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The Green Border (2023), la recensione: il film di Agnieszka Holland tra poesia e denuncia potente

29/09/2023 17:00

Matilde Migliosi

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The Green Border (2023), la recensione: il film di Agnieszka Holland tra poesia e denuncia potente

The Green Border è una storia, divisa in capitoli, che dà voce a chi non ce l’ha.

Tra tanti film apprezzati all'80mo Festival del Cinema di Venezia, un terremoto ha scosso la critica: la visione diThe Green Border. L’ultimo film di Agnieszka Holland sembra aver messo d’accordo tante voci diverse fra loro, accordandole in quella di una potente denuncia sociale. 

 

The Green Border è una storia, divisa in capitoli, che dà voce a chi non ce l’ha. 

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Una famiglia siriana, scappando dall’Isis, atterra all’aeroporto di Minsk, in Bielorussia, per raggiungere un parente in Svezia.

Il percorso sembra semplice e senza intoppi: i protagonisti raggiungono la Polonia e riescono a entrare in Europa…ma il loro incubo inizia proprio qui. I profughi vengono infatti riportati in Bielorussia, successivamente in Polonia, in un valicamento infinito, sempre scortati da militari di confine che agiscono da veri aguzzini.

I capitoli successivi continuano a seguire le vicende dei migranti, mentre si concentrano su altri personaggi: dalle guardie di frontiera polacche, plagiate da un forte indottrinamento maschilista e razzista da parte dello Stato; agli attivisti connazionali che rischiano la loro vita e collezionano multe e arresti per aiutare, nei limiti della legge e non, i profughi.

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Quella di The Green Border è una storia senza fine, che continua tutt’ora, e assume particolare rilevanza - e denuncia sociale - se confrontata con le recenti vicende del popolo ucraino: la stessa frontiera, che prima respingeva afgani e siriani, ora accoglie gli ucraini mettendo loro a disposizione mezzi di trasporto e guardie di frontiera, bendisposte a soccorrere donne e bambini in difficoltà. 

 

Il film di Holland grida quindi con forza un messaggio palese: esistono migranti di serie A e di serie B. E queste scelte politiche dipendono anche da quanto è forte il gap culturale che ci separa.

 

In un periodo storico in cui la stampa mainstream non è affidabile, un film come quello di Agnieszka Holland risulta indispensabile ed efficace, molto più di un semplice reportage. Il messaggio, infatti, è stato accolto tanto da essersi guadagnato il Premio Speciale della Giuria del Festival del Cinema di Venezia.

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La dinamica della storia è così elementare da essere brutale, nonostante la situazione geopolitica presente sia più complessa che mai: due Paesi giocano una partita a ping pong con delle vite umane e la rete è un tagliente filo spinato.

Molto si è detto sulla potenza sociale che il cinema può avere e su quale sia il suo scopo più alto. The Green Border ricorda un documentario nella sua capacità di materializzare fatti reali e ricorrenti, ma al tempo stesso si serve anche della più suggestiva tecnica cinematografica.

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A iniziare dal bianco e nero potente e pastoso, che Holland usa dopo il verde rigoglioso della foresta che vediamo all’inizio del film: con queste premesse, la fotografia risulta ancora più efficace nel rappresentare storie strazianti di un’umanità senza volto, fantasmi fotografati solo grazie all’obiettivo, cimiteri paludosi e urla laceranti che vengono soffocate dal bosco.

La macchina da presa segue da vicino le persone sdraiate nel fango, tremanti dal freddo; si avvicina velocemente e, per stare al passo, ricorre a movimenti bruschi, sporchi - proprio come i loro vestiti - ma resta lucida e precisa nella rappresentazione dei dettagli, consapevole della loro importanza. Vengono mostrati con rispetto e persistenza i piedi, ricoperti di calli e piaghe, gelati dal freddo, e sulle cui piante sembra essere scritta un’intera storia di sofferenza.

In un film in cui la cruda realtà descrive se stessa, c’è spazio anche per piccole e delicate metafore rappresentate dagli animali del bosco; è questa l'unica componente fiabesca in una vicenda che, durante la visione, acquista sempre più i tratti di un racconto del terrore. Gli alci che incontra Julia prima di unirsi ai volontari, il lupo che osserva Jan (la guardia di frontiera combattuta sulla scelta più giusta da fare) e persino le giraffe che Nur, il bambino, immagina di aver visto.

I fotogrammi restano impressi nella mente, come cartoline inviate da un centro di prigionia che aspettano di essere ricevuti da un destinatario importante. Qualcuno in grado di vedere ciò che finora era celato e di conoscere una verità negata.

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The Green Border non ha smesso di raccontare la sua storia una volta terminati i titoli di coda: non appena il film è uscito nelle sale, è stato boicottato in ogni modo dal governo polacco che lo ha paragonato a propaganda nazista, azzerando le sue chance di rappresentare il Paese agli Oscar.


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Genere: drammatico

Paese, anno: Polonia/Francia/Repubblica Ceca/Belgio, 2023

Regia: Agnieszka Holland

Sceneggiatura: Agnieszka Holland, Gabriela Lazarkiewicz-Sieczko, Maciej Pisuk

Fotografia: Tomasz Naumiuk

Musiche: Frédéric Vercheval

Interpreti: Behi Djanati Atai, Agata Kulesza, Maja Ostaszewska, Tomasz Wlosok, Piotr Stramowski, Jasmina Polak, Magdalena Poplawska, Maciej Stuhr, Marta Stalmierska

Distribuzione: Movies Inspired

Produzione: Astute Films, Beluga Tree, Blick Productions, Canal+ Polska, Centre du Cinéma et de l'Audiovisuel de la Fédération Wallonie-Bruxelles, Centre national du cinéma et de l'image animée, Czech Television, Eurimages, European Film Academy, Field Entertainment, Films Boutique, Marlene Film Production, Metro Films, Sofica La Banque Postale Image 17, Státní fond kinematografie, ZDF/Arte

Durata:147 min

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