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Animali selvatici (2023), la recensione: il nuovo film del cineasta rumeno Cristian Mungiu

05/07/2023 19:00

Marcello Perucca

Recensione Film, Film Drammatico, Film Romania, Cristian Mungiu,

Animali selvatici (2023), la recensione: il nuovo film del cineasta rumeno Cristian Mungiu

Il nuovo film del cineasta rumeno Cristian Mungiu è la scansione profonda del cervello di un’intera società.

Cristian Mungiu è fra i principali cineasti della nuova cinematografia rumena, da sempre osservatore critico delle dinamiche interne al proprio paese e delle aspettative, spesso disilluse, lasciate dalla rivoluzione che ha portato al crollo della dittatura e alla morte di Ceausescu.

Dopo alcuni anni di assenza torna ora sugli schermi con il suo nuovo film, Animali selvatici. Da quando, cioè, vinse a Cannes la Palma d’Oro con l’intenso Un padre, una figlia, film con il quale non solo proponeva, come sua abitudine, uno sguardo critico volto all’interno di una nazione, ma ragionava anche e soprattutto sulle difficoltà e la disillusione crescente percepita nel paese dopo l’ingresso nell’Unione Europea.

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Anche con Animali selvatici Mungiu adotta uno sguardo introspettivo rivolto alle viscere del proprio paese e, al contempo, prende spunto da una microrealtà locale – quella di un piccolo villaggio in Transilvania dove coabitano abitanti di lingua rumena e ungherese – per allargare lo sguardo al di fuori dei confini della nazione, arrivando a denunciare le derive xenofobe che stanno investendo tutta l’Europa e l’Occidente in generale.

Il titolo italiano è la versione non particolarmente efficace di quello originale R.M.N., acronimo che sta a indicare la Risonanza Magnetica Nucleare, cioè l’esame al quale Otto (Andrei Finți) padre del protagonista principale Matthias (Marin Grigore), si sottopone per cercare di trovare le cause della patologia che lo affligge: la narcolessia, utilizzata, in questo caso, come metafora del rifiuto da parte di una persona anziana di vivere in mondo che non riconosce più.  

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Matthias, che lavora in un macello in Germania, dopo un litigio con un collega, sfociato in un insulto razzista, decide di abbandonare il suo posto di lavoro.

Vuole fare ritorno, poco prima di Natale, a Recia, il suo paese natio in cui vivono la moglie Ana (Macrina Bârlădeanu) con la quale trascina un rapporto ormai sfibrato e Rudi (Mark Blenyesi), il figlioletto. Quest'ultimo ha smesso di parlare dopo che una mattina, lungo il sentiero che attraversa i boschi e lo porta a scuola, è rimasto traumatizzato da qualcosa che, allo spettatore, non è dato sapere: sicuramente una preveggenza di ciò che accadrà in seguito.

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Nel villaggio la vita sembra scorrere tranquilla, sino a quando la Signora Dénes (Orsolya Moldován), proprietaria del panificio locale e la sua direttrice Csilla (Judith State), la quale ha una storia clandestina con Matthias, decidono di assumere tre immigrati dallo Sri Lanka per ovviare alla carenza di personale, considerata la ritrosia dei locali a occupare quei posti visto il basso livello dei salari. L’iniziativa delle due donne porterà a una vera e propria rivolta della cittadinanza che osteggerà i pacifici lavoratori cingalesi, arrivando a indire una partecipata assemblea alla quale partecipa tutto il paese e nella quale verrà decisa la loro cacciata. 

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Animali selvatici è un film corale che si muove su piani diversi, quello realistico e quello allegorico, che si intersecano e si mischiano fra loro. 

 

Alla prima categoria appartengono le scene di vita quotidiana del villaggio, con i suoi personaggi ben definiti, e le manifestazioni di intolleranza xenofoba che sfociano nella violenza sia verbale che fisica, in cui anche il parroco si schiera contro la presenza degli operai asiatici. 

Bellissima e di forte impatto la sequenza dell’assemblea pubblica: diciassette minuti di grande cinema, in cui la camera passa da un volto all’altro con un abile gioco di messe a fuoco, per assistere allo sversamento di tutto l’odio insito nell’uomo. Al contrario, allegoriche sono le numerose scene in cui gli orsi – gli animali selvatici del titolo - diventano nell’immaginario collettivo i nemici da cacciare e dai quali difendersi, esattamente come lo sono i pacifici e operosi lavoratori srilankesi.

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Il regista è impietoso nel descrivere un microcosmo che diventa, di fatto, specchio di un’intera società. 

 

Lo fa confrontando e mettendoli in discussione, vari dilemmi attuali, quali solidarietà e individualismo, tolleranza ed egoismo, incapacità nell’accettare chiunque possa essere considerato un diverso identificandosi in un determinato gruppo etnico, con il senso di inclusione. E lo fa senza risparmiare nessuno; Mungiu ha uno sguardo durissimo sia nei confronti della popolazione locale intollerante e violenta, che si vanta di aver allontanato gli zingari dal proprio territorio e ora vuole cacciare gli uomini dello Sri Lanka, sia nei confronti della chiesa e dei suoi rappresentati che rinnegano, di fatto, i principi del cristianesimo. 

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Non è tenero nei confronti di Matthias, incapace di ricucire il rapporto con la moglie e comprendere le paure del figlio, ma anche di avere un rapporto sincero con Csilla, con la quale tenta di ristabilire una relazione senza essere in grado neppure di pronunciare le parole “ti amo”. Allo stesso tempo Mungiu non è clemente neanche nei confronti di quella che si potrebbe definire l’intellighenzia locale: la Signora Dénes e la stessa Csilla, che suona Brahms e le danze ungheresi al violoncello ma che non ha remore nel procacciare manovalanza a basso costo su ordine della propria datrice di lavoro, o il giovane francese rappresentante di una ONG inviato sul posto a fare una ricerca sugli orsi che popolano la zona ma incapace di connettersi fino in fondo alla realtà locale. 

Cristian Mungiu utilizza la sua macchina da presa come un vero e proprio scanner per eseguire una R.M.N., una risonanza magnetica che permetta da un lato di vedere i danni che affliggono i cervelli dei vari protagonisti, dall’altro a scandagliare le menti di tutti noi che viviamo in questa società, così opulenta e così irrimediabilmente respingente e chiusa all’interno di alte mura erette a difesa dell’aggressione di quegli animali selvatici che non smetteranno mai di arrivare.

 

L’ultima fatica del regista rumeno, distribuita da Bim Film, uscirà nelle sale del nostro paese a partire dal 6 luglio prossimo. 


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Genere: drammatico

Titolo originale: R.M.N.

Paese/Anno: Francia, Romania, Svezia | 2022

Regia: Cristian Mungiu

Sceneggiatura: Cristian Mungiu

Fotografia: Tudor Vladimir Panduru

Montaggio: Mircea Olteanu

Interpreti: András Hatházi, Judith State, Macrina Barladeanu, Marin Grigore, Orsolya Moldován, Zoltán Deák

Produzione: Film i Väst, Filmgate Films, Les Films Du Fleuve, Mobra Films, Why Not Productions

Distribuzione: Bim Distribuzione

Durata: 125'

Data di uscita: 06/07/2023

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