinema giapponese con più di venti film alle spalle. Da segnalare l’interpretazione di Park Yoo-Rim, nel ruolo della non udente Lee Yoon-a, che recita utilizzando il linguaggio dei segni e la sua espressione, sorprendente per la sua intensità, scommessa vinta.

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Drive my car è un film delicato che tratta in punta di piedi tematiche attuali come il rapporto fra passato e futuro, l’uso del linguaggio e le diverse forme di espressione.

Ma è anche un invito a riflettere su quanto possa essere utile riuscire a darsi delle risposte a queste domande. Ci si interroga: se avessimo una risposta, la nostra vita cambierebbe davvero? Forse talvolta basterebbe cedere il volante della propria auto a qualcun altro e lasciarsi trasportare in un posto che non si conosce, proprio come Kafuku e Misaki.


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Genere: drammatico
Titolo originale: Drive My Car
Paese, anno: Giappone, 2021
Regia: Ryūsuke Hamaguchi
Sceneggiatura: Ryūsuke Hamaguchi
Fotografia: Hidetoshi Shinomiya
Montaggio: Azusa Yamazaki
Interpreti: Hidetoshi Nishijima, Masaki Okada, Reika Kirishima, Tōko Miura
Colonna sonora: Eiko Ishibashi
Produzione: Bitters End, C&I Entertainment Inc., Culture Entertainment Co.
Distribuzione: Tucker Film
Durata: 179'
Data di uscita: 23/09/2021


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