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Stephen King e il cinema, tra opere minori e flop

10/08/2018 21:38

Marco Filipazzi

Ritratto, Film Horror, Stephen King, Film USA, Notte Horror,

Stephen King e il cinema, tra opere minori e flop

Scrittore di capolavori, sceneggiatore e regista... meno fortunato: l'esperienza di Stephen King nel cinema

Scrittore di capolavori, sceneggiatore e regista... meno fortunato: l'esperienza di Stephen King nel cinema

Stephen King è senza dubbio uno scrittore che non ha bisogno di presentazioni. Autore di seminali opere letterarie che hanno dato origine a capolavori del cinema, diretti dai massimi maestri del genere. Ma sappiamo che la collaborazione del Re di Bangor con tali personalità non è stata sempre serena.

 

Un esempio su tutti è il rancore viscerale che, ancora oggi, King nutre nei confronti di Stanley Kubrick e le distanze prese dall’adattamento del suo Shining: un film ritenuto all’unanimità un capolavoro, eppure ripudiato dallo scrittore, che lo giudica una versione snaturata della sua opera.

Ma Stephen King non è solo un autore dalle cui pagine sono stati tratti degli adattamenti: consultando il sito IMDB scoprirete che sono 266 le pellicole ispirate ai suoi scritti e che spesso King si anche è cimentato in prima persona. Ha prodotto, è apparso in piccoli ruoli, ha scritto sceneggiature (anche originali), ed è arrivato persino a vestire i panni di regista. Vediamo com'è andata.

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Gli adattamenti da Stephen King

Scordatevi i nomi di registi altisonanti di Stanley Kubrick, Brian DePalma, John Carpenter e David Cronenberg. Parliamo qui di perle come La metà oscura, diretto da George A. Romero (trasmesso anche nel palinsesto tv dell'amatissimo contenitore Notte Horror ben tre volte, nelle estati del 1996, del 1997 e del 2001): storia di uno scrittore che cerca di sbarazzarsi del proprio pseudonimo, salvo scoprire che esso si è trasformato in una persona reale.

Altre pellicole, tratte da romanzi e racconti meno noti dello scrittore di Bangor, sono:

 

  • Cose preziose, storia di un negozio che pare avere qualsiasi tipo di merce desiderata dai clienti, non importa quanto rara essa sia. Questo perché il propietario altri non è che il Diavolo.
  • Unico indizio la luna piena, pellicola a base di licantropi intrisa da una forte aurea anni ’80. Un ragazzino costretto sulla sedia a rotelle indaga sui misteriosi omicidi che avvengono nella sua sonnolenta città (ovviamente nel Maine) scoprendo che essi si compiono solo durante le notti di luna piena.
  • The mangler - La macchina infernale, diretto da Tobe Hooper, storia di un macchinario industriale attorno al quale avvengono strani incidenti che arrivano a costare la vita a un operaio.

In ultima battuta uno dei must da vedere è Cimitero vivente: storia di un vecchio luogo di culto indiano in grado di riportare in vita i morti. E, in effetti, la scena del camion è davvero agghiacciante. Esiste anche un apocrifo sequel, con il quale però Stephen King non ha nulla a che fare.

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Stephen King lo sceneggiatore

Non solo adattamenti, ma anche sceneggiature scritte appositamente per il grande schermo. Come nel caso de I sonnambuli, romanzo mai pubblicato che King decide di trasformare in sceneggiatura da affidare all’amico regista Mick Garris. La storia ruota attorno a Charles Brady e sua madre, appena trasferiti in una nuova città dove nessuno sospetta che siano creature simili a vampiri (chiamate appunto Sonnambuli) che si nutrono dell’energia vitale di giovani vergini.

Il film è un discreto b-movie, affossato da un ritmo fiacco ma parzialmente riscattato da abbondanti dosi di splatter, da un make-up delle creature che va oltre la sufficienza e da numerosi camei: Joe Dante, Tobe Hooper, John Landis, Clive Barker e lo stesso Stephen King.

Decisamente meglio è andata quando King si è ritrovato a collaborare con un altro amico regista: il maestro George A. Romero. Ispirandosi ai fumetti horror degli anni ’50 della EC Comics, nel 1982 i due danno vita a quel gioiello a episodi che è Creepshow. King scrive con ispirazione, Romero dirige con passione e il risultato sono cinque storie dell’orrore in equilibrio tra il grottesco e l’inquietante. Di esse solo due si basano su racconti precedentemente scritti da King: La cassa e La morte solitaria di Jordy Verrill, il cui protagonista sullo schermo è proprio lo stesso scrittore.

Cinque anni più tardi arriva al cinema il sequel di Creepshow, dove però il coinvolgimento dei due autori è solo marginale. Stephen King si limita a fornire i soggetti e Romero si occupa di trasporli in una prima bozza di sceneggiatura, in seguito rimaneggiata.

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La prova da regista di Stephen King

Nel 1986 Stephen King è all’apice del suo successo. Nelle librerie arriva It, suo indiscusso capolavoro e da lì ogni suo romanzo pubblicato diventa un bestseller mondiale, come ogni adattamento delle sue opere riesce a richiamare in sala folte platee di spettatori paganti.

Così il Re, colto da una sorta di delirio d’onnipotenza (accompagnato da cocaina e alcool), decide di cimentarsi lui stesso nell’impresa di portare sul grande schermo un proprio adattamento. La scelta cade su Maximum Overdrive, tradotto in Italia come Brivido, tratto dal racconto breve (contenuto nella raccolta A volte ritornano) Camion.

Si tratta di un b-movie in piena regola: il nostro pianeta viene travolto dalla scia di una cometa che rende senziente qualsiasi macchina creata dall’uomo, dagli elettrodomestici ai bancomat. La storia si concentra su di una stazione di servizio dove un pugno di sopravvissuti cerca di resistere all’assedio di un gruppo di camion.

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Che King sia un narratore eccellente è fuori dubbio, ma il cinema non è la letteratura e ci sono regole ben diverse. Il problema più evidente di Brivido è proprio la gestione della narrazione e la messa a fuoco dei personaggi, che risultano grossolani e stereotipati. In più vi sono una serie di contraddizioni logiche che restano a tutt’oggi inspiegate. Una su tutte: perchè i camion si ribellano all’uomo... mentre le automobili no? Dopo l’evidente scottatura Stephen King non ha mai più provato a tornare dietro la macchina da presa, ma ha seguitato a regalarci splendide opere letterarie. E forse è meglio così.


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