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17 ragazze

24/02/2012 12:00

Erika Pomella

Recensione Film,

17 ragazze

Camille (Louise Grinberg) è una giovane liceale che vive a Lorient, un paesino francese che si affaccia sull’oceano e che sta affrontando un declino inesorabile

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Camille (Louise Grinberg) è una giovane liceale che vive a Lorient, un paesino francese che si affaccia sull’oceano e che sta affrontando un declino inesorabile. Appena adolescente, Camille scopre di aspettare un bambino e con sorprendente consapevolezza capisce che quella situazione la rende diversa dalle sue amiche, una sorta di mondo a sé stante, proprio come il paese in cui vive. Ma la ragazza, leader carismatica di un gruppo di coetanee, non è affatto sola: sognando un futuro da passare insieme, aiutandosi vicendevolmente, con figli al seguito, le sue migliori amiche decidono di seguirne le orme e a distanza di pochi giorni l’una dall’altra annunciano la loro gravidanza. Ben presto altre dieci studentesse si ribellano ad un ordine precostituito, decidendo autonomamente di rimanere incinte. 17 ragazze aspettano un bambino, e la società comincia a domandarsi il motivo di questo atto che alcuni vedono solo come atto politico senza importanza. Camille e le sue amiche si sentono eroine, capaci di cambiare il mondo: sarà il mondo stesso, tuttavia, ad entrare in questa sorta di idillio ormonale, scaraventando le ragazze nella brutalità della vita.


Opera prima delle sorelle Delphine e Muriel Coulin 17 ragazze ha già avuto modo di conquistare schiere di spettatori nella vetrina scintillante del Festival di Cannes, nella sezione "Semaine de la Critique", per poi essere presentato all’ultima edizione del Festival di Torino. La storia delle 17 liceali che usano il proprio corpo per ribellarsi a vite abitudinarie è tratta da eventi realmente accaduti in Massachussets, ma le sorelle Coulin ereditano solo il fatto di cronaca, dirigendo in realtà un film fortemente europeo: la pellicola irretisce per la capacità di amalgare la formalità delle inquadrature con l’irruenza dell’età adolescenziale che, per una ragazza, rappresenta un momento esaltante, ma anche estremamente vulnerabile. È il momento in cui corpo e mente si scindono, e in cui la fisicità si presenta con tutta la sua forza, attraverso trasformazioni spesso repentine. La gravidanza, allora, diventa un modo per avere tutto sotto controllo, per non lasciarsi trascinare da una vita impersonale; un atto sovversivo che si fascia di caratteristiche femministe – tanto che la controparte maschile viene solo sfiorata, accennata, di poco rilievo - ma che alla fine si risolve in una scelta affrettata, in una totale mancanza di responsabilità. Le ragazze scelgono di affrontare la gravidanza con la stessa leggerezza con cui si potrebbe organizzare la festa di fine anno; in loro immaturità e consapevolezza oscillano in continuazione, sottolineando la bravura delle registe e delle interpreti di tradurre visivamente questo difficile momento di transizione.


Il punto debole della pellicola è il mancato approfondimento della psicologia e del background delle ragazze, che comporta una sceneggiatura lacunosa, incapace di spiegare (e dunque far comprendere) le vere motivazioni di un atto rivoluzionario solo di nome, ma non di fatto. Finanziato dal produttore storico dei fratelli Dardenne, Denis Freyd, 17 ragazze rimane comunque un film godibile, che offre allo spettatore la possibilità di immedesimarsi in queste giovani donne a metà strada tra la fanciullezza e l’età adulta.


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