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Mud

27/09/2014 10:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Mud

Una storia di crescita e di perdita, dove l’amicizia nasce nel momento meno atteso

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Presentato in concorso al 65° Festival di Cannes e, successivamente, passato anche per il Sundance Film Festival, Mud - terzo film del regista Jeff Nichols - approda finalmente anche nei cinema italiani. Sebbene arrivi con ritardo, la pellicola riesce comunque a convincere lo spettatore, trascinandolo in una storia di crescita e insieme di perdita, dove l’amicizia nasce nel momento meno atteso e la vita fa capolino in un destino troppo spesso avverso.


Ellis (il giovane Tye Sheridan, lanciato da The Tree of Life) ha quattordici anni e vive con i genitori in una casa galleggiante sul fiume, in un paesino dell’Arkansas. Il suo migliore amico è Neckbone (Jacob Lofland), orfano che vive con lo zio Galen (Michael Shannon), in grado di aggiustare quasi qualunque cosa. Un giorno, dopo una traversata del fiume, i due si imbattono in un motoscafo adagiato sulle chiome di un albero e pensano di farne il loro rifugio segreto. I due ragazzini, però, ancora non sanno che quella barca trascinata lassù dalle intemperie è già abitata da Mud (Matthew McConaughey), ritornato nel paese natale con il desiderio di ricongiungersi all’amore della sua vita, Jupiter (Reese Whiterspoon).


Mud in inglese significa fango: non a caso il film di Jeff Nichols è immerso nella natura che rappresenta, la bellissima palude tipica degli Stati Uniti del Sud, dove fiume e cielo si contendono la supremazia in un paesaggio dove gli uomini sono solo ospiti, non sempre graditi. La fotografia di Adam Stone riesce perfettamente a immortalare questo stato selvaggio, rendendolo una sorta di gabbia naturale dentro la quale i protagonisti si muovono impauriti. A ciò si accompagna la colonna sonora curata da David Perkins, che non si limita al mero accompagnamento musicale, ma diventa invece lo scheletro di una storia che pone al centro un fortissimo senso di amicizia. Matthew McConaughey presta il volto a un personaggio malinconico e ottimista al tempo stesso: un uomo pieno di contraddizioni e ombre, avvolto in una spirale di menzogne dal quale non riesce a emergere e che riesce a rimanere sè stesso solo grazie all’amore che lo lega all’egoista Jupiter. Ma non è il lato sentimentale l’elemento di maggior interesse del film: dove la pellicola riesce alla perfezione - nel placido e immutabile scorrere del fiume - è nella rappresentazione dell'amicizia tra Mud ed Ellis. Il ragazzino, che sta muovendo i primi passi per diventare adulto, alla scoperta dell’onore e dell’amore, vede nell'uomo una sorta di modello da emulare, una persona verso cui tendere. Proprio nell’amicizia con il vagabondo, Ellis scoprirà che non è tutto oro quello che luccica e che la crescita passa, inevitabilmente, attraverso sentieri impervi nei quali è facile perdersi e ferirsi. Attraverso Mud, il ragazzo vive una disillusione costante, ma allo stesso tempo scopre la lealtà e la fiducia. Jeff Nichols si mostra abile nel pennellare i tratti di questa amicizia così fuori dal comune che, in alcuni momenti, fa pensare a quella al centro de Il Grinta. La regia è compatta, solida, sicura di sé, capace di annullare i difetti di uno svolgimento a volte troppo lento con la costruzione di alcune scene madri che - a metà strada tra il racconto di formazione e il thriller - riescono a togliere il fiato.



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