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The Monkey (2025), la recensione del film di Oz Perkins tratto da Stephen King

01/09/2025 09:00

Marco Filipazzi

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The Monkey (2025), la recensione del film di Oz Perkins tratto da Stephen King

Possiamo affermare con sicurezza che ci sono stati adattamenti ben peggiori delle opere del Re di Bangor.

Abbiamo già avuto modo di divagare sui frequenti flirt tra Stephen King e il cinema e diciamocelo chiaramente: la maggior parte delle volte non sono stati matrimoni memorabili. Senza nulla togliere al Re (non a caso soprannominato così) se analizzate in profondità molte delle sue storie sono relativamente semplici, talvolta quasi banali. 

La bambina che amava Tom Gordon sono 300 pagine su una ragazzina persa nel bosco. Il gioco di Gerard 350 pagine di una donna incatenata al letto che cerca di salvarsi. Cujo 400 pagine su di una famiglia assediata nella loro auto da un cane idrofobo. Non stiamo dicendo che King abbia delle idee del piffero, ma semplicemente che il suo modo di scrivere è di gran lunga più coinvolgente rispetto all’idea che c’è alla base della storia, a volte un puro pretesto per far muovere i personaggi. Ed è per questo che molto spesso gli adattamenti delle sue opere convincono solo in parte: trasporre una storia scarna con un altro linguaggio, spogliandola della magia delle parole di King, fa sì che ne lasci visibile lo scheletro.

Di che cosa parla La scimmia, tratto da Stephen King

Quando venne annunciato l’adattamento del racconto La scimmia, contenuto nella raccolta Scheletri, un po’ si temette il peggio…proprio perché è una storia sciocca! Un ragazzo trova un inquietante giocattolo a forma di scimmia e scopre che ogni volta che questa batte i piatti tra le zampe, qualcuno muore. È quel tipo d’idea che può reggere bene per una trentina di pagine, ma essere l’ossatura di un intero film è tutt’altra cosa.

Ed è qui che entra in gioco Oz Perkins, fattosi notare prima con February – L’innocenza del male, poi con Gretel e Hansel, infine con Longlegs, uscito una manciata di mesi prima di The Monkey. A onor del vero, le produzioni dei due film furono molto ravvicinate: Perkins aveva appena finito di girare The Monkey quando Longlegs venne distribuito. Pertanto quelli che si aspettano quel tipo di atmosfera resteranno delusi: a vederli, sembra quasi che i due film siano stati girati da persone differenti.

La scimmia è la svolta registica di Oz Perkins?

In The Monkey Oz Perkins lascia da parte tutta la sua estetica fighetta e simmetrica alla Wes Anderson - che aveva caratterizzato sia Gretel e Hansel, sia Longlegs - concentrandosi di più sulla storia e sui personaggi e sfoderando un’inaspettata verve comica. Sì, avete letto bene. Comica.

La storia di un giocattolo inanimato che, al battere del suo tamburo (questo sostituisce lo schiocco dei piatti del racconto), è in grado di uccidere qualcuno è di per sé abbastanza scema, oltre che sapere vagamente di già visto. Il meccanismo è infatti molto simile a quello di Final Destination: sappiamo che la morte è in agguato, ma non si sa né chi, né come colpirà; perciò le scene si infittiscono di dettagli e indizi che stuzzicano lo spettatore, lasciandogli immaginare ciò che avverrà.

Cosa funziona in La scimmia

Le morti sono senza dubbio la parte più riuscita del film, tanto grottesche e creative da rasentare il limite del caricaturale; roba che ti aspetteresti di trovare in uno degli splatter di Peter Jackson o Sam Raimi e che non sfigurerebbe in un film della Troma. Gente che esplode in piscina o che corre con la testa in fiamme come se fosse un Looney Tunes o un tir che decapita un’intera squadra di cheerleader.


La vera ossatura di The Monkey (che tradisce e amplia quella cartacea di King proprio per poter reggerne la durata) è invece basata su due gemelli che da ragazzini hanno avuto a che fare con la scimmia che ha praticamente sterminato la loro famiglia. 


Il trauma li segna profondamente: al punto che, una volta liberatosi del giocattolo, i due prendono strade diverse e non si vedono per decenni, finché la scimmia non ritorna nelle loro vite. 

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Una storia in cui il regista (che ha curato anche l’adattamento della sceneggiatura) riversa un proprio dramma personale, al punto da diventare quasi autobiografica: Oz Perkins era figlio di Anthony Perkins, reso immortale dal ruolo che gli diede Hitchcock in Psycho, morto quando il ragazzo aveva 18 anni. La madre di Oz invece era tra i passeggeri del primo volo che si abbatté sulle Torri Gemelle. In seguito alla tragedia lui e suo fratello Elvis si allontanarono, ma pare che i due si siano avvicinati solo in tempi recenti, sancendo la loro riappacificazione proprio con Longlegs, dove la colonna sonora è firmata proprio da Elvis Perkins. 

Al netto di tutto questo, il film è un buon adattamento di un racconto di King: preserva l’idea centrale e ne modifica il contorno per farla funzionare. The Monkey è scorrevole, ha un gusto spiccato per le morti truculente (e sono davvero tante se si considera che parliamo di poco più di 90 minuti) e un’inaspettata vena comica. Possiamo affermare con sicurezza che ci sono stati adattamenti ben peggiori delle opere del Re di Bangor.


Genere: commedia, horror

Titolo originale: The Monkey

Paese, anno: USA, 2025

Regia: Osgood Perkins

Sceneggiatura: Osgood Perkins

Fotografia: Nico Aguilar

Montaggio: Graham Fortin, Greg Ng

Interpreti: Adam Scott, Christian Convery, Colin O'Brien, Danica Dreyer, Elijah Wood, Janet Kidder, Kingston Chan, Laura Mennell, Nicco Del Rio, Osgood Perkins, Sarah Levy, Tatiana Maslany, Tess Degenstein, Theo James

Colonna sonora: Edo Van Breemen

Produzione: Atomic Monster, C2 Motion Picture Group, The Safran Company

Distribuzione: Eagle Pictures

Durata: 98'

Data di uscita: 20/03/2025

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