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Piccole bugie tra amici

24/03/2012 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Piccole bugie tra amici

Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, allora bastano pochi minuti per incasellare Piccole bugie tra amici nella schiera dei film assolutamente imperd

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Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, allora bastano pochi minuti per incasellare Piccole bugie tra amici nella schiera dei film assolutamente imperdibili. Un lungo piano sequenza in una discoteca dalle luci rosse mai così fredde, segue le vicende di Ludo (interpretato dal lanciatissimo premio Oscar per The Artist Jean Dujardin), giovane affascinante che si muove in un club come se ne fosse il padrone: abbrivio della pellicola che il sempre più talentuoso Guillaume Canet portò a Roma nella V edizione del Festival Internazionale del Film di Roma.


Ludo, dopo aver passato la notte a scatenarsi, si dirige verso casa quando l’alba comincia a far capolino all’orizzonte di Parigi. Il ritorno viene bruscamente stoppato da un brutale incidente che strappa Ludo dalla sua moto, costringendolo in un letto d’ospedale. Un nutrito gruppo di amici accorre al suo capezzale, ma sembra che ognuno sia più preoccupato dal pensiero di non poter partire per le vacanze, piuttosto che dalle instabili condizioni dell’amico, in equilibrio tra la vita e la morte. Nonostante il peso dell’assenza di quest'ultimo, tuttavia, tutti decidono di recarsi nella villa al mare a Cap Ferret di Max (François Cluzet, l’incredibile protagonista di Quasi Amici), che ben presto diventa lo scenario di piccoli drammi esistenziali. Max scopre che l’amico Vincent (Benoit Magimel) non ama più la moglie, ma prova un’attrazione per lui: la notizia lo sconvolge e rischia di rovinare per sempre l’amicizia tra i due. Marie (Marion Cotillard) è una donna che consuma un rapporto dietro l’altro alla ricerca di una persona capace di starle accanto, senza accorgersi che forse quella persona è già al suo fianco; Eric (Gilles Lellouche) è un attore sciupafemmine, che non riesce a smetterla di provarci con tutte. Infine c’è Antoine (Laurent Laffite) che sembra vivere nell'attesa dell’ennesimo sms dell’ex fidanzata (Anne Marivin). In tutto questo marasma di personalità, l’assenza forzata di Ludo pesa su ognuno di loro, incombendo come una nuvola carica di pioggia su una vacanza che promette tempesta.


Al suo terzo film da regista (dopo Mon Idole e Ne le dis à personne), Guillaume Canet dimostra ancora una volta di essere uno dei più talentuosi registi in attività, capace di realizzare film pressochè perfetti dal punto di vista formale: va citata, ancora una volta, la splendida sequenza d’apertura del film, in cui alla scena claustrofobica della discoteca si contrappone una Parigi immensa (non per questo meno soffocante) ma desolata, in cui Ludo è solo con se stesso, proprio come rimarrà per gran parte del film. A questa grande capacità registica si affianca una narrazione che attinge da diversi generi, alternando situazioni dall’alto tasso comico a momenti di profonda riflessione: i protagonisti – consapevoli dell’insuccesso delle proprie vite – rivolgono lo sguardo verso la propria individualità, strutturandosi come soggetti che, per rimanere nel gruppo di cui fanno parte, devono prima di tutto imparare a convivere con se stessi. Un viaggio interiore che scivola senza intoppi, senza pause o rallentamenti fastidiosi: lo spettatore non può far altro che lasciarsi guidare lungo i confini di Cap Ferret, in una vacanza dai toni dolceamari. Se proprio si volesse trovare un difetto all’ottimo lavoro di Canet, si potrebbe dire che tutti i personaggi - soprattutto all'avvio della pellicola - sono fin troppo caratteristici: dall’omofobico al narcisista, dalla bella e dannata fino all’idealista, la galleria con cui il regista ci mostra i suoi protagonisti profuma di macchiettistico. Ma l’impressione passa velocemente, anche perché in questo film corale la cosa più interessante è la relazione che si instaura tra i vari personaggi, in funzione della quale ognuno poi tenta di reinventarsi o comunque di arginare i danni della propria esistenza. Ed in questo Canet non sbaglia un colpo. Un regista capace di dirigere in maniera impeccabile i migliori attori francesi di questa generazione, riuscendo anche nella scrittura dell'ottima sceneggiatura e della colonna sonora. Chapeau.


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