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Honey 2

10/07/2011 10:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Honey 2

All'inizio c'era Jessica Alba, giovane e affascinante ballerina che vedeva nella danza l'unica via per riscattarsi da un quartiere e, più in generale, da una vi

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All'inizio c'era Jessica Alba, giovane e affascinante ballerina che vedeva nella danza l'unica via per riscattarsi da un quartiere e, più in generale, da una vita di bassifondi. Otto anni dopo, sugli schermi arriva Honey 2, con al centro le vicende di Maria Ramirez, interpretata da Katerina Graham, già vista nella popolare serie The Vampire Diaries (interpretava la strega Bonnie, migliore amica della protagonista). Per Billy Woodruff (già regista del primo episodio), l'attrice diventa una ballerina sullo sfondo di una New York degradata e povera che, come la Honey di Jessica Alba, cerca di andare avanti nella vita con mosse sensuali e a ritmo.


Maria Ramirez (Katerina Graham) è appena uscita dal riformatorio dove era entrata a causa di un furto che aveva compiuto con la complicità dell'ex ragazzo Luis (Christopher Martinez). Tornata nel Bronx, Maria si reca al Rec Center, la scuola di danza ideata da Honey (la protagonista del primo capitolo) che per la ragazza rappresenta una sorta di rifugio, cercando, nel frattempo, un lavoro stabile, che le permetta di allontanarsi dalle strade. Tutto cambia quando il talento nel ballo della ragazza viene notato da Brandon (Randy Wayne), un volontario del Rec, che le chiede di aiutarlo a trasformare una banda di talentuosi quanto irrequieti ballerini in un gruppo di ballo. Dopo alcune titubanze, Maria accetta, ritrovando a poco a poco energia e entusiasmo per la danza. L'indisciplanato gruppo di ballerini, sotto la sua guida, si trasforma ben presto in una vera e propria crew, gli HD's, pronti anche a gareggiare nel famoso programma televisivo "Dance or Die", condotto da Mario Lopez. Ed è proprio in questa competizione che i destini di Maria e di Luis si intrecciano di nuovo, sfidandosi a colpi di danza.


Quanto appaiono lontani i tempi in cui il compianto Patrick Swayze insegnava all’ingenua Jennifer Gray a ballare il mambo e, insieme, a crescere e trasformarsi in donna indipendente. Pellicole come Dirty Dancing – balli proibiti e Flashdance hanno, negli anni, aperto le porte ad un nuovo filone cinematografico, che ha al suo centro il mondo del ballo e della crescita individuale attraverso passi di danza. Ma, quello che è certo, è che non basta far ballare i propri attori per trasformare una pellicola in un cult, come invece è avvenuto per i film sopracitati. Honey 2 risponde a tutte le caratteristiche del genere a cui appartiene, presentando una trama che, seppur lineare, scade immediatamente nel banale e nel già visto. La struttura di base dello script - la povera ragazza disagiata che trova nella danza la via di fuga e di riscatto - è riscontrabile nella gran parte dei film legati al mondo del ballo e, più in generale, dello spettacolo, da Burlesque fino allo stesso Honey. Universi narrativi senza spessore, senza una sceneggiatura degna di questo nome, capaci di montare solo numeri da palcoscenico uno dopo l'altro, in modo da raggiungere la soglia dei novanta minuti. La pellicola di Billy Woodruff non fa niente per discostarsi da questa mediocrità imperante, lasciando che la diegesi si sviluppi non grazie ad una trama ben studiata o a personaggi ben costruiti, quanto piuttosto a tutta una sfilza di coreografie e scene di ballo, di certo molto interessanti, ma che dal punto di vista visivo, rischiano di trasformare il film in un continuo videoclip. Una modalità che alla lunga indispettisce e annoia, anche perché il livello recitativo dell’intero cast raggiunge a stento la sufficienza. Dalla ragazza sfortunata al belloccio di turno, ognuno sfoggia le smorfie di un personaggio canonico, fino a risultare nient'altro che maschere senza anima, burattini a cui il pubblico ormai si è abituato e che sa riconoscere con estrema facilità. Sarebbe più proficuo risparmiare i soldi del biglietto e starsene a casa propria a vedere il programma televisivo statunitense America's Best Dance Crew, condotto sempre da Mario Lopez (indimenticabile A.C. Slater di Bayside School), dove alle esibizioni veramente spettacolari, si accompagnano racconti di vita e speranze più credibili e più empatiche di quelle messe in scena da Woodruff.



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