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The Sea (2025), recensione film: un’opera scomoda che ha creato un caso politico

17/05/2026 09:00

Marcello Perucca

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The Sea (2025), recensione film: un’opera scomoda che ha creato un caso politico

Shai Carmeli-Pollak racconta il sogno di un bambino palestinese e le diseguaglianze quotidiane vissute ai checkpoint israeliani.

In The Sea, del regista israeliano Shai Carmeli-Pollak, Khaled (Muhammad Gazawi) è un ragazzino di dodici anni e vive a Ramallah, in Cisgiordania, con i fratelli e la nonna. La madre è morta e l’unica cosa che gli rimane di lei è una fotografia appesa sopra il letto. Il padre, invece, per sostenere la famiglia lavora clandestinamente a Tel Aviv come muratore. Per Khaled, che non ha mai visto il mare pur conservando gelosamente una maschera e un boccaglio appartenuti al nonno, l’occasione per colmare questa lacuna arriva il giorno in cui viene organizzata una gita scolastica. Purtroppo, quando il pullman su cui la scolaresca sta viaggiando viene fermato per un controllo a un checkpoint, Khaled viene fatto scendere perché non possiede il permesso per poter entrare in Israele. Così, riaccompagnato a casa, umiliato ma determinato a vedere il mare, inizia a progettare una fuga per poter raggiungere da solo la meta sognata. Il padre, venuto a sapere della scomparsa del figlio, abbandona il posto di lavoro e si mette alla disperata ricerca del bambino, pur cosciente dei rischi enormi ai quali può andare incontro a ogni posto di blocco che potrebbe trovare lungo la strada.

Un film boicottato in Israele

Il film di Shai Carmeli-Pollak è stato il vincitore di cinque premi Ophir, l’equivalente dei nostri David di Donatello, ed è diventato il candidato per rappresentare Israele agli Oscar. Nonostante tale palmarès, il film è stato pesantemente boicottato dal ministro della Cultura israeliano Miki Zohar, che lo ha definito “una vergogna” in quanto rappresenta “uno schiaffo in faccia agli eroici soldati israeliani”. Di conseguenza, per ritorsione, ha tagliato pesantemente i fondi agli Ophir Awards, boicottando e impedendo la circolazione del film nel Paese. Per nostra fortuna, Mescalito Film e Pueblo Unido si sono accaparrati i diritti per la distribuzione in Italia del film, il quale, con una narrazione semplice ma efficace, focalizza la visione degli spettatori sulle pesanti diseguaglianze che i cittadini palestinesi subiscono quotidianamente. Un trattamento che, come è noto, comprende, fra l’altro, la difficoltà negli spostamenti e i frequenti e vessatori controlli ai vari checkpoint, soprattutto dopo il 7 ottobre, anche se le riprese del film sono terminate poco prima dell’attacco di Hamas.

Vedere il mare, cercare di raggiungere la libertà negata

The Sea si sviluppa quindi come un on the road per le vie di Tel Aviv, città in cui Khaled si reca per giungere al mare, in una sorta di coming of age attraverso il quale il giovane protagonista matura la consapevolezza di essere “diverso” e, in quanto tale, sottoposto a un trattamento differente da quello dei suoi coetanei israeliani. Soprattutto è un film su un sogno rappresentato dal desiderio di poter vedere l’immensa distesa d’acqua che Khaled, al massimo, ha potuto vedere attraverso lo schermo di un cellulare, metafora della libertà negata da ottant’anni a un intero popolo.

La forza silenziosa di un racconto politico

Non ci sono torture, né morti, né sangue versato nell’opera di Shai Carmeli-Pollak. Quello che osserviamo, attraverso l’efficace montaggio alternato che occupa buona parte del film, è il vagabondare di un padre e un figlio in una città all’apparenza normale, con le persone che aspettano l’autobus, che fanno la spesa o siedono per un aperitivo ai tavolini di un bar. Ma a colpire è proprio il contrasto fra questa normalità e il costante pericolo al quale i due sono esposti, rappresentato dalla minaccia dell’esercito che pattuglia le strade. È questo che rappresenta la forza di questa significativa opera: la capacità di parlare di diritti umani senza alzare la voce, ma unicamente con la determinatezza e l’espressività di Khaled, splendidamente interpretato da Muhammad Gazawi, un giovane attore non professionista che il regista ha scoperto in una palestra di thai boxe. Nel finale, tanto improvviso quanto disturbante, Khaled sarà costretto a oltrepassare la linea che demarca l’infanzia dalla vita adulta, facendo i conti con l’arroganza e la violenza di un Paese che ha fatto del conflitto e dell’oppressione il proprio motivo di esistere. Dei sogni di Khaled, ormai infranti, non resterà altro che una maschera da sub e un boccaglio abbandonati sul selciato.

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Scheda Film

Titolo originale: Ha’yam
Titolo originale alternativo: The Sea
Regia: Shai Carmeli-Pollak
Sceneggiatura: Shai Carmeli-Pollak
Interpreti: Muhammad Gazawi, Khalifa Natour, Marlene Bajali, Hilla Sarjon, Gabriel Horn
Fotografia: Shai Goldman
Montaggio: Yosef Grunfeld
Musica: Avi Belleli
Produzione: Majdal Films
Distribuzione italiana / piattaforma: Mescalito Film, Pueblo Unido
Durata: 93 minuti

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