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Un amore tutto suo

29/12/2014 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Un amore tutto suo

Lucy (Sandra Bullock), dopo essersi trasferita a Chicago per far curare il padre, poi defunto, lavora come bigliettaia nella metropolitana della città...

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Lucy (Sandra Bullock), dopo essersi trasferita a Chicago per far curare il padre, poi defunto, lavora come bigliettaia nella metropolitana della città. Proprio questo lavoro le fa incontrare Peter (Peter Gallagher), uno sconosciuto di cui si innamora a prima vista e che, naturalmente, non sa nemmeno che lei esiste. Finchè, la mattina di Natale, a seguito di un aggressione da parte di un gruppo di teppisti, Lucy salva la vita all’uomo. All’ospedale, a causa di un equivoco, Lucy viene scambiata per la fidanzata di Peter e ben presto tutta la famiglia dell’uomo – numerosa e caotica – la prende sotto la propria ala protettrice. Quando però Lucy conosce Jack (Bill Pullman), il fratello di Peter, le cose rischiano di complicarsi.


Diretto da Jon Turtletaub, Un amore tutto suo è la classica commedia sentimentale natalizia. Nello script vengono rispettati tutti i canoni del genere, grazie anche alla fotografia di Phedon Papamichael che, con l’utilizzo di alcuni filtri caldi, riesce a rimandare allo spettatore una tangibile sensazione di calore e partecipazione. La pellicola tende all’immersione totale nella storia. Non potendo contare su nessuno sviluppo narrativo originale (da buon intreccio natalizio, la trama non presenta grandi spunti) Jon Turtletaub punta soprattutto alla forte chimica tra i due protagonisti principali e alla loro danza dell’innamoramento. L’elemento più riuscito dell’intera operazione, infatti, sta nella coppia Lucy/Jack, avvolti dalla neve di una gelida notte invernale, indifesi e impauriti dallo sbocciare di un sentimento che appare sbagliato sotto qualsiasi punto di vista. Aiutati da una serie di comprimari di primordine – da Glynis Johns a Peter Boyle – i personaggi di Lucy e Jack riescono a emergere con forza, permettendo così allo spettatore di sviluppare un giustificato senso di empatia che permette alla pellicola di distinguersi da tutti i prodotti di genere simili. L’aria natalizia di Chicago, tra luci e colori, si avverte in modo preponderante, anche se il regista si preoccupa di non eccedere mai nel melenso o nell’eccentrico. L’equilibrio degli elementi appare così perfettamente calibrato, tanto da giustificare il motivo per cui, negli anni, Un amore tutto suo sia diventato un vero e proprio cult.



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