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Amarga Navidad (2026), recensione film: Almodóvar e la riscrittura di sé

20/05/2026 16:35

Ivan Antonov

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Amarga Navidad (2026), recensione film: Almodóvar e la riscrittura di sé

Pedro Almodóvar torna all’autofinzione con un film sul lutto, la memoria e l’impossibilità di raccontarsi davvero.

La domanda impossibile sull’identità

La prima frase del romanzo semiautobiografico Nadja di André Breton pone una domanda tanto semplice quanto irrisolvibile: «Chi sono io?». È forse questa la domanda simbolo della contemporaneità. In ogni medium artistico gli autori sembrano interrogarsi sempre più ossessivamente sulla propria identità; non a caso viviamo nell’epoca dell’iperrealismo, in cui scrittori, registi e artisti trasformano sé stessi nel principale oggetto d’indagine. Eppure quella domanda, pur nella sua brevità, non trova mai una risposta definitiva: ogni tentativo di rappresentarsi si scontra inevitabilmente con l’impossibilità di raggiungere un’immagine pienamente sincera e conclusiva di sé.

Almodóvar davanti alla propria immagine

Dopo oltre quarant’anni di carriera, anche Pedro Almodóvar sembra essersi consegnato a questa stessa inquietudine. Prima con Dolor y gloria e ora con Amarga Navidad, il regista spagnolo porta avanti un cinema sempre più scopertamente autobiografico. Almodóvar ha dichiarato che questo è il film in cui è stato più impietoso verso sé stesso, come se ormai non dovesse più rendere conto a nessuno e potesse finalmente liberarsi di ogni paura di deludere o scandalizzare, ammesso che ne abbia mai davvero avute. La sua impietosità nasce proprio dalla consapevolezza di non essere ancora riuscito a definirsi completamente, di non aver trovato una forma definitiva della propria identità. Proprio come Breton, che nel corso di Nadja non giungerà mai a una risposta, anche Almodóvar sembra inseguire qualcosa destinato a sfuggirgli continuamente. Vorrebbe poter mettere un punto finale alla propria esistenza come si chiude una sceneggiatura, ma nella vita resta sempre qualcosa da aggiungere, correggere o perfino riscrivere da capo perché non abbastanza vero.

Raúl, Elsa e la vita che diventa finzione

Raúl, regista di culto in crisi creativa, tenta di scrivere un nuovo film, ma ciò che mette sulla pagina si trasforma progressivamente nella rielaborazione della propria vita di vent’anni prima, filtrata attraverso l’alter ego di Elsa. Anche Elsa, dopo la morte della madre, desidera realizzare un film che parli di “tutto”, cioè di tutto ciò che ha vissuto e perduto. Raúl assorbe ogni esperienza, ogni frammento di memoria e ogni presenza che lo circonda: il passato invade il presente, mentre il vissuto degli altri finisce per diventare, nella finzione cinematografica, la sua stessa verità. Ed è proprio la verità il centro nevralgico del film — e forse dell’intera contemporaneità. Non una verità oggettiva, ma una verità intima e mutevole, continuamente esposta alle oscillazioni del tempo, dello sguardo e della memoria.

La verità mutevole dell’autofinzione

Poco importa, allora, stabilire se Almodóvar coincida davvero con Pedro, Raúl, Elsa o Mónica: ciò che il film suggerisce è che essere sé stessi significhi inevitabilmente essere anche gli altri, tutte quelle presenze che ci attraversano, ci influenzano, ci feriscono e infine contribuiscono a ricostruirci. In Amarga Navidad anche la struttura narrativa riflette questa impossibilità di fissare un’identità stabile. I ricordi si sovrappongono al presente, la scrittura si confonde con la vita vissuta e i personaggi finiscono per diventare proiezioni reciproche. Almodóvar costruisce così un cinema della frammentazione, in cui ogni immagine sembra contenere contemporaneamente confessione e finzione. Non esiste più un confine netto tra autobiografia e invenzione: il racconto personale diventa inevitabilmente una messa in scena, mentre la finzione cinematografica appare come l’unico modo possibile per avvicinarsi, almeno per un istante, a una qualche forma di verità. È ciò che accade anche a Elsa, che tenta di fuggire da sé stessa rifugiandosi in una villa nel paesaggio quasi extraterrestre di Lanzarote, alla ricerca di quella parte di sé che il rumore incessante della contemporaneità aveva finito per occultare. In un presente ossessionato dall’esposizione del sé e dalla necessità di trasformare ogni esperienza in racconto, Amarga Navidad mostra quanto ogni autobiografia sia inevitabilmente incompleta. Perché forse non esiste un io definitivo da raccontare, ma soltanto una continua e interminabile riscrittura di sé. Bisogna quindi continuare a scrivere.

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Scheda Film

Titolo originale: Amarga Navidad
Titolo originale alternativo: Bitter Christmas
Regia: Pedro Almodóvar
Sceneggiatura: Pedro Almodóvar
Interpreti: Bárbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sánchez-Gijón, Victoria Luengo, Milena Smit, Quim Gutiérrez, Patrick Criado, Carmen Machi, Rossy de Palma
Fotografia: Eduard Grau
Montaggio: Teresa Font
Musica: Alberto Iglesias
Produzione: El Deseo
Distribuzione italiana / piattaforma: Warner Bros. Italia
Durata: 111 minuti

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