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le parti noiose tagliate

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Have a Nice Day

02/10/2017 10:00

Samantha Ruboni

Recensione Film,

Have a Nice Day

Animazione cinese, che mette d'accordo tarantiniani e amanti di Wong Kar-wai

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Presentato al Festival di Berlino 2017 e al 22esimo Milano Film Festival come unico lungometraggio animato in concorso, Have a Nice Day è la storia di una borsa di soldi e degli avvenimenti che le ruotano attorno. Tra mafia, gloria, operazioni di chirurgia plastica, internet cafè e macellai assassini, questo film di animazione cinese ci porta in un mondo nascosto e sporco. Strizzando l'occhiolino ai registi come Quentin Tarantino, i fratelli Coen e Kar-Wai Wong, la storia risulta un complicato intreccio di vite che si districherà in un finale esplosivo.


Presentato alla Berlinale, Have a Nice Day arriva in anteprima in Italia durante i giorni del Milano Film Festival. Una storia intrigante e intrecciata, con un'animazione che ricorda da vicino quella del nostro Alessandro Baronciani, con nette linee nere che delimitano un perimetro di tinte piatte dai toni grigio-pastello. La storia narra di un ragazzo che ha bisogno di soldi per la plastica facciale della fidanzata; alla sua storia di intrecciano le vicende di un boss mafioso a cui “appartengono” i soldi, di due criminali da strapazzo, di un macellaio assassino, che fa questa vita solo per potersi procurare le medicine che gli servono; di una giovane coppia che sogna una nuova vita in un posto idilliaco.


Notevole la sequenza onirica che vede protagonisti i due innamorati: mentre suona una canzoncina dai toni folkloristici, li vediamo vivere felici nello stereotipo standardizzato della vita comunista, con tanto di libretto rosso e falce e martello. Le illustrazioni di fondo dipingono una Cina nascosta e celata, fatta di cemento e miseria, dove dominano il colore grigio e la noia. Anche il cielo è nero e cupo, i raggi del sole non vengono presi in considerazione nemmeno nelle sequenze ambientate nelle prime ore del mattino. Have a Nice Day è stato duramente censurato in patria, ma per fortuna al Milano Film Festival è arrivato nella sua forma originaria. Animazione sì, ma non certo per bambini: oltre alle tematiche molto forti, alcune sequenze vagano tra lo splatter e il kitsch. L'attenzione al dettaglio è minuziosa: anzi, a volte viene dato più risalto al contorno rispetto a ciò che è in primo piano. Liu Jian ci regala un film che può entrare nella storia dell'animazione, dedicato ai tarantiniani ma anche a chi apprezza l'animazione orientale: per una volta diamo una chance a quella cinese, altrimenti superata e messa in ombra dalla sua sorella maggiore giapponese.



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