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Weapons (2025), la recensione: una fiaba nera sulla nostra società

25/09/2025 01:00

Marco Filipazzi

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Weapons (2025), la recensione: una fiaba nera sulla nostra società

Una fiaba nera ambientata nella profonda suburbia americana, che usa il genere horror come metafora per esplorare la nostra società.

Nel 2022 Barbarian si era rivelato un’ottima sorpresa nel panorama horror, merito soprattutto di Zach Cregger, sceneggiatore e regista. Era ovvio che l’annuncio di Weapons destasse curiosità nel pubblico, soprattutto considerando la bizzarra premessa.


“La notte prima, alle 2:17, tutti i bambini della classe della professoressa Gandy si sono svegliati, sono scesi dal letto, sono andati di sotto, sono usciti dalla porta di casa finendo nell’oscurità… e non sono più tornati”.


Questa frase, pronunciata nel trailer, è impressa come lunghissima tag-line sul poster e - giusto per rimarcare il concetto - torna nella sequenza d’apertura del film. Ciò che ne deriva è un racconto corale che molto deve alla narrativa di Stephen King.

Weapons è una storia ispirata da Stephen King

Come avviene in molte delle opere del Re di Bangor un dramma improvviso sconvolge una piccola e placida comunità (la Derry di It o la Chester’s Mill di Under the dome) e la storia progredisce attraverso differenti punti di vista, frammentando la narrazione e trovando così il modo di inserire svariate sottotrame.

Per rimarcare questo concetto, Zach Cregger decide di dividere il film in 6 capitoli (un trucco che aveva già usato in Barbarian spezzando la storia in tre atti che facevano progressivi salti nel passato), ognuno dei quali segue un differente personaggio, sviscerandone i drammi e le contraddizioni e che è, al netto di tutto, la parte più riuscita della sceneggiatura.

C’è la maestra della classe che viene additata dalla comunità come colpevole della sparizione. C’è il preside della scuola che si barcamena come meglio può. C’è la polizia che brancola nel buio, mentre i cittadini esigono di sapere dove siano finiti questi 17 bambini. C’è un padre che tenta di farsi giustizia da solo. C’è un tossico che si ritrova immischiato in qualcosa di più grande di lui. E poi c’è Alex, l’unico bambino della classe della professoressa Gandy a non essere scomparso nel nulla.

Che succede se i personaggi prevalgono sulla storia?

Ne abbiamo già parlato a proposito di The Monkey, tratto proprio da King: molto spesso sono più interessanti i personaggi e le loro motivazioni rispetto alla storia che viene raccontata. Beh, una cosa del genere vale anche per Weapons. Il mistero della sparizione dei 17 bambini è la molla che fa scattare la storia, ma al contempo è anche il pretesto che Zach Cregger usa per poter parlare di ciò che davvero gli interessa: la piccola comunità di Maybrook viene utilizzata come metafora per analizzare la nostra società al microscopio, esplorandone i conflitti morali ed etici attraverso il differente punto di vista dei suoi abitanti.

Questa continua alternanza crea anche un costante cambiamento di tono che a tratti potrebbe anche essere destabilizzante, passando in scioltezza da scene drammatiche ad atmosfere horror, da momenti di fulgida tensione sino a espedienti grotteschi e carichi di black humor. Ne è un esempio perfetto il personaggio di Amy Madigan (strepitosa!) che solo con la sua presenza scenica porta il film verso una deriva inaspettata e surreale.

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Cosa funziona in Weapons?

Le note un po’ dolenti riguardano ambizioni e aspettative, che erano decisamente alte e che Zach Cregger non riesce a soddisfarle tutte in pieno, lasciando che a volte la sua vena autorale prenda il sopravvento e che le immagini valgano più del racconto. Giunti ai titoli di coda infatti, si ha la sensazione di aver visto sì un film d’impatto, ma che esso sia anche profondamente imperfetto. Tutte le domande messe in scena non trovano sempre una degna risposta, anzi alcune sono lasciate in sospeso, e di sicuro la sequenza finale (tanto surreale e grottesca da sfiorare i limiti del ridicolo) lascerà scontenti molti spettatori, soprattutto quelli che si aspettavano in Weapons un horror puro.

La verità è che il film altro non è che una fiaba nera ambientata nella profonda suburbia americana, che usa il genere horror come metafora per esplorare la nostra società e non si limita a raccontare solo la ricerca di 17 bambini scomparsi. Non tutto funziona come dovrebbe, eppure non si può non ammettere che Weapons emani un fascino ammaliante proprio per il suo amalgamarsi di generi e toni che lo rende un film unico e originale. Scusate se è poco…


Genere: horror

Titolo originale: Weapons

Paese/Anno: USA | 2025

Regia: Zach Cregger

Sceneggiatura: Zach Cregger

Fotografia: Larkin Seiple

Montaggio: Joe Murphy

Interpreti: Alden Ehrenreich, Amy Madigan, Austin Abrams, Benedict Wong, Callie Schuttera, Cary Christopher, Clayton Farris, Josh Brolin, Julia Garner, June Diane Raphael, Luke Speakman, Toby Huss, Whitmer Thomas

Colonna sonora: Hays Holladay, Ryan Holladay, Zach Cregger

Produzione: Boulderlight Pictures, Subconscious, Vertigo Entertainment

Distribuzione: Warner Bros.

Durata: 128'

Data di uscita: 06/08/2025

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