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Shine a Light

29/03/2008 12:00

Michelangelo Strati

Recensione Film, Martin Scorsese, Film Musicale, Rolling Stones,

Shine a Light

Nel lontano 1966, proprio mentre i Rolling Stones si trovavano nel bel mezzo del decennio che li consacrò in maniera definitiva e universale come l’ineguagliabi

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Nel lontano 1966, proprio mentre i Rolling Stones si trovavano nel bel mezzo del decennio che li consacrò in maniera definitiva e universale come l’ineguagliabile incarnazione del famigerato “Sex, Drugs and Rock’n’Roll”, un giornalista pose per la prima volta a Mick Jagger una domanda che sarebbe divenuta una fastidiosa costante negli anni a seguire: “E’ vero che questo sarà l’ultimo tour dei Rolling Stones?”. Rileggendola oggi fa un certo effetto, visto che “le pietre rotolanti” suonano, cantano, ballano e soprattutto sudano ancora sui palchi di mezzo mondo a 46 incredibili anni di distanza dal loro debutto live al “Marquee” di Londra. Ben poche persone immaginavano ai tempi che la band potesse reggere così tanto in nome del sacro “rock’n’roll”, pensando che una vita così piena di eccessi e vizi celasse dietro di sé un declino lento e inesorabile.


Shine a Light si prende gioco di tutte queste congetture. Pensato da quell’istrione di Scorsese come un regalo alle migliaia di fans degli “Stones”, riesce a conferire un valore che sa di testamento nei confronti di una delle band più influenti della storia della musica, immortalandola dal vivo (nella dimensione che li riassume meglio di qualsiasi altra) al “Beacon Theater” di New York. Il regista americano non è affatto nuovo a lavori di questo genere, essendo stato aiuto regista del più famoso e storico documentario musicale mai esistito (Woodstock), e avendo curato il documentario su Dylan No Direction Home. Prima di lasciare spazio alla musica, Scorsese si sofferma sulla organizzazione del concerto e su una preparazione alquanto travagliata della scaletta, mentre i membri della band sono ritratti in un backstage denso di fumo e buon umore. L’apertura è affidata alla chitarra elettrica di Richards in un tripudio di luci, fiamme (come preventivato dallo stesso Scorsese prima dell’inizio) e una coreografia degna dell’evento che sta incorniciando. L’entrata in scena di Mick Jagger (definirlo in forma è un chiaro eufemismo) ci ricorda il perché sia considerato uno dei frontman più energici ed esplosivi di sempre, un vero e proprio animale da palco che distribuisce da più di 40 anni adrenalina pura a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di vederlo sculettare nelle sue storiche performances. Keith Richards sembra fare l’amore con tutti quelli che lo circondano sopra e sotto il palco, viene da pensare che se non fosse stato una rockstar avrebbe sicuramente fatto l’attore (cosa che non si è fatto scappare vista la sua interpretazione nel seguito dei Pirati dei Caraibi). Degne di nota le partecipazioni di un inizialmente imbarazzatissimo Jack White (White Stripes), un sorridentissimo Buddy Guy che riesce a trasportare in uno stato di trance blues il sempre ciondolante Richards elargendo tonnellate di assoli direttamente provenienti dal Delta del Mississippi, e una esplosiva (non solo per le doti canore) Christina Aguilera. Qua e là c’è anche spazio per delle memorabili interviste ritraenti il più delle volte Mick Jagger e Keith Richards alle prese con la classica battaglia giornalista - rockstar, dove risposte allucinate e fortemente ironiche al limite del paradosso sembrano l’unico modo per sottrarsi all’abituale gogna mediatica.


Shine a Light è il manifesto di una band che non ha mai sottovalutato il contatto diretto con il pubblico, considerandolo invece fonte costante ed inesauribile di energia anche quando artisti storici (vedere alla voce Bob Dylan o Beatles, per intenderci) rinunciavano alle esibizioni dal vivo, in favore di contratti da studio molto più rassicuranti di estenuanti tournée su e giù per il mondo. Jagger una volta disse: “Non voglio essere un cantante rock per tutta la vita. Non potrei sopportare di finire come Elvis a cantare per migliaia di casalinghe disperate e vecchie signore immobili. E’ veramente deprimente”. Vedendo il suo stato di forma attuale si potrebbe senza dubbio asserire che quella predizione apocalittica è molto lontana dall’avverarsi: se oggi guardando i Rolling Stones dimenarsi sul palco con la stessa foga e le stesse “cattive” intenzioni di decenni fa non si grida al miracolo, poco ci manca. D’altronde “that’s only rock’n’roll”.


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