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Remember me

25/03/2010 11:00

Tania Marrazzo

Recensione Film,

Remember me

Allen Coulter dirige Remember me, una pellicola emotivamente coinvolgente, che supera di gran lunga le aspettative di chi temeva che a fare tanto da richiamo fo

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Allen Coulter dirige Remember me, una pellicola emotivamente coinvolgente, che supera di gran lunga le aspettative di chi temeva che a fare tanto da richiamo fosse stata principalmente la presenza delle due star del momento: Robert Pattinson ed Emile de Ravin. Il primo consacrato dalla saga di Twilight; la seconda conosciuta soprattutto per la serie tv Lost, nella quale interpreta la parte di Claire Littleton. La storia, scritta da Will Fetters, risulta tanto più realistica perché molto vicina alle vicende vissute dallo sceneggiatore, il quale ha affermato di identificarsi molto nelle problematiche vissute da Tyler, il protagonista.


Remember me è essenzialmente una storia d’amore fra due giovani tormentati e dal passato difficile. Tyler Hawkins è una sorta di misantropo fortemente traumatizzato dalla morte del fratello più grande, episodio che ha finito per sconvolgere gli interi equilibri della famiglia, Ally Crayg da piccola ha invece visto morire la madre davanti ai suoi occhi e si trova a vivere con un padre alcolizzato che la continua a considerare una bambina nonostante abbia ventuno anni. Un giorno i due ragazzi si incontrano e cominciano a frequentarsi, inizialmente Tyler vuole solo giocare con lei per vendicarsi di uno scontro avuto col padre poliziotto, poi finisce per innamorarsene, ma una serie di circostanze finiranno per allontanarli.


Non è facile realizzare un buon film drammatico, si corre sempre il pericolo di scivolare nel patetico, in particolar modo quando si ha a che fare con storie e personaggi così fortemente violentati dalla vita. Ma Remeber me non calca troppo la mano e grazie alla sua delicatezza riesce a proporre dei risvolti interessanti. Non racconta solo una storia d’amore, induce a interrogarsi sul senso della propria esistenza rispetto al mondo. Il giovane Tyler non è il solito ragazzo ribelle che lotta contro il mondo, la sua chiusura nasce da un sentimento di angoscia esistenziale che lo porta a scontrarsi con gli altri senza nemmeno sapere bene il perché. L’unica con la quale riesce a trovare un po’ di tranquillità e parlare apertamente è la sorella minore Caroline (Ruby Jerins), bambina incredibilmente sensibile e, successivamente, Ally. Il rapporto fra i due aiuterà entrambe perché se Tyler comincerà a razionalizzare più la vita e a maturare, la ragazza inizierà a recuperare i rapporti con gli altri a vivere tranquillamente la propria età.


La storia non è contemporanea ma ha luogo nove anni fa. Per conferire questo "senso del passato" è stato fatto tutto un lavoro sulla fotografia caratterizzata da una leggera patina cromatica tendente a toni ocra e verdastri. Le riprese in esterno fanno sentire bene l’underground newyorkese, senza per forza scegliere immagini iconiche per rappresentare lo spirito della città, per le cui strade sfreccia Tyler con la sua bicicletta sgangherata. Le inquadrature sono vicine ai corpi dei personaggi e molto spesso fisse a cogliere riflessioni e momenti di crisi interiore. In alcuni casi la regia tende però a fossilizzarsi in una serie di ripetizioni che possono alla lunga stancare e questo, unito ad una qualità altalenante della sceneggiatura - che finisce per perdersi nel finale - fa calare un po’ il livello generale del film. Nonostante ciò, come suggerisce il titolo, Remeber me è un film da ricordare, che fa pensare. Parola del produttore Nick Osburne: «Una volta lasciata la sala le persone penseranno alle proprie vite, a ciò che è importante e alle barriere che hanno costruito attorno a loro stesse.»



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