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Star Trek

07/05/2009 10:00

Marco Etnasi

Recensione Film, star trek,

Star Trek

James Tiberius Kirk (Chris Pine) è un ragazzo irrequieto, indisciplinato, molto intelligente e con spiccate attitudini alla leadership, ma soprattutto è il figl

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James Tiberius Kirk (Chris Pine) è un ragazzo irrequieto, indisciplinato, molto intelligente e con spiccate attitudini alla leadership, ma soprattutto è il figlio di quel Comandante Kirk che in soli dodici minuti di comando dell’Enterprise salvò le vite di più di 800 persone sacrificando la propria. Spock (Zachary Quinto) è un adolescente del pianeta Vulcano, nato dal matrimonio misto fra un vulcaniano ed un’umana (Winona Ryder); nella sua perenne logicità ed imperscrutabilità è esattamente l’opposto di Kirk. Entrambi vengono ammessi all’Accademia della Flotta Stellare, un training camp per reclute che ha come obiettivo quello di plasmare giovani abili a poter salire sulla più avanzata nave stellare mai creata prima, l’U.S.S. Enterprise. Il tempo per l’addestramento e le liti tra l’irriverente Kirk e l’impassibile Spock si esaurisce in breve, sotto il comando del Capitano Cristopher Pike (Bruce Greenwood), il patrocinio medico di Leonard “Bones” McCoy (Karl Urban) e le trovate scientifiche di Montgomery “Scotty” Scott (Simon Pegg) tutti arruolati a bordo dell’Enterprise per fermare le diaboliche mire di Nero (Eric Bana), un romulano che vuole assorbire tutti i pianeti, Terra compresa, in un buco nero artificiale per vendicarsi della distruzione del proprio pianeta natale.


Esattamente sette anni dopo il flop di Star Trek: La Nemesi e dopo sei serie televisive e dieci lungometraggi torna, nella sua pluriquarantennale esistenza, Star Trek. «È necessario tornare alle origini della storia per riuscire a comprenderne il senso e l’evoluzione» ammette J. J. Abrams, produttore e direttore di serie tv cult come Lost e di film di successo come Cloverfield e Mission Impossible: III. Sostenendo la necessità del ritorno alle origini, Abrams non solo anticipa la struttura narrativa del suo Star Trek, ma dimostra di aver capito che per affrontare una storia ormai imbrigliata da più di quarant'anni di evoluzioni nella trama (e di fronte a legioni di fan di più generazioni, che la serie è sempre stata in grado di sedurre) serviva un approccio nuovo.


Coadiuvato dall’avvincente sceneggiatura targata dal duo Orci-Kurtzman - già collaboratori di Abrams in Fringe - il regista americano crea un prequel che ha il duplice merito di introdurre e far appassionare i neofiti della serie alle lotte interstellari dell’Enterprise, ma al tempo stesso quello di omaggiare ed approfondire contenuti da veri e propri cultori, inserendo per esempio nel cast Leonard Nimoy, storico interprete di Spock, in un ruolo niente affatto prevedibile o scontato. Il casting del film non finisce qui di sorprendere; sono infatti splendidi gli attori che compongono l'equipaggio interstellare, fra cui Zachary Quinto (uno Spock perfetto e per certi versi inedito), Chris Pine, Simon Pegg (il cui personaggio riesce a unire ironia e dogmaticità) e Eric Bana, che infonde al Capitano Nero una poetica sfumatura romantico-patriottica facendola confluire nella pazzia più estrema. Star Trek supera ogni aspettativa e si candida prepotentemente come uno dei film più innovativi ed innovatori di tutto il 2009, soprattutto dal punto di vista visivo, con lo straordinario Roger Guyett della Industrial Light & Magic capace di creare effetti speciali sobri e leggeri ma con qualità e spettacolarità al di sopra di ogni precedente. «Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell'astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale, diretta all'esplorazione di nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima», J. J. Abrams a parte.



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