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Ruby Sparks

09/12/2012 12:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Ruby Sparks

Calvin Weir-Fields (Paul Dano) è un giovane scrittore che dopo un'opera prima di successo si ritrova in piena crisi creativa...

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Calvin Weir-Fields (Paul Dano) è un giovane scrittore che dopo un'opera prima di successo si ritrova in piena crisi creativa. Quando ogni speranza sembra averlo abbandonato ecco che gli appare in sogno una bellissima ragazza dai capelli rossi, Ruby (Zoe Kazan), che diviene la sua musa e grazie alla quale Calvin ricomincia a scrivere. Proprio nel momento in cui il giovane scrittore sembra aver ritrovato l'ispirazione, accade l'impensabile, ossia che Ruby, da creatura della mente, si materializzi in essere in carne ed ossa e con una particolarità: in quanto personaggio da lui creato, la ragazza fa tutto quello che Calvin chiede, o meglio scrive, nelle sue pagine.


Jonathan Dayton e Valerie Faris, già registi del meraviglioso Little Miss Sunshine, dirigono una brillante e affascinante opera seconda che fa persino un passo avanti rispetto all'acclamato film precedente. Ruby Sparks è una storia d'amore fra creatore e creatura, uno dei più romantici temi letterari e artistici di tutti i tempi, il mito di Pigmalione innamorato della propria statua, che prende vita ma resterà per sempre soggetta ai voleri del suo artefice. La pellicola parte da questa idea originale, prosegue come una commedia romantica ma cela un sottotesto di riflessione su temi quali l'ispirazione, il rapporto fra prodotto finito e opera in fieri e persino sui limiti anagrafici che l'ispirazione artistica impone, mettendo in dubbio che il protagonista, divenuto famoso a diciannove anni, possa mai più ritrovare il successo della sua prima opera. Con l'avanzare del film però al discorso sull'arte si lega la riflessione metaforica in materia di sentimenti. Non è un caso infatti se oggetto della vicenda è il rapporto uomo-donna: che si tratti di creazione originaria o letteraria, la relazione fra i due sessi è presentata con la donna che è – anche se in modo del tutto fantasioso – ancora una volta costola dell'uomo e ad esso inevitabilmente legata a doppio filo. Sia che si esamini dal punto di vista della produzione artistica sia che si rimanga sul mero piano relazionale, la domanda che scenggiatrice e registi sembrano porsi riguarda inevitabilmente il concetto di dipendenza: chi ha più bisogno dell'altro, fra creatore e opera? Calvin controlla Ruby, in quanto sua creazione, così come ne ha pieno potere da uomo innamorato e romantico despota. Ma quella che in realtà lo scrittore ama senza riserve è la figura che lui stesso ha inventato, una relazione difficile dal momento in cui Ruby inizia ad essere una ragazza desiderosa di scegliere per sé.


La presenza nel cast di Paul Dano - affiancato dalla brava Kazan e dalle star hollywoodiane Antonio Banderas e Annette Bening nel divertente ruolo dei suoceri hippie in stile Hoffman/Streisand di Mi presenti i tuoi? - è il ponte che lega Ruby Sparks a Little Miss Sunshine. Così come altro richiamo visivo è la fotografia, abbacinante, sovraesposta e luminosissima, che bene si addice ad una commedia vivace e allegra, incentrata, tuttavia, su tematiche fondanti per chiunque faccia arte. Come nella precedente acclamata pellicola la storia sa collocarsi per tono e atmosfera a metà tra favola e realtà, approcciandosi a tematiche concrete e profonde solo facendo appello alla fantasia. Il risultato è una commedia che un po' si culla nell'isolato circuito del cinema indipendente, ma che - per la seconda volta nella carriera dei due registi - non manca di stupire.


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